di Isabella Bignozzi

Trasparenze
Notte di enigmi lucenti
alla finestra crateri
aria di pietra, sabbia rossa, maschere d’oro
tempo che traspare
connubio di vetro, il respiro trattenuto dalle costellazioni
qui
l’odore di un buio d’edera.
Sul pianoforte un metronomo addormentato.
*
La fermata
Alla fermata del 982, il catrame scioglie in petrolio.
Un vecchio di carta crespa non riesce a salire.
Al casello gli animali vivi affacciano alle grate, assetati.
Eppure altrove piove sull’erba.
*
Ninive
Questo sconosciuto poeta silenzioso,
che sente il gorgogliare del fiume sotterraneo, cammina solo, verso le torri.
Anche se butta l’immondizia o compra il pane, negli occhi
ha le mura di Ninive, e il suo petto risuona come un salterio.
*
Notturno
Il poeta del secolo non ha antologia
è un pazzo che biascica seduto all’angolo
sotto un lampione di nebbia al neon
che crede un ventre gravido di luna.
*
Angeli
Nella prospettiva angolare di un’assenza
costretta al riflesso
ridefinisco i margini.
Faccio l’appello
mi riconosco per negazione
in tutto ciò che non riesco ad essere.
*
Alba
Ancora ciechi di buio
noi
alba afferra – come fionda –
tende l’elastico
scaglia – inermi – nel giorno
di frastuono
bianco.

Queste poesie sono piene di rimbombi e di voci, di sentieri selvaggi e tersi, di visioni che ci fanno chiedere dove sia veramente la realtà e in ogni caso come fare a preservarla. Le ceneri possono anche proteggere ma non basta definirne il viaggio sulle rotte planetarie, le stesse percorse da agenti patogeni o ambizioni scriteriate. Un poeta come Bignozzi insegna a definirne l’origine e la direzione, l’enigma della loro presenza. In certi componimenti più estesi si avvertono canti antichi e sciolti in un mantra dedicato alla “comunità degli animi”, la cui impronta viene riportata chiudendo un cerchio di segni protettivi.
(Dalla postfazione di Elio Grasso)
