OGNI COSA TREMAVA NEL BUIO. Ilaria Palomba

Ilaria Palomba,Restituzione, con prefazione di Gianpaolo G. Mastropasqua e postfazione di Silvio Raffo, Interno libri edizioni, 2025.

E se ripercorressimo Restituzione cominciando dalla fine? Se rileggessimo il libro a lampi, dimenticando la sua architettura? “Chi attraversa la notte possiede il giorno”; “Siamo portati a girare a vuoto./ Chi fu trafitto trafiggerà”; “Le loro parole, a lungo ascoltate,/ le aveva consegnate alle cripte/ perché restasse solo il sogno,/ l’addio”; “Non viene forse la musica dal segreto?”; “La fotografia riluceva,/ e mentre la guardava cadeva,/ il vento infuriava,/ e l’aria sbrecciava,/ ogni cosa tremava nel buio”.

Ilaria Palomba non edifica un libro: propone, per sequenze, una preghiera petrosa, violata, mistica, che “trema nel buio”. A lei non preme la densità della lingua, la traversa con leggerezza inorridita: il testo è un teatro nel quale dire e ridire il primo, essenziale monologo; lei vuole essere lì, conficcata nel suo esatto dolore, da lì esige una nuova nascita, cosciente dell’apocalisse da cui scaturisce. La parola nasce come un lume (non una luce), un lume intimo che mitiga gli ordigni e le sevizie della notte. “La luce cruda, la luce oscura,/ le strade senza nome, e il passo,/ la schiena sul freddo della sedia,/ le mani raccolte e il bagno caldo./ L’ordigno dei corpi, la notte./ Le tue parole antiche, il suono./ Un piccolo lume nell’insonnia,/ la carne nuda al dì di festa”. Il poeta sa, vuole, spera, implora che “universi nasceranno dalle macerie”. Travolto dalla burrasca, trabocca di un eccesso di parole che organizza in blocchi espressivi che ci appaiono scolpiti come rituali: “C’è un’inquietudine indicibile/ nelle cose conosciute”. (M.E.)

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