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“La lettera di Emma Hauck al marito conservata nella collezione Prinzhorn di Heidelberg era stata riprodotta da Prinzhorn come esempio di ‘scarabocchio disordinato non figurativo’, ovvero come un primo grado, elementare, di disegno. Prinzhorn ne aveva colto il gesto grafico, al di là dell’intenzione semantica. Non aveva considerato l’opera in quanto lettera, con un suo significato. In realtà, questa lettera del 1909 destinata al marito ripeteva ossessivamente le stesse parole – kom kom kom (vieni vieni viene) – parole che formano visivamente delle colonne di grafite nera e rappresentano un’invocazione, una richiesta. Una lettera-confessione o una lettera-preghiera o un racconto dell’intimo, come tante lettere o opere presenti in questa mostra della collezione Giacosa-Ferraiuolo. Opere che sconvolgono il linguaggio, adottando in alcuni casi un codice alfabetico personale.
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Interessante, nella collezione Giacosa-Ferraiuolo, è il caso delle scritture vuote, o svuotate di significato, evocate più che scritte, senza nessun riferimento alfabetico, ma che della scrittura mantengono il ritmo e la dimensione visiva, come le opere di Joseph Lambert o le preghiere a Santa Rita di Jill Gallieni. Scritture asemiche, senza significato, ma ricche di senso in generale. O scritture che si svuotano e si disfano nella rabbia, come le lettere del Dottor B. al Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone per richiedere un adeguamento economico della pensione, comprensibili solo nelle prime righe per trasformarsi poi in un flusso grafico illeggibile.
Anche qui, molti potrebbero essere i paralleli con i contesti artistici attuali. Si è parlato di linguaggio asemico anche per Maria Lai, per i suoi libri vuoti, di solo filo, ‘libri-non-libri’.
La mostra Scritture erranti pone chiaramente la questione dei confini: questa scrittura indisciplinata, o indocile, irrequieta, o comunque la si voglia chiamare, si situa al crocevia tra Art Brut e arte culturale, tra espressione di marginalità o disfunzioni psichiche e tradizione colta, poetica e artistica, dove i distinguo, i confini, a volte sono difficili, se non impossibili, La nozione storica di Art Brut resta un ideale regolativo a cui tendere più che un concetto costituivo.
‘Disfare la lingua, fare la poesia’ – scriveva Jean Bollack in un testo dedicato al dissolvimento del linguaggio nella poesia di Paul Celan: i testi vanno in frantumi, si scompongono, si parcellizzano, i loro elementi si disperdono, e successivamente si ricompongono sotto un nuovo segno. Così, questo disfare la lingua che appare come la cifra di Scritture erranti può portare a nuove ricomposizioni immaginative e poetiche, a un fare di segno nuovo”.
*Il testo è tratto da Disfare la lingua di Fiorella Bassan presente nel catalogo bilingue della mostra écrituresen errance – scritture erranti, organizzata da Gustavo Giacosa e Fausto Ferraiuolo, presentata alla Galerie de la Manifacture di Aix en Provence dal 19 gennaio al 16 marzo 2024.
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