CONVERSARI. Alfonso Guida

‘round midnight edizioni, 2021

Disegno dell’autore

«Non è una lingua liquida. È roccia granulosa. È tronco, pietra. Non è liquida. Scava». Cosa scava? Dove scava? Quando comincia a scrivere Alfonso Guida? Quando decide di interrompersi? Dalla lettura di Conversari si ricava la certezza che non c’è né un inizio né una fine per la sua voce: esiste, nei frammenti in prosa come nei liberi versi, ininterrotta ma suddivisa in frasi brevissime. «La mano in cui entro, una specie d’infanzia dove gli uomini ballano», e la forma del libro può solo temporaneamente arginarla. Potremmo azzardare a pensarlo, il libro, come un’isola temporanea per questa voce scheggiata, rapida, sassosa. «Da dove viene iI nome? Tra le sbarre. È aria e cesella. È il fuoco a cui si accostano gli dei». Guida non pensa, in modo apollineo, a costruire un libro di versi. Cerca un vortice che pulsi per ritmi dionisiaci, come una litania da cui il lettore sia afferrato come da una raffica di vento. «Perché tua è l’ombra. // Perché tua è. / Ti scriveranno. / Eco l’ombra. // Devi entrare e nasconderti. / Devi entrare e nasconderti, / Devi entrare e nasconderti. / Non è muraglia. È ferita, proteggerla». Si legge un poeta laconico che produce per sequenze minime forme vaste, in una germinazione reale e surreale del pensiero, dei sentimenti, della biografia. Si legge Guida non pensando che ci sarà una fine al suo libro. Il paradosso è che, nel suo caso, il lettore non si chiede più cosa sta leggendo – un romanzo in versi, il tragitto di una iniziazione, scene di natura, visioni interiori – perché la misura della sua lingua è una pienezza senza tempo e senza misura. Il linguaggio, secco, icastico, rigoroso, è al servizio di una voce potente, infantile, oracolare, tenerissima, molteplice. «Siamo circondati da acqua. Occorre ancora un giorno».

Conversari è come un libro profetico, ma cosa profetizza, se non l’inarrestabile pullulare della poesia? “Nulla è sicuro, ma scrivi”: sono queste le parole di Alfonso. Restare a scrivere nella propria grotta non nella percezione di essere folle, ma al contrario sapendo che di essere sanissimo mentre fuori il mondo è allo sfacelo. Per questo si continua a scrivere. Perché la poesia vive solo nell’intimo.

Conversari è una delle forme di Guida poeta. Apro a caso il libro: «Non frammentarti. Non cercare la polvere / nei denti del vomere. Ignora gli scherzi del più cupo fogliame. / Ritarda, non rievocarti, revoca la pedita, / cura ogni croce, disbosca le radici più aride». Ma potrei aprirlo in un punto diverso: «La grazia è nel buio e la pazienza è il suo mattino. / Con quanta cura mostriamo la nostra carezza, / la voce nei massacri calcolati, una curvatura / di specchi».

Potremmo imputare ad Alfonso solo l’interminabilità del suo discorso. Ma non è forse vero che ogni poeta, anche il più riservato e silenzioso, è, nel fondo del suo essere, uno scrittore che mai troverà una fine al suo magmatico dire? «Sarà la morte a trasporre ciò che del visibile / abbiamo perso. Lascia / che il sonno s’impasti della gruma dell’indistinto».

Nota di Marco Ercolani

Un pensiero riguardo “CONVERSARI. Alfonso Guida

  1. “un poeta laconico che produce per sequenze minime forme vaste” come benissimo tu analizzi, Marco . Alfonso Guida ha la prerogativa di lasciare, per sprazzi, tracce di rituali dionisiaci e insieme lasciti sapienziali. E lo fa senza enfasi declaratoria o ingenuo entusiasmo, semplicemente crea. E ci mostra che Inferni e paradisi sulla terra sono possibili dunque, attraverso la parola.

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