SENZA SPORGERCI VEDEVAMO LE ANIME. Ilaria Seclì

Quel giorno anche le cose ci sopravviveranno

vestiti ciabatte altre storie diventate astratte

i lenti baci lenti diluiti nell’Universo

in grazia di Dio, notti a cui il giorno

non deve rimediare, un giubilo

un’abluzione cosmica un addormentamento.

Ma nemmeno quel giorno sapremo

perché ci son care le rondini. Ben più

di una piccola pazienza tiene tutto questo

il lavorio delle cose delle nuvole degli insetti

lo zelo che procede senza sosta

senza applausi senza vezzi

**

La sirena del treno prima dell’alba

addensa tepore e luci di interni.

Quella del Nord odora di pane

chiamato alle finestre a cominciare

il giorno. Prepararsi al freddo, ai fatti

nascosti del bosco, alla pianura.

Senza sporgerci vedevamo le anime

di tutte le stanze, la già alta

nostalgia dell’uscio, di una fiamma,

di letti ancora caldi.

Milano d’inverno ha albe inviolate

come mensole nelle case di montagna

fioriere tazze tendine legna

ogni cosa composta nel suo dover

stare lì in posa per chi non c’è

lì ad aspettare più vivi giorni.

Anche gli oggetti hanno doveri

intenti alla loro opera.

Al passaggio di occhi stranieri

sanno che da lì al per sempre

anche nel muto intervallo di stagione

un passo una mano uno sguardo

li farà vibrare come legno calpestato

la vigilia di Natale, come una nevicata

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