I MIEI PROPOSITI D’ARTISTA. Alberto Giacometti

di Alberto Giacometti

I miei propositi d’artista*

Mi si chiede cosa penso, come artista, dell’immagine dell’uomo. Davvero non so cosa rispondere. Scultura e pittura e disegno sono sempre stati per me altrettanti mezzi attraverso cui prendere coscienza di come vedo il mondo – e in specie il volto e l’essere umano nella sua completezza o, più semplicemente, i miei simili, e in particolare coloro che mi sono più vicini per un motivo o per l’altro.

La realtà per me non è mai stata un pretesto per fare oggetti d’arte – bensì l’arte un mezzo indispensabile per capire di più e meglio ciò che vedo. Stando a questo mio concetto, la posizione che mi spetta è del tutto tradizionale.

E tuttavia io so che mi è assolutamente precluso di poter scolpire, dipingere o disegnare ad esempio una testa così come la vedo, e che ciononostante questa è la sola cosa che mi interessa veramente. Tutto ciò che saprò fare è solo un pallido riflesso di quello che vedo e il mio successo sarà sempre e comunque inferiore allo scacco, o forse, nel migliore dei casi, pari ad esso.

Non so se lo scopo del mio lavoro è realizzare qualcosa oppure scoprire per quale motivo non riesco a fare ciò che vorrei. Può darsi che tuto ciò non sia nient’altro che un’ossessione le cui ragioni mi sfuggono, o il complesso di una chissà quale mancanza.

Ad ogni buon conto, mi accorgo che l’interrogativo che mi è stato posto è veramente troppo vasto e generale perché possa rispondervi in maniera esauriente. Con la semplicità di questa domanda, in realtà tutto è rimesso in discussione – e quindi come rispondervi?

*Da New images of man, Peter Selz, Museum of Modern Art, New York, 1959. In “Alberto Giacometti”, Edizioni all’Insegna del Pesce d’oro, Milano 1984. In occasione della mostra “Alberto Giacometti” alla Galleria Pieter Coray, Lugano, 30 marzo-12 maggio 1984.

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