
Se restate alle sue spalle, osservandolo seduto e dedicato cose invisibili – poeta – chiedetevi se egli non stia pensando a sé come ad un traduttore, il quale intenda trasporre nell’abit0 del genere poetico pensieri venuti non diversamente dai vili e negletti trucioli quotidiani.
Se restaste tacendo alle sue spalle, curiosi del suo lambiccarsi impaziente, chiedetevi se egli non tenti invece la via più breve, tastando e figurando parole la cui momentanea musica si pone già nella temperie poetica. In tal caso, egli sarà un trovatore, amante delle buone maniere.
Né l’uno né l’altro è poeta, poiché il primo indossa un abito superfluo e il secondo è costretto nell’anima.
*
Il poeta assiste dapprima all’apparizione di un vuoto, entro il quale prenderà a oscillare fino a trovarvisi presente, di un’irritata e felice presenza. E un poeta che non sappia aderire a un tale vuoto porterà con sé un mondo incompleto e partorirà, con fatica, un frutto immobile, incapace di ritorno. Immerso in un completo stato di veglia, egli si attira una decorosa consolazione.
Ma poesia non è che un momento tra due, nel quale deve ancora nascere la terra e l’anima dà oscuri barlumi; momento in cui – preceduti, senza più scorta né bagaglio – per la dolcezza di ogni legame l’anima emana dentro sé una lingua. Così viene pensata la poesia, senza caso né calcolo, pensata e lasciata indecisa…
**
Il testo è tratto da: Nuova Corrente. Poesia per gli anni 80, 1, anno XXIX (1982), a cura di Stefano Verdino, pp. 309-310.













