
Quel giorno anche le cose ci sopravviveranno
vestiti ciabatte altre storie diventate astratte
i lenti baci lenti diluiti nell’Universo
in grazia di Dio, notti a cui il giorno
non deve rimediare, un giubilo
un’abluzione cosmica un addormentamento.
Ma nemmeno quel giorno sapremo
perché ci son care le rondini. Ben più
di una piccola pazienza tiene tutto questo
il lavorio delle cose delle nuvole degli insetti
lo zelo che procede senza sosta
senza applausi senza vezzi
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La sirena del treno prima dell’alba
addensa tepore e luci di interni.
Quella del Nord odora di pane
chiamato alle finestre a cominciare
il giorno. Prepararsi al freddo, ai fatti
nascosti del bosco, alla pianura.
Senza sporgerci vedevamo le anime
di tutte le stanze, la già alta
nostalgia dell’uscio, di una fiamma,
di letti ancora caldi.
Milano d’inverno ha albe inviolate
come mensole nelle case di montagna
fioriere tazze tendine legna
ogni cosa composta nel suo dover
stare lì in posa per chi non c’è
lì ad aspettare più vivi giorni.
Anche gli oggetti hanno doveri
intenti alla loro opera.
Al passaggio di occhi stranieri
sanno che da lì al per sempre
anche nel muto intervallo di stagione
un passo una mano uno sguardo
li farà vibrare come legno calpestato
la vigilia di Natale, come una nevicata


