CON GLI INTERESSI DI UNA ROSA. Lorenzo Pittaluga

Questa ragione

Ammetti la sconfitta:

ti vuoi ancora fra

i vivi.

Allora invoca tramonti

senza tormento, bocche

senza parole.

L’esito, il tiramolla.

Senza malinconie

a velo, ansia sottrae.

I termini sono minimi.

I tuoi torti sono minimi.

Dille che aspetti ancora

un poco.

Che aspetti.

Virile stagione di dolore

Abbia il suo compimento.

La sua spina.

Una cosa

Una cosa

con qual(cosa)

Dentro

Una cosa

Con qual(cosa)

Fuori

una cosa come una casa omicida

una cosa umida al tatto

una cosa

lo dicevano i vecchi

concreta

solida

Una cosa

lo dicevano i vecchi

astratta

molle

una cosa da piegarsi in quattro

da dividere in sei

da plagiare da strappare

Una cosa come

una cosa fra

una cosa ma

una cosa così

una

dicevo per l’appunto lunedì’

Una cosa

ma una così

una cosa che si specchia

e tralascia poi

di pettinarsi

beh in fondo era una

bella cosa…

quella cosa

Con gli interessi di una rosa

Se è poco

o punto

se

non viene

dallo strappo

orizzontale

di un

malessere

che

un tempo

come secco fiore

di un

prato

d’erba

tenera

lambivo

se

nulla

risale

alla superficie

di ciò

che di già

è obliato

se nulla è proprio nulla

o

se dal nulla

scaturisce

materia

di stazioni di tregua

se

dal nulla

appare concreta

possibile

una lama

di luce che fertile

rende il terreno

e ben dispone

la nuova

stagione

se il contrario

è solo

l’altra faccia

della medaglia

del libro del futuro

se questo

e tutto questo

ti dimostra

che il raggio corto

di un’età che non è età

rende

anima e corpo

a un pulviscolo di frammenti

che compongono il mio nome

allora

il silenzio

si girerà su un’altra

pagina

la mia bianca –

appena

un poco scalfita –

mi renderà

la rossa

sagoma

di mio per mio

sole, io non più solo,

allora l’età mia

il raggio bianco

illuminerà

con gli interessi

di una rosa

In definitiva

Un negro che fuma la pipa

la pipa

su un lato del quadrato

un questuante

con la pergamena

che ferma il lutto

di un gabbiano

su un altro lato del quadrato

sugli altri due lati

la paura

la vendetta

il negro accoltella il mendicante

il gabbiano

becca sulla testa del negro

una chicca del mare

il quadrato rosseggia

ormai è solo una

cornice cinerea

la pipa

Cade

ma si salva

il mare

e la chicca di mare

del gabbiano

si salvano

il lutto è ricomposto

prima dell’arrivo

della notte

tutte le forme evanescenti

si consolidano

in nere spade

gli angoli del quadrato

sono ali verdi

ora volano verso la luce

e il quadrato

non più quadrato mente

al negro

al gabbiano

al questuante

la vendetta e la paura

si disperdono

In definitiva solo questo volevo dire:

niente è più tondo di questo quadrato

La lira radioattiva

Lascio.

Lascio a te la lira

creativa

radioattiva

quel che mi rimane.

Risieda

tra le tue membra

fresche.

Perdona il fardello di un presunto

perdente e d’un certo e sicuro

perduto.

Fuggo da un mondo distante

dal pubblico pagante,

dal mio corpo volante.

Fiaccola nella tenebra

celebra l’inchiostro.

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