CONOSCERCI FINO AL SILENZIO. Angelo Lumelli, Marco Ercolani

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Che significato può avere pubblicare nel mio blog queste lettere private fra me e Angelo Lumelli, a quasi due mesi dalla sua morte? Non saprei rispondere a questa domanda. Significa forse mostrare un rimpianto per testi non venuti alla luce e che qui si vogliono evidenziare? No: queste scritture non sono testi autonomi ma lettere o frammenti di lettere. Io parlo di “significati” ma dovrei dire “necessità”. Conoscerci fino al silenzio indaga l’urgenza dei superstiti: l’urgenza che lo Spirito ampio e felice di un uomo scomparso trovi ancora una nicchia per essere qui. A noi piace che Angelo sia ancora qui, con noi. Il fatto che taccia e non risponda alle nostre domande è più fonte di sorpresa che di dolore. Scrive il poeta: “La poesia corre pericoli diversi e terribili, primo fra tutti le sue mani mozze, senza il linguaggio che porta il linguaggio a parlare. Non è strano: la poesia è senza parole. Le poche che trova la catturano interamente, senza lasciarle nemmeno una sillaba per farsi sentire”. Il linguaggio è sempre rimasto sospeso, interrogativo, indecifrato, quasi impronunciato, anche da lui. Non saranno queste brevi lettere intime a fornircene la chiave. Ma ci serviranno per tessere ancora una preghiera con le sue parole erratiche, indisciplinate, giocose, fortuite, segrete, lampeggianti, oscure, guizzi in attesa di lampi gemelli. Una delle massime felicità della mia vita è avere incontrato Angelo e uno dei massimi dolori è averlo perso dopo pochi anni. Al di là della nostra età anagrafica, eravamo due giovani amici entusiasti. Molto giovani e con molte cose da fare insieme, che non potremo più fare. Ma smettere di piangerlo è stringergli i lembi della giacca e trascinarlo giù per pochi istanti ancora in questa vita, ancora una volta, a pronunciare sibilline invocazioni con il suo linguaggio infantile, cifrato, scherzoso, meno metafisico che amoroso, meno vacillante che assoluto, sempre “con le spalle al muro”. Scrive Nanni Cagnone: ”Si dubita dell’ultima parola proferita, e la si tenta ancora. La sostanza di Lumelli è in un’errabonda fermezza”. E Angelo, commentando un mio racconto breve, afferma: “Magnifico è concludere perché si lascia libero un altro inizio”.

(M.E.)

La tentazione del vento

Settembre-Novembre 2024

1.

Scrive Friedrich Nietzsche: “Dove spira più tagliente il vento, dove il mare si leva alto e i pericoli non sono lievi, mi sento a mio agio”. Ecco, da qui si re-inizia. Dal vento, Angelo. Mi sento a mio agio, nella sferzata improvvisa. Esisto. Smetto di dormire, di cedere al male. Forse sogno, ma non credo. Considero il sogno un dannoso episodio della notte. I miei veri sogni pulsano quando veglio. Brulicano, annaspano, fanno rumore. La chiarezza è un dono che le parole fanno soltanto supporre. Un racconto chiaro è un fatto inaudito che è accaduto. Come ogni poesia reale è la fulminea distruzione del mondo. Racconta – quale leggenda? – che il ventottesimo patriarca del buddismo, Daruma, non riuscendo a mantenersi sveglio durante la meditazione, si tagliò le palpebre e da queste, cadute nella terra, nacque la pianta del tè, che appartiene alla specie delle magnolie. Una nascita lunghissima, simile a un turbine, poi più nulla. Ricordo sei numeri visti in sogno. Le parole, scritte e riscritte, non pérdono energia: anzi si sollevano come una folata di vento. Hanno ragione quelli che dicono che tutti i morti sono uguali? Non credo. La conciliazione che cerchiamo tra ciò che è percettibile e ciò che sconvolge, tra la vita e il sogno, è una grata di canne che oltrepasseremo per avanzare nella sola maniera valida: attraverso le ultime fiamme. Dèi sconosciuti mostrano il rischio necessario, la qualità del fuoco che brucia guizzando nell’aria. La poesia non vive solo di insonnie ma del lungo sonno che ne matura il risveglio. Cosa diceva quello scultore? Che i suoi pensieri, tutti rigorosamente scolpiti, erano sempre minacciati dalla frana che li avrebbe dissolti. Marco

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2.

Caro Marco, con quale tentazione mi vuoi tentare? L’hai indovinata, perché io, non per vantarmi, sono un esperto di venti, essendo nato sulla cima di una collina ventosa. Tra i grandi venti ne amo in particolare due: il vent pervìn che, gelido e sottile, spoglia poeticamente gli alberi dalle foglie e il vent marìn soprattutto quando soffia come un tiepido fiume nelle notti di gennaio facendo sciogliere la neve dai tetti e correre l’acqua nelle grondaie. Oltre questi due venti particolarmente amati t’informo che nascono su quella mia collina le arie locali, brevi e improvvise, annunciandosi sulle cime degli alberi, per scendere a terra, gentilissime.

Detto ciò, pur accordando ogni comprensione sia a Nietzsche che a te, devo riconoscere che non mi sento, in questo periodo della vita, come il vento che risveglia – mi sento piuttosto come la collina sulla quale esso s’infrange, pesante, chiaro e, soprattutto, vuoto. Per quanto l’aria non sia vuota, essa, nella sua invisibilità, non è un oggetto dello sguardo, che l’attraversa senza trovare l’opacità che rende le cose visibili.

Con ciò, visto che tu tratti con parole alte e magiche questioni di poesia e di vento, ti dirò la mia opinione: la poesia apparirà quando il vento cala, come un suo residuo. Con ciò intendo che la poesia, nel suo sito nativo e ventoso, sia vuota. Per mostrarsi dovrà ridursi a un pieno opaco, nel quale il vento sarà un ricordo.

Con queste premesse, se devo parlare di me, al momento non faccio che ascoltare il vento, il quale non cala, non lasciando che sul foglio cadano parole. Si potrebbe anche dire che io sia la mia poesia in attesa, allo stato ventoso.

Quella collina sapeva tutto, da tempo.

Ricominciamo, caro Marco. Angelo

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3.

Scriveva Nicolas De Staël a Renè Char: «Dobbiamo lavorare a un libro insieme. Non andare in ansia. Sarà un libro speciale e saremo tra gli ultimi a farlo. Ma siano beati gli ultimi, perché dopo di loro il paesaggio sarà ancora più cancellato, di qualche segno in più. La storia del bianco nel bianco e del nero nel nero non avrà mai fine». Già. Il libro del bianco nel bianco e del nero nel nero è interminabile. Due poeti soli non ce la faranno. Ma viene in loro soccorso il vento, che sfoglia le pagine. Ma non è uno sfogliare per aprire: è infilare un turbine dentro i fogli, lo si veda o non lo si veda, un vero turbine, silenzioso e presente, dove occorre abitare oltre la vita che gli altri vedono. Ma cosa vuoi che possano vedere? Il soffio ha una grazia fragile: ti ferma dove non sei, lì ti rende vero. Lavorare alla pagina, scavare la mente o la terra, è rendere vero il nostro sentirci rapiti. E noi lo siamo, rapiti. Possiamo dubitarne? Ogni volta, certo, diversamente rapiti. Ma ciò che è nuovo, per la stessa ragione è vecchio: questione di tempo. O non solo. È forse anche questione di vento? Rinfrescami la mente. Marco

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4.

Avrei ancora voluto parlare del vento marino, che passa da te prima di arrivare sulla mia collina – vento viaggiatore che porta con sé i segreti di Genova? Invece tu la metti giù dura, tramite Nicolas De Staël: il bianco nel bianco il nero nel nero… La poesia invece è nero su bianco, nel senso, come già detto, che tocca terra e diventa visibile quando cala il vento.

A me sembra di conoscere l’anelito del bianco su bianco – è un’esperienza che faccio quasi quotidianamente, un desiderio di non essere strumentale a me stesso, desiderio sempre incompiuto, per cui mi affido al linguaggio, massimo strumento di alienazione e massimo strumento di riparazione, per cui eccomi, come corpo grave spinto dal vento, non osando ascoltarlo fino in fondo, ricadendo in me, come un ostacolo, ostacolando la purezza dei semplici, di ciò che mai sarà doppio, ma soltanto numeroso. È la solita storia della poesia che invidia la mistica, perché il proprio linguaggio è solo, è impotente – allora c’è la nostalgia di uscire e – miracolo! all’uscita c’è una parola sacra, l’indicibile – e il poeta torna fare il poeta, il mestiere, sforzandosi di raggiungere l’estremo, l’unico luogo sicuro.

Inoltre tu dici: il soffio […] ti ferma dove non sei, lì ti rende vero.

Dove non sei” è il luogodella nostra ombra bianca? – non quella che proiettiamo sotto il bel sole, ma quella che proietta noi, vivi come ombre di un nostro sogno d’esistere? Non so, non sono sicuro, non so come dirlo: diventiamo veri quando siamo sollevati dal posto fisso, presi alla sprovvista, ombre senza paura?

Ecco, “sentirci rapiti” – da noi stessi, come il famoso sollevarsi per i capelli, un’impresa più che un dono, troppo facile…

Tu scrivi, quasi profeticamente, annunciando la tragica bellezza della mente, i suoi estremi come l’unica patria possibile – lasci intendere che si possa essere una comunità (due, più di due..) che cerca fino all’osso il linguaggio che ci faccia diventare un’esplosione di verità. È cosi?

Angelo

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5.

Non posso più dirti se ci sarò in quella comunità “che cerca fino all’osso il linguaggio che ci faccia diventare un’esplosione di verità”: ti sei allontanato per tacere. Ma io non smetterò di parlarti, di indagare il nostro spazio come è sempre accaduto da quando ti conosco, da quando la tua “poesia incessante” si è insediata dentro di me come un orizzonte. Tu lo hai scritto: “È un dovere, per mantenere fermi i punti cardinali, l’orizzonte!”.

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Conoscerci fino al silenzio (2021-2024)

1/12/ 2021

A.L.

Ah caro fulmineo, fulminante!

Festa in casa per la mia perdurante sopravvivenza! Ma ci vedremo in quel Vicolo delle Grazie – è così che si chiama?

10/12/2021

Caro, carissimo Marco, ormai è chiaro: tu scrivi ciò che penso, quindi io ne posso fare a meno. Scrivi tu! La folgorazione dell’indecisione, solo l’impuro è vivo (oh il mio nostro Hölderlin!), Il cinema come evento senza mediatori! – ecco, anche questa volta mi hai detto! Io, dopo la fine di Matteo, sono rimasto da solo. Ho iniziato una prosa delinquenziale, un film, dove l’attore non esiste fuori dalla scena! Anch’ io ti penso, oltre che a farmi pensare. La mia salute è ancora tra il chiaro e lo scuro, ho fatto una biopsia, aspetto il risultato. Vorrei tornare in gioco, a giocare un po’, a dire e disdire. Ti abbraccio, con tanta nostalgia. Angelo.

30/12/21

M.E.: Anche io ho molta nostalgia. Almeno scriviamoci.

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20/3/2021

A.L. Grazie, Marco. Guardo orgogliosamente i tuoi libri – leggo righe qua e là. È un momento magico. Amo seguire i tuoi passi – a volte le impronte spariscono e allora i passi diventano solo miei? apocrifi? Buon fine settimana.

25/04/22, 14:35

M.E.: Un giorno mi dicesti che tradurre in H “ciò che resta lo fondano i poeti” era errato, e che quel “fondano” richiama ad altri significati. Ma non ricordo quali?

25/04/22, 15:09

A.L.: Forse riguardava il verbo ” stiften”, il quale appartiene a un’area vasta, ai marini della quale c’ è perfino il significato di “portare nel cuore” o addirittura quello di ” gestazione” ( = portare nel ventre) , qualcosa che richiama il famoso “bleiben”/rimanere o il “wohnen”/abitare. Ti prometto che ci penserò su, lungo la settimana – anche le follie hanno il dovere di capirci qualcosa. Ieri mi ha chiamato Nanni – sono molto contento.

02/05/22, 08:54

A.L. Sono tutt’ora critico sulla parola “fondare” e sono (quasi)ossessionato dal concetto di “rimanere”/bleiben – che contiene il senso di “rimanere indietro”, senza trasformazione, quindi avanzo sacro, rifiuto – forse, in anteprima, augurio di un’economia circolare, in pratica una raccolta differenziata. Perdona il tono spiritoso per un tema che appartiene al tremendo. Mi piacerebbe trattare con te questioni del genere, eretiche. Grazie per gli scritti che non ho ancora letto : i lavori agricoli sono andato per le lunghe, ho due albicocchi malati che ho dovuto potare drasticamente, quindi trattare con mezzi energici come una chemioterapia. Se lo shock andrà a buon fine li consolerò con la propoli delle api. Comunque non piove; in direzione di Genova era scuro, segno di pioggia lontana. Ciao.

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18/05/22, 16:36

M.E.: Grazie, Angelo, dell’allucinazione se ti ha procurato una allegria della mente. Qui alcune parole mie su Sentinella. Quello che tu dicevi. È tutto sempre un inizio. Ma come si fa ad andare oltre l’inizio? La fine è immediata. Quando Mozart suonò giovane a qualche principe, lui rispose che in quella musica c’erano troppe note. Oggi ho questa sensazione leggendo e scrivendo. Troppe parole.

18/05/22, 16:42

A. L.: Leggo seguendo i tuoi suggerimenti. Leggo come inizio continuo. Smetto, ricomincio. Uso trucchi – oblio, disattenzioni, tutt’altro – per poter tornare. Evito la fine, che stringe da un lato, impudente. Insomma mi sembra di essere il ” tuo” lettore, perdona la sfacciataggine.

16/02/23, 12:20

A.L. Marco, come vanno le ore, giorno e notte? Come stai nelle stanze interne della mente? ( splendidamente arredate?) – dovrai pure, ogni tanto, sfuggire agli esercizi del buon cammino! Ho letto una lettera di Rilke (a una certa Amman-Volkart): ringrazia questa signora per avergli fatto notare che gli “amenti” (= caratteristiche spighe floreali, pendule, chiamate anche “gattine”) sono caratteristiche dei noccioli e non dei salici (come lui forse aveva scritto). Dunque ringrazia e corregge in ” amenti penduli di nocciolo”. A parte il fatto che anche i salici, i carpini ecc… hanno fioriture in “amenti” , mi ha colpito, con vera soddisfazione, questa necessità di “corrispondere” – di nominare in modo giusto, per non fuorviare, non prestarsi all’ inganno. Bello, no? A presto. Angelo

16/02/23, 12:42

M.E: Bello davvero:io sono ancora qui sarò dimesso nella prossima settimana, non sono in splendida forma ma può andare: in ospedale mi sono portato Cechov Hrabal Urzidil, così mi sono chiuso a Praga diverse ore. Ciao e a prestissimo Marco

16/02/23, 12:43

A.L.: Buon soggiorno a Praga, caro Marco.

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22/02/23, 09:59

A.L.: Come va, Marco? Spero senza troppi disagi. La malattia è uno stato di presenza esagerata – senza poterci dimenticare di noi, del corpo, delle sue parti che, di solito, non sentiamo. Non è che assomigli un po’ alla poesia? Bah, importante è tornare smemorati, non accorgersi delle gambe, figurarsi delle anche – impensabili. Stai bene, mi raccomando. Io sto facendo pochissimo, non ho ancora scritto le note a Mario Mieli, non ho finito Merleau- Ponty che stavo studiando con qualche cura…insomma aspetto di riprendere le nostre lettere, come una guida…

05/03/23, 14:14

M. E.: Buona domenica a te, carissimo. Io sono ancora zoppicante ma spero di migliorare. Ah le opere e i giorni! difendiamo i ciliegi…. Oggi ho mangiato delle paste deliziose tutte siciliane… Da mesi non rendevo tributo alla dolcezza…

06/03/23, 12:13

M.E.: Angelo, tutto ricevuto. Leggerò. Senti Lux ha tradotto Maurice Sceve, un poemetto amoroso mirabile del 500, DELIE. Ti vengono in mente delle soluzioni per una eventuale pubblicazione?

06/03/23, 12:15

A.L.: Provo a pensarci – povero me, dalla profonda campagna! …

06/03/23, 12:16

M.E.: Ma mi fido solo di te…

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09/03/23, 10:04

A.L.: Marco, perdona la caotica lettera di ieri. Ho apportato una modifica:
“Le parole mi spaventano. Attraversarle di corsa – un danzante pensiero primitivo!”
Non miglioro la situazione, ma provo. Andiamo avanti. Prima o poi ci metteremo il cartoccio di pesciolini.

20/04/23, 11:47

M.E: Vieni il 4 per pranzo. Vieni con Flavia? Ti/vi vengo a prendere a Principe…

20/04/23, 13:05

A.L: Allora sia per il 4 maggio – ti faccio sapere gli orari dei treni. Penso che verrò da solo. Sono contento di rivederti. Angelo

03/05/23, 21:41

M.E.: Buona notte e… in gamba. Augurio per te e per me.

03/05/23, 21:43

A.L.: Arrivoooo! Buona notte anche a voi.

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03/06/23, 16:55

M.E.: Angelo non sono tanto certo di mettere tutte le lettere nel blog rivelando tutto il lavoro. Potremmo mettere le prime venti come un invito alla lettura e poi aspettare di pubblicarle tutte. Non so. Sono diviso.

03/06/23, 17:15

A.L.: Anche tu diviso? La divisione moltiplica, caro amico. Io la penso ‘divisionalmente”, vale a dire: non le metterei tutte, a puntate, una serie troppo lunga…va bene metterne una ventina, sufficienti per lasciare intendere di che si tratta… Mettere le prime venti o venti scelte opportunamente? Forse meglio le prime venti e finirla lì. Invece io credo assai al libro, sul quale lavorare. In quelle lettere ci sono temi fondamentali, che non riguardano soltanto noi, ma l’atto stesso dello scrivere… Penso che dovremo vederci e parlarne a voce. Nel frattempo, cioè nel mentre che ti scrivo, mi sto convincendo che non bisogna mettere tutte le lettere. Venti sono un buon numero.

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19/09/23, 19:05

M.E.: Sto riordinando… Monica mi ha chiesto la quarta di copertina. Che a parer mio è esattamente la letterina al lettore. La tua letterina che, inter nos, è un capolavoro che contiene in nuce l intero libro.

19/09/23, 19:11

A.L.: La letterina è la nostra, o guai a te! Magari non è un capolavoro, ma si lascia leggere, speriamo. Sono contento che tu non mi abbia mandato tutte le seconde bozze – la mia fiducia, eccezionale, sia ad onor tuo ed anche mio. Forse nelle mie correzioni di ieri ( lettera 74) c’ è un refuso in Logos. Grazie davvero, oggi con allegria e gamba paralitica.

19/09/23, 19:16

M.E: Nostra nostra…accidenti alle gambe, nostre anche quelle… Logos è già corretto. Ho aggiunto una parola alla mia lettera. Cito gli Stramparloni di Hrabal, euforici ubriachi che raccontano tiritere… Ma così, un lieve tocco…

19/09/23, 19:17

A.L.: Bene, caro Marco, benissimo.

16/10/23, 11:14

M.E.: Angelo, sei ancora in ospedale? Un abbraccio.

16/10/23, 11:19

A.L.: Hic manebimus optime! Sono qui, ma va meglio. Mi manderanno nelle fiere come enciclopedia vivente dei mali! Me la caverò. Grazie del pensiero. Saluta la cara Lucetta.

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04/11/23, 13:49

M.E.: Ti dirò del pensiero che mi traversa. Riprendere a scriverci e a ogni lettera scrivere tre aforismi o pensieri o poesie che, da soli, troveranno il loro spazio. Non per forza come libro. Ma come terreno nostro.

04/11/23, 14:32

A.L.: Possiamo provare. Non vorrei, però, fossero esercizi di fitness, come fanno i giovinastri in palestra, sottoponendosi ad attrezzi infernali, con il risultato di uscirne visibilmente muscolosi, armati di forza sovrumana, pur ben educata, incapace di vere risse, un po’ ebete. Evitati i pericoli dei “palestrati”, possiamo provare.Con mille affetti. Angelo

04/11/23, 14:36

M.E.: Palestrati mai. Ma figuriamoci. Si prova la voce e si vede. Baci.

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15/11/23, 10:29

M.E.:

Da Alfonso Guida:

“Per favore, ringrazia Angelo Lumelli, digli che nelle sue parole per me vi ho letto le pulsazioni del frugare dell’aruspice. Digli che dovrà ringraziare ogni sera ogni albero e pianta che gli viene in mente, enumerando, elencando, dongiovannesco secondo Blanchot, per pura gratitudine. Digli che può fare per tutto questo come faccio io il nome breve e sintetico di: Dio. Le mie parole come “res extensa”: io quando scrivo premo, spingo, mi faccio strada, chiedo qualcosa, voglio qualcosa, mi riscuoto dalla morte, dalla larva delle origini, do strattoni a suon di jazz come il carro di stracci di una poesia di Celan, il suono delle mie parole che si spazializza come il respiro, come la voce, come il vomito.
Lumelli deve ringraziare i suoi luoghi perché solo noi abitanti della campagna possiamo testimoniare il battito del cuore muto e indifferente della natura, Mater et Matrigna, Natura, donna abbandonata, desolata, come la Sfinge del deserto, la Sfinge, anzi, al bivio di Tebe, come Angelo, con la brevitas rude dei veri contadini, dice. Occhi che guardano e non vivono di solo vedere. Lumelli è oltre il primo passo, è oltre e basta. Devi ringraziarlo perché è stato uno dei pochissimi a immaginare la costruzione: pietra su pietra, mattone su mattone, del mio altare azteco o del mio Castillo teresiano, di cui tu, caro Marco, sei tra i testimoni, pochi, assidui. Questo mio entusiasmo di una mattina un po’ grigia di metà novembre nasce dal libro appena arrivato. Ho aperto a caso. Mi è apparsa subito la lettera in cui Angelo fa il mio nome e ne parla.
Ha chiamato la mia terra come sono abituato a chiamarla io, Lucania, non Basilicata, l’altra terra, quella di Brancale. Ma sempre sacro è.
Basilischi e luchi (da “Lucus” bosco sacro, che ha dentro “lux”) siamo lì, figli della necessità del mito. Dici bene nella tua risposta a Lumelli: mi sarò stancato di impazzire. Attraverso il tuo ritratto, mi sono visto nel futuro, due istanti fa, come monaco amanuense e studioso di testi sacri , filosofici. Non dimenticare la nostra necessaria, utile passione per lo sguardo analitico. Al di là dei suoi limiti, concepibili, Freud ci ha donato un vero alternativo altro nuovo punto di vista, ci ha fatti fare un passo decisivo nella verità di noi stessi, ha superato lo sguardo religioso, che prima deteneva il primato,lo ha smentito.
Grazie.
Salutami il caro Lumelli, a cui va l’ugurio di una vita da giglio dei campi e da uccello dei cieli. Ti stringo”.

15/11/23, 10:30

M.E.: Guarda che lungo messaggio per te mi manda Alfonso Guida, a cui il libro è arrivato

15/11/23, 10:35

A.L.: Non è possibile. Come faccio a rispondere, a tenere testa a un diluvio! Sono commosso, frastornato…in questo momento sono al day hospital, ti chiamo nel pomeriggio…

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26/11/23, 16.10

A.L.: Non sapevo niente dei tuoi Quaderni dell’attenzione– non riesco a starti dietro. A domani.


27/11/23, 17:03

M.E.: Neppure io mi sto dietro. Mi sono perso da anni…

27/11/23, 17:09

A.L.: San Bernardo scrive: “Ma proprio in ciò sta la meraviglia, che nessuno può cercarti, se non colui che ti abbia già prima trovato. Tu vuoi dunque essere trovato per essere cercato, vuoi essere cercato per essere trovato ancora.” (Sul dovere di amare Dio, VII, 22).

27/11/23, 17:26

M.E.: Questa è la mia epigrafe.

27/11/23, 17:36

A.L.: Bellissima. Te la regalo a nome di San Bernardo, che sarà d’accordo. Vai avanti a scrivere, con attenzione! Io sono inchiodato davanti a un microsaggio che sembrava già fatto, invece fischia! – riguarda il ” brutto” . Sto armeggiando intorno all’ opera di Rosenkranz: L’ estetica del brutto (1853) . Ci sono espressioni che sembrano di Hoelderlin, che era morto da 10 anni. Rosenkranz è stato il biografo di Hegel. Quanti bei casi per le tue lettere!

27/11/23, 17:38

M.E.: Ottimo… Poi mi dici dove va la tua penna…

27/11/23, 17:38

A.L.: Va a fondo!

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15/12/23, 16:24

A.L.: Ho in mente che dobbiamo farci omaggi da soli. È divertente, pietosamente. Ammiro la tua paziente attestazione di esistere – io, in quanto più vecchio, non ho più tempo per aspettare e mi dedico all’immediato possibile: oggi, per esempio, all’Annunciazione di Francesco del Cossa (Gemaeldegalerie, Dresda) con una lumaca che sfiora la cornice in primo piano e, strabiliante, l’aureola dell’Angelo Gabriele che sembra fatta da un fabbro, pesante, innestata su un berretto di cuoio con un perno… È strabiliante… è un segno illimitato, tanto da far ridere, da sconvolgere… Ho un po’ di nostalgia delle nostre lettere, quando erano per noi, con un occhio laterale al linguaggio…lettere beatificate dalla continua dimenticanza, dalla ritorno di memoria, come le foto in bianco e nero trovate nella scatola da scarpe… Ieri sera ho riletto Il duello di Kleist…mi sono quasi commosso…ho amato quell’uomo così difficile da amare…il duello non era finito…il tempo giuridico non era il tempo reale…la verità era fuori dal tempo…con astuzia bisognava fare il giro largo… la traiettoria ellittica, in modo da andarle incontro…nel cammino inverso…magnifico magnifico! – adesso che siamo vicini al solstizio, arrivare da occidente incontro al sole, fargli questa sorpresa, questo amore, per vendetta… Perdona il delirio, sei tu lo psichiatra!

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18/12/23, 17:40

A.L: Marco, sto lavorando alla traduzione – nel frattempo sento il desidero, accanito, di tornare sulle lettere e, appunto, accanirmi, nel senso di approfittare di quanto accaduto per proiettarne la portata, vale a dire sviluppare il volume del solido fino alla sua in-definizione celeste…mah non è che tu conosci uno psichiatra, anche in pensione? Vado avanti con le traduzioni, un martirio…

18/12/23, 17:43

M.E: Eccomi. Psichiatra in pensione con vena di pazzia.

18/12/23, 17:46

A.L.: Ti curerò io, sarà pazzesco!

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21/12/23, 21:57

A.L.:

Marco, hai visto la recensione di Silvia Comoglio su Tellusfoglio.it? Per me è una sorpresa. Oggi fatta la visita. Hmmmm! Riprendo la chemioterapia il 5 gennaio – tre settimane + una vuota × tre volte / praticamente 3 mesi. Sai cosa ti dico? – sento in giro un’aria infida, nei rapporti umani, nel linguaggio – invece di te mi fido, sono pronto a compromettermi, felicemente. Mi viene in mente la faccia di Belmondo nei film dei marsigliesi – a volte mi sento questa faccia e sono contento. Caterina Galizia l’ ha visto: queste lettere hanno creato un varco nel linguaggio e siamo andati a mangiare le acciughe ripiene. Risultato memorabile, come quello dei pani e dei pesci. Buona serata. Ricordati sempre di salutare Lucetta lucina. Angelo.


21/12/23, 22:28 –

M.E.: https://ercolani.art.blog/2023/12/21/autoritratto-con-specchio-dario-capello/
Seconda sorpresa, il nostro Dario. Spero che tu stia bene. Spero io di stare bene. Spero che lotteremo e apriremo ancora varchi. Silvia è ragazza gentile e assorta nella parola.

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30/12/23, 18:37

A.L.: La tua recensione l’ ho considerata come ho considerato le nostre lettere: per quanto venissero divulgate mai perderanno l’ intimità. In ogni caso, grazie. Come s’ usa dire: ricambiero’. Ma più ancora mi piscerebbe lavorare sui dettagli, sui segreti della frase, sulla frase mancata, su qualche nostra parola che non ci ha ancora esauriti, che continua a chiedere, a farsi rincorrere. Ho voglia di ricominciare un lavoro con te. Ho sentito Nanni. Sono preoccupato. Ti chiamo domani. Angelo

14/01/24, 19:13

A.L.: Marco, sono estasiato da Delie – è stato scritto in italiano da Lucetta su insistenti preghiere di Maurice Scève in persona. Da quanto tempo non sentivo un’ immobilità vibrante ( il tremito delle stelle irraggiungibili, perché già sullo schermo della mente). Abbraccia almeno due volte Lucetta da parte mia. A domani. Angelo

14/01/24, 19:38

M.E.: Grazie carissimo. Lucetta ne è felice.

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16/01/24, 18:42

A.L.: Marco! Sursum corda! Mi piacerebbe venirti a trovare, con qualcosa di buono… come si usava in campagna. Purtroppo non posso muovermi – muoverò i pensieri, come al solito… Questa sera la Giusi è in gloria perché presentano il suo libro alla Chiesa Rossa con Cucchi. Giovannetti… Cerca di fare una buona serata e una buona notte – io oggi non sto molto bene, si vede che la terapia comincia ad accumularsi. Terremo duro. Ogni tanto penso che per noi due – scusa la presunzione – la mente sia andata oltre noi, e dobbiamo raggiungerla. C’ è da correre, quindi…. Un abbraccio.

16/01/24, 18:48 –

M..: La mente oltre di noi… te la rubo…guarda che ti scriverò lettere ospedaliere, vere e certamente false…

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19/01/24, 08:40

A.L.: Buon giorno Marco. Sono qua al day hospital per la terapia. Guardo dolcemente l’ umanità. Tu stai bene? Abbastanza? E la tetraggine? Ricordo il Covid : una grande finestra , al settimo piano, che lasciava vedere lo spiovente di un tetto, il campanile del duomo di Alessandria e per il resto: cielo. Ho osservato il volo dei piccioni giorni interi. Ho trovato un titolo, adesso, per il mio nuovo romanzo: Il grande viaggio esteriore. Ti vorrei felice.

19/01/24, 08:44

M.E. Non sei un amico sei un tesoro. Qui c è gente che va e.vieme. nel pomeriggio ti chiamo. che bel titolo Il grande viaggio esteriore.…

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22/01/24, 16:52

A.L.: Quando è tardi è il momento buono! Ti piace come battuta?

22/01/24, 16:56

M.E: Me la segno e la metto in faretra.

**

25/01/24, 11:21

A.L.: Marco, come va? Sto annoiandomi al day hospital, nonostante le mie compagne di viaggio che stanno insegnandomi l’ arte del conversare. Dopo la visita di questa mattina, domani ho la terapia, temo aumentata di intensità. Ti avevo detto che c’era in programma un mini raduno poetico? Proprio non posso. Sono lontano anche con la testa. Forse diventerò santo. Almeno tu stai bene! – è un dovere, per mantenere fermi i punti cardinali, l’ orizzonte!

25/01/24, 12:01

M.E.: Cerco. Cerco. Di essere santo anche io. Non ho dolori ma ho una gran paura a muovermi. Eppure un po’ esco. Rari minuti per sentirmi vivo. E acquistare un ottima panera da un gelataio che si chiama Marco Ercolani.

25/01/24, 12:05

A.L.: Davvero? Un Marco Ercolani che non sei tu? Che fa gelati? Ciò la dice lunga sui nomi!

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26/01/24, 17:30

M.E.: Ciao caro. Quando hai voglia di parlarmi chiamami. Io sono qui, sempre un po’ in ansia per te.

26/01/24, 17:44

A.L.: Ho sempre voglia di parlarti. Desidero che tu stia bene. Oggi non è una buona giornata per me, ma passerà. Ormai sono esperto in materia. Ti chiamo domani, finita la nausea e affini. Grazie, amico mio necessario. Questa mattina ho ricevuto una mail dal traduttore delle poesie che ha finito il lavoro. Mi ha mandato la poesia di Whitman che s’ intitola “Song of myself” . Sono stato lì per piangere. Mi domando cosa voglia dire parlare! A domani.

26/01/24, 17:52

M.E.: Le maschere non sono velamenti ma svelamenti. Fondamentale è cercarsi essere in viaggio errare. Non ostinarsi a essere se stessi dentro una sola cornice ma esserlo dentro il.deserto.in cui cammini, avendo come punto di riferimento solo granelli di sabbia che cambiano posizione e direzione.

26/01/24, 18:02

A.L.: ” I contain multitudes” può trasformarsi in “sono contenuto dalle moltitudini” . Mi capita di insinuarmi tra le parole del mondo, di farmi dire…poi, improvvisamente, l’ audio viene tolto, torna una parola per volta davanti a una cosa per volta…

**

30/01/24, 18:43

A.L.: Oggi è una giornata così. Bonifacio Vincenzi mi ha telefonato adesso. Mi dice che vuole fare il libro (monografico). Mi dice anche se ho preferenze per una “curatela” , se la lascio all’editore, se me la gestisco in proprio o se ho qualcuno di fiducia. Io ho risposto che la persona di fiducia saresti tu. Se tu potessi o volessi o desiderassi io sarei molto felice. Forse sarebbe la volta buona perché anch’io capisca qualcosa della mia poesia. Se hai un angolo della tua mente disponibile per questa piccola avventura, ne sarei felice. Angelo

30/01/24, 19:27

M.E: Io accetto Angelo. Ma non so bene come si fa una curatela. Vedo i vari saggi, le tue poesie scelte, e poi faccio una sorta di presentazione introduzione che tenga conto dei vari saggi e della tua voce? Potrebbe andar bene così?

30/01/24, 20:36

A.L.: Non so cosa sia una “curatela “; immagino che da qualche parte ci sia scritto: a cura di… Impareremo. Penso che sia, in questo caso, un occhio vigile che, alzando un sopracciglio (tipo Govi), impedisca di fare cagate. Sono contento che tu assista a questa cosa, che tu faccia assistenza in realtà.
Sarà bello lavorare un po’ insieme. Io so pochissimo del format che caratterizza questa collana di Macabor – cercheremo di capirlo. per adesso davvero grazie.

**

01/02/24, 15:48

A.L.: Immaginavo che tu avessi un nome e cognome segreto, e adesso ne ho conferma. Cosa posso fare contro di te? – contro l’Altro di un Altro? Invano mi querelo. In compenso mi è venuta la febbre e domani ho la terapia. Ogni tanto mi dimentico di essere malato. Non posso avere anche mali secondari che rallentano il mio piano di scritture. Ho trovato invece la punizione per te, proprio in questo momento : ti consegnerò (quando saranno in-finiti) i miei scritti con dovere di custodia per l’ eternità. Il contrappasso è rispettato e perfettamente valido. Così impari. Un abbraccio con frasi svolazzanti. Angelo

01/02/24, 16:00

M.E.: Accetto la temibile punizione. Io sono Sentinella. Ma che bravo Dario, il tappeto, il duende… Che felice raffinatezza…

01/02/24, 16:04

A.L.: Sì, continua a nascondersi, ma è una mente fidata, soltanto all’apparenza pigra come un pomeriggio messicano. Lo stimo molto, anche sotto l’aspetto ombra del sombrero.

**

02/02/24, 15:58

A.L.: Nanni l’ho sentito quindici giorni fa. Era stato, con fatica, a fare una visita di controllo. Mi ha parlato brevemente. La sua voce è cambiata, si è incrinata. Dopo mi ha chiamato Sandra, raccontandomi, per quanto possibile, la difficile situazione, la grande difficoltà nei movimenti, la fatica, l’ immobilità. Sono molto angosciato. Sandra mi ha detto che è ancora dimagrito e allora mi è apparso, in mente, soltanto con i grandi occhi, come l’ ultima volta ad Alassio, temibili, magnifici. Con timore cercherò di sapere qualcosa e ti farò sapere. Angelo

02/02/24, 16:00

M. E.: Grazie Angelo. Sono molto ansioso per lui. Proprio per i suoi occhi temibili, magnifici.

02/02/24, 16:22

A.L.: A volte tutto si rivolta, stupendamente. Ho mandato un messaggio a Sandra. Mi ha chiamato adesso. Nanni sta meglio, ha preso addirittura un chilo di peso, riesce a portare il busto per parecchie ore. Ha ripreso a scrivere poesie! Questa sera, per la prima volta dopo mesi, escono a cena. La cosa mi ha reso felice come un bambino, stupito di poter camminare! C’ era da aspettarselo: davanti alla Sfinge non ha risposto, ma l’ ha guardata, come chi sa che tra le parole c’ è lo sguardo, dove le risposte sono sospese e le domande ridicole. Lei si è suicidata e lui va a cena fuori. Gli amori dei maschi sono strazianti. Angelo

2/02/24, 16:27

M.E.: Temibile sempre. Il Nanni. Ma sono felice dei suoi slanci vitali. Lunga vita a lui…

02/02/24, 16:35

A.L.: Sì, è necessario che lui ci sia! Temo la sua mancanza. E’ bello pensare che abbiamo amici in comune, triangoli divini che si generano, l’ uno dall’altro…

**

16/02/24, 10:07 –

M. E.: Ciao Angelo. Entro domani ti mando il libro su di te in fieri, così cominciamo a ragionarci insieme.

16/02/24, 10:17

A.L.: Oh grazie, magnifico! Io non sarei nemmeno riuscito, nei pochi giorni, a fare la punta alle matite Oggi sono al dh in compagnia della mie signore. Sto scrivendo Con le spalle al muro – con una calma esasperante. Nanni sembra che mi abbia dedicato una poesia. Mi piace da matti farmi benvolere!

17/02/24, 14:37

A.L.: Ho letto di corsa, dal telefonino. Ammirevole, professionale, coraggioso, affettuoso, generoso, sobillante/sobilloso – insomma sono felicemente colpito, un colpo destro non mancino, ah quante cose avrei da scoprire nelle mie poesie! Mi viene questa voglia, mi viene da te questo incoraggiamento. Per adesso mille grazie. Angelo

17/02/24, 14:39

M.E.: Poi guardalo con calma. Si farà un ottimo lavoro, caro ragazzo.

17/02/24, 15:35

A.L. Ok. Agli ordini. Ti ricordo che sei il capitano. Tra un po’ vado a comprare un paio di cesoie nuove fiammanti e comincio a potare le poche viti, le rose. Poi mi rimetto al lavoro serio, ai piccoli saggi. Rileggerò con calma la tua introduzione che è già un miracolo di chiarezza e di allusioni, in merito a testi che chiedono al lettore una rischiosa collaborazione, d’ essere parte in causa, almeno in quanto implicati in ” significanti” comuni, esterni a noi, nel grande gioco…insomma cercherò di onorare il tuo impegno…

**

28/02/24, 18:37

M.E.: Ti sono vicino Angelo. Sappimi dire al più presto di te. Tutto il resto è nulla. Conta l amicizia, che fra i sentimenti umani è il più vicino all eternità.

28/02/24, 18:39

A.L.: Ci credo e non riesco a cancellare la gioia. A domani.

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18/03/24, 18:40

A.L.: Mi dispiace che tu non stia bene, proprio mi dispiace – magari per mio interesse privato, chi lo sa? – che almeno uno possa essere il samaritano! Leggerò con qualche ansia le pagine di Milo.

18/03/24, 18:54

A.L.: Ho letto. Grazie della premura. Sì, è affettuoso.

20/03/24, 18:34

A .L.: Marco, ho letto adesso. Le tue pagine stanno diventando sempre più meravigliose – stai camminando in modo straordinario tra i miei versi, al buio, non sbagliando un passo.
Stai facendo accadere qualcosa, che le mie parole non sapevano – chiedevano non soltanto a nome mio e qualcuno, tu, ha ascoltato e risposto. Ho voglia di ripensare tutto, come la voglia di nascere – tu non immagini il bene che mi stai facendo. Vengo da una giornata veramente stressante: va in stampa il libro in inglese e il PDF non si lascia usare – allora ho dovuto, dall’ slba di questa mattina, prendere il mio vecchio Wird e portare tutte le modifiche successive. Spero di avere finito! Ragioni che comprendersi hanno rallentato la mia attenzione verso le tue scritture. Sai che recupererò. Un abbraccio fraterno. Angelo

20/03/24, 18:39

M.E.: Un abbraccio fraterno a te. Sono davvero felice che le mie incursioni al buio ti siano familiari e gradite. Una grande gioia per me.

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31/03/24, 15:04

A.L.: Marco, ho letto. Un po’ ho capito, un po’ no. Cioè avrei voluto capire più di quanto il testo “dice”, impedito dall’ombra della mano che lo scrisse. Ecco, vorrei capire la tua scrittura spogliata della tua ombra. Prima o poi accadrà. Ormai ti saranno noti i miei “meandri”, ancor più quelli tirati dritti da opere di bonifica, che ancor più si ricordano…

01/04/24, 11:58

M.E.: Ma sarò davvero pazzo, Angelo? Ho smesso il tuo Macabor e ora affronto il Macabor Pittaluga. Prevedo un mese di lavoro, anche meno. Forse ho la miccia che mi arde sempre il culo o forse devo accelerare perché la vita mi obbliga?

01/04/24, 16:06

A.L.: Rallenta! Non accelerare, frena! – o non sappiamo più dove siamo! O è questo che vogliamo? – confondere i luoghi, non essere bersaglio! Pittaluga aspetta anche me…. Buona Pasquetta!

**

05/04/24, 21:50

M.E.: Oggi sfogliavo Viceverso dove apparimmo insieme nel 1980

05/04/24, 21:52

A.L.: Non mi ricordo proprio. Non ne voglio sapere. Dopo il battesimo ogni creatura ha il diritto di essere nuova (o così dicono…). È quasi ora di vederci!

08/04/24, 11:05 –

M. E.: Angelo, ma Nanni non lo hai contattato per il tuo libro a ragion veduta? La sua intro a Bianco è l istante è bellissima… Tu non la ricordi mentre citi quel libro neppure in bibliografia…Poteva anche scrivere una cosa nuova per l antologia Macabor…

08/04/24, 11:14

A.L.: Marco! Io non ho osato chiedere a Nanni uno scritto, mentre non stava bene, lo sentivo affranto… Certo che ricordo l’ introduzione a Bianco è l’istante, ma non pensavo fosse possibile inserirla nel libro. Nella bibliografia “bianco è l’ istante” c’ è di sicuro ( potremmo aggiungere: con l’ introduzione di Nanni Cagnone, non so….). Insomma, io ho agito per delicatezza, e va a finire che ho fatto un torto! Ci sentiamo e ne parliamo.

**

13/04/24, 11:42

M.E.: C è nella tua poesia perfino troppo evidente la realtà che chi legge poesia debba stupirsi di come le parole si combinino insieme creando nuovi sapori e non insipidi pasticci. Il lettore è obbligato non solo a leggere ma a viaggiare in paesaggi nuovi. Se pensi che alcune oscure poesie di Celan si riferiscono a luoghi e persone che i versi nominano ma per fortuna con ellissi gustose…

14/04/24, 11:26

A.L.: Ah, dimenticavo di ringraziato per il link del tempo sospeso. Lo conoscevo già, compresi gli utili commenti (francesco marotta, cristina annino…). Io sarò sicuramente più cauto, ma spero di riuscire a stare vicino alle parole di Lorenzo Pittaluga. Mi piacerebbe sapere dove ha fatto le scuole.

14/04/24, 11:55

M.E.: Elementari e medie di Cremeno. La provincia è Genova ma proprio ai limiti del Comune di S Olcese.

**


18/04/24, 09:45

M.E.: Pensavo, Angelo, di mandarti, quando ne ho voglia, una frase del mio.journal che poi tu potresti commentare. Ovvio che si può fare anche viceversa. Pensiamoci. Intanto ora aspettiamo il tuo libro.

18/04/24, 09:49

A.L.: Mi piace di più commentare una frase che un intero trattato. Io sono favorevole alle porte strette, ai segni fugaci, alla coda della volpe che si è messa in salvo. Tu curati gli occhi. Sto leggendo tutto ciò che trovo su Lorenzo.

**

21/05/24, 17:13

M..: Ciao Angelo. Mi hanno appena operato. Spero che sia l inizio di una luce. E lo spero per te.

22/05/24, 09:10

A.L.: Bene! Vedi un lumino lontano lontano? Buon segno! Coraggio. Io vedo la luce disfarsi come in un quadro di Turner? Cosa sarà? Sarà l’ indistinto che chiama? Bah, cerchiamo di raccogliere briciole di benessere…. A presto, mio caro amico.

22/05/24, 09:35

M.E.: Teniamoci stretti. Turner si dissolve ma resta.

**

23/05/24, 20:18

M.E.: Cammino. Spero in un futuro senza dolori. Per me e per te. Mi viene in mente un libro di aforismi spietati.

24/05/24, 09:27

A.L. Sono felice per te e di riflesso per me! Vorrei lavorare di più sui fenomeni di “riflesso”. Aforismi spietati? Tu saresti capace – io mi farei intenerire a metà strada, dedicando l’altra metà a fare le mie scuse! Che tu possa scendere come un fulmine a dividere i falsi congiunti! Quando esci? Oggi domani. Sei già fuori? Angelo

24/05/24, 09:28

M. E.: Esco domani. Incrocio le dita.

25/05/24, 11:30

A.L.: Sei libero? Hai visto che il mondo c’ è ancora? È un bel sollievo, per noi antichi… Ho deciso che la poesia la attenderò, la vedrò arrivare, la lascerò passare, la vedrò ormai lontana, intatta, senza doversi lavare dopo gli incontri clandestini…

***

05/06/24, 09:09

A.L.: Ho visto l’abbondantissima, generosa antologia dell’ antologia… Grazie caro Marco. Vorrei scrivere una poesia terminale, ho innumerevoli appunti, ma non stanno insieme – la poesia mi scappa, mi attira nel suo dileguarsi e, come forse ti ho già detto o scritto una volta, mi porta nel ” luogo del testo”, riducendomi a poesia vivente, illimitata…quindi niente. Buona giornata, c’ è il sole.

10/06/24, 15:38

M.E.: Come stai Angelo? Io emotivamente sto un po’ crollando… Aspetto le tue pagine.

10/06/24, 16:30

A.L.: Sto arrancando per salite mozzafiato. Vorrei essere di sostegno, immediatamente, ma ogni mezz’ ora mi devo coricare. A fine settimana ti mando il mio piccolo compito in classe. Non so… Sono impaurito, mi sembra di non sapere più scrivere…. E magari è un bene. Coraggio.

**

17/06/24, 16:20

M.E.: Angelo caro, come stai?

17/06/24, 16:29

A.L.: Oh Marco, non troppo bene, ma sto meditando su di te. Il tuo libro continua a interrogarmi, chiede conto anche a me, non solo a te. Apre una crisi meravigliosa, che vorrei essere all’altezza di reggere, di restituire… La settimana prossima andrò a Casale per una ulteriore visita pneumologica. Spero di avere davanti giorni miti, senza vane ribellione… Un grande abbraccio, per questa strana commovente amicizia.

17/06/24, 16:32

M.E: Davvero commovente. Ma sono contento di questa crisi meravigliosa e che avvenga il miracolo del tuo benessere..

18/06/24, 11:10

A.L.: Anch’io sono ansioso di capire. Vorrei farti un bel regalo, ma mancano non soltanto i nastrini – nella scatola si agitano pensieri ora felici ora impauriti. Mi dicono che ci vuole ancora una settimana. Una settimana per due o tre paginette? – si’, mi hanno risposto. Perdona i miei passi lenti.

**

01/07/24, 22:33

M.E.:

https://ercolani.art.blog/2024/04/10/amore/

01/07/24, 22:34

M.E.: A me questo mio racconto piace…

01/07/24, 22:41

A.L: Piace molto anche a me. Che meraviglia la brevità. Uno comincia e comincia l’ansia, poi sente che la fine s’avvicina, come il barlume dell’alba ed è fatta! Magnifico. Magnifico è concludere perché si lascia libero un altro inizio. Buona notte o buona nottata.

**

27/07/24, 17:42

A.L.: Oggi ho avuto la forza di andare a casa tua, di dare un’occhiata. Hai continuato ad esistere, affacciato sugli altri, anche nelle lunghe settimane della mia assenza. Ho avuto un grande sentimento di amore per te e per l’incredibile Lucetta, filo d’ erba con miracolosa elasticità. Oggi sono così, un po’ vivo, dopo giorni e giorni di assenza da me. Accoglietemi, vi prego.

27/07/24, 19:04

M. E.: Sei il primo benvenuto. Noi siamo dentro l odore di legno di una bella stanza sul Rosa. Ho guidato per tre ore senza affanno. Stai qui con noi.

**

07/08/24, 18:44

M.E.: Angelo, come stai? Duemila anni che non ti sento…

07/08/24, 20:13

A.L.: Nella nostra vita millenaria i secoli sono una bazzecola. Ci ritroveremo come fosse passato un breve istante, il tempo che ci vuole per andare a fare la spesa. Riprenderemo esattamente da quel punto, con la mente ripulita, come nuova. Io ci conto tantissimo, pur nella situazione penosa nella quale mi trovo. Quindi aspettami. Domani si vedrà se fare la chemio o no – questione non da poco. Il 13 vado all’Humanitas a sentire altri pareri. Insomma cerco di oppormi.

07/08/24, 21:15

M.E: Ti aspetto per un nuovo inizio. La vita resta millenaria. Ma fammi sapere. Sono sempre ansioso per le persone a me care. Qui fresca montagna. Ripartiamo venerdì.

08/08/24, 08:52

A.L.: Cioè domani? Io aspetto con ansia e curiosità la visita del giorno 13. Poi mi comporterò di conseguenza. Spero che l’ eternità sia un po’ lunga, che non sia un cieco istante ma un’ astuta lentezza. Bisogna inventare qualcosa, una sub- felicità, in qualche nascondiglio. Sono contento d’avere voglia di riparlare con te, in un modo che non farei con nessun altro. Ciao

**

08/08/24, 09:03 – Marco Ercolani: Domani. O stagioni o castelli! Forse tutti e due. Ciao. Nel sub-rifugio dell’ anima.

13/08/24, 19:07 – Marco Ercolani: https://www.doppiozero.com/praga-la-citta-magica-che-resiste

21/08/24, 18:02

M.E.: Mi manchi, Angelo. Dammi notizie di te.

21/08/24, 20:04

A.L.: Anche tu mi manchi. Dov’è andato il tempo delle lettere? Sto mediocremente male (reni, creatinina…) – domani ho la visita e si deciderà quale terapia intraprendere o nessuna più. Ti faccio sapere domani. Grazie.

27/08/24, 18:46

M.E.: Ciao Angelo. Un abbraccio forte. Aspetto tue nuove. Sempre

28/08/24, 08:25

A.L.: Oh Marco, le mie nuove sono vecchie e monotone. Sto sempre così così, tra malessere e vomito. I medici stanno decidendo quali terapie fare. Oggi di nuovo analisi… Il giorno 15 è uscito il mio libro americano. Per ora ho soltanto le foto…appena mi arrivano le copie te ne mando una. Matteo è pronto per il 13 settembre…insomma sono ancora vivo….un po’…

28/08/24, 11:27

M.E.: Spero un po’ tanto. Sono ansioso di leggerti. Vorrei averti incontrato venti anni fa ma forse non ci saremmo riconosciuti.

28/08/24, 11:27

M.E.: https://ercolani.art.blog/2024/08/26/luomo-di-notte-marco-ercolani/

28/08/24, 13:48

A.L.: Leggerò. Sì che ci saremmo conosciuti. Anche adesso c’è ancora tanto cammino da fare per conoscerci fino al silenzio. Ambizione giovanile. Ciao

***

25/10/24, 16:32

[…] Sono sempre impacciato, come se dovessi cadere da un sentiero di montagna. […] Ho nostalgia delle nostre lettere quando erano per noi, con un occhio laterale al linguaggio.

**

27/10/24, 15:13

M.E.: Ciao Angelo. Non ci siamo più sentiti né a voce né per mail. Penso che tu non stia bene e non ti disturbo. A presto. Marco

27/10/24, 15:47

A.L.: Non sto bene, caro Marco. Avrei dovuto cominciare la nuova terapia (radioterapia) venerdì scorso, ma ci sono stati inconvenienti così tutto è stato rimandato a domani, lunedì 28 ottobre. Spero che questa volta funzioni. E la nostra Lucetta? Sta meglio? E tu, come te la cavi? È un periodo difficile per tutti. Resistiamo! Un abbraccio, Angelo.

27/10/24, 15:48

M.E.: Periodo duro, Angelo. Mi tengo la tristezza e spero che passi.


01/11/24, 11:21

A.L.: Oh caro Marco! – cerchiamo di stare bene. Penso molto a te e a Lucetta. Sto facendo una flebo, tanto per cambiare! Coraggio.

01/11/24, 12:05

M.E.: https://ercolani.art.blog/2024/11/01/lenigma-di-una-voce-3-dario-capello-angelo-lumelli/
Cerchiamo di stare meglio…

(2023-2024)

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Un pensiero riguardo “CONOSCERCI FINO AL SILENZIO. Angelo Lumelli, Marco Ercolani

  1. Ho letto queste lettere con il cuore colmo di commozione. Le vostre parole, così rare e preziose, sono un dono, una testimonianza del valore della scrittura epistolare come dialogo e resistenza.

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