LA NOTTE. Isabella Bignozzi

Mimmo Paladino, I dormienti

ricordando chi

Buia la notte in fondo alle ore. buia la nera notte di pioggia. un semaforo lampeggia d’arancio sulla strada nera. scendono le ore nel buio.

Parole nel sonno non date alle labbra. parole dell’indomani ospitate nel sonno. preparano all’impegno e all’appuntamento. nel calore del letto sogni e parole abitano la fronte del sonno. ancora è fonda, buia la notte. spicchi di luce sull’asfalto e macchine veloci. lampi d’arancio su foglie che posano come coltelli.

Platani malati. creature curve di rami cariche. affacciano all’argine le braccia come donne al fiume. donne coi panni al fiume. gli argini del tevere, i bastioni, le foglie. i platani malati si inchinano pregano il fiume. le foglie ossidate sono punte di picca. armi dell’antica battaglia.

cediamo dunque alla nera notte, ma non salgano, almeno, sulle navi gli achei.

A metà della notte, il silenzio è in ordine. vero o apparente appropriato ordine. dorme nel letto qualcuno, riposa o dà baci. o sul portone saluta, sbadiglia o dà baci. i baci della notte, le parole sussurrate, gli incontri. le parole le carezze, morbido bianco il cuscino. sul pianerottolo chi saluta e sbadiglia e rientra. chiusa la porta girata la chiave.

Qualcuno prende sonno qualcuno cerca. insegue il sonno nella culla dell’innocente riposo. cercare il sonno bambino. il giaciglio di latte, il dormire buono.

Qualcuno sogna. tra le palpebre qualcosa che vive in sogno e non passa dagli occhi. abita la fronte del sonno.

La notte è in ordine per chi dorme e studia e prega. la notte è utile e in ordine per chi viaggia o riposa. per chi vola sull’oceano, le acque gravide sotto. le acque voraci nere, gravide sotto.

C’è chi lavora. in camice o in divisa, o su una piattaforma. nel mare nero, la piattaforma sul mare. ossatura d’acciaio cisterne e trivelle bucano il mare. pompano liquido nero. il nero viscoso fluido tolto alla schiena del mare. nero il petrolio, buie le ore della notte.

L’ordine utile il geometrico quadrante. l’ordine apparente di chi saprà, di chi sta solo tardando a sapere la notizia. la notizia trapelata, ammesso che trapeli. a volte persino si celebra. si celebri la notizia, se ne parli. ammesso che a qualcuno interessi.

non so

non ne ho sentito parlare

non ne ho saputo nulla.

Domani è giorno di luminosa mattina. proficua e opportuna luminosa mattina. dolciumi e tazzine, vicino la stazione, vicino gli uffici. ma la pagina e la notizia. mal scritta, ridondante, sbiadita. cavalcata. macabra e voluttuosa.

hai sentito che atrocità.

Delitto partorito nella notte. delitto ennesimo efferato delitto. cupo esanime delitto. sanguinolenta livida trovata. che continua e reitera il circo degli orrori. ennesima trovata che ripete. amplifica e ribadisce e ripete. la natura umana che uccide. il delitto che incombe e reitera. la natura umana.

com’è irrilevante e anonimo, com’è già sentito, già detto.

Ce ne sono tanti. non si ricordano i nomi, ma le cose vengono. ogni giorno si amplificano e ripetono. e poi di nuovo le cose avvengono. la specie umana che uccide. com’è condannabile il delitto. come non mi riguarda, com’è lontano.

Eppure il circo. purché se ne parli, sia interessante e indegno. se sarà livido e indegno, allora che se ne parli.

alcuni delitti fanno piangere. alcuni delitti della specie umana fanno l’uomo piangere.

In uno stanzone di pareti spoglie franate. la luce livida del livido delitto. tutto bello e accettabile dopo la dose. dose risolve mio cuore tuo cuore mia dose. il corpo pieno e soddisfatto ora non chiede. dove sono ora i miei amici. non ci sono veri amici. la lampadina appesa a un filo sul soffitto. come si muove il soffitto, come ruota. che bella festa, stasera. come volteggia, ora, la lampadina.

sedici anni / non ci sono veri amici.

sedici anni / il corpo pieno e soddisfatto.

sedici anni / di nulla più mi importa.

Ma la notte. tra gli alberi. foglie sul selciato ancora. posate lame. posati coltelli di bronzo, punte di picca, antica eterna battaglia.

Mimmo Paladino, I dormienti

curvo il mondo si solleva dalle lacrime. pietoso e curvo.

Angoli invece. angoli che sorridono, ridono. villini e macchine scure. lunghe macchine, targhe numerate targhe vaticane. diplomatiche straniere targhe.

Angoli luminosi, strette di mano. ecco la riunione, il sorriso sbiancato. ecco gli appunti sottobraccio, le decisioni. irrevocabili proficue decisioni. vulnerabile e muta la vita degli altri.

Le donne gli uomini di giorno. vulnerabili. alberi le braccia. le mani che lavorano e caricano. lucidano puliscono, le cariche stanche mani.

Anche la notte è lavoro. proficuo anomalo lavoro. forzate riunioni dentro le macchine, lunghe nere macchine. tacchi e pelle nuda, e incerti passi e inesperte mani.

chi sei tu che te ne vai per il campo, solo, lungo le navi, nella notte oscura.

È lontano il giorno in cui non accadrà. in qualunque città che conosca la notte. i suoi grandi boulevards di foglie e di pioggia. mentre lampioni antichi di ferro nero. mentre lune artificiali di nebbia nell’antico ferro. ora fluorescente l’alone, pallido lucore minerale. passi nel buio, a terra le lance per la battaglia. passi che avanzano incerti nel buio.

cadde l’eroe con fragore, velò i suoi occhi la tenebra.

Incontri che non risultano, di cui nessuno ricorda. nessuno c’era o ne sa nulla della macchina all’angolo. al semaforo o al margine della via, sotto i lampioni di nero ferro. nessuno c’era con la ragazza. uno stanzone dall’intonaco franato. dissolvono i fatti non detti, è stato in sogno, nella fronte del sonno. nessuno dice la notizia, nessuno la celebra. solo se indegna e livida.

non salgano, almeno, sulle navi senza affanno

ciascuno si porti anche in patria una ferita

Un altro delitto, che atrocità, un altro delitto, che banalità. i nostri errori provvisori, rimediabili errori. notti e vite opportune. errori che muoiono nella fronte del sonno. nulla portano al giorno.

Il giornale e il caffè. noi, dai rimediabili piccoli errori. noi, appropriati e proficui.

Atroce e banale la notizia. riposa la battaglia. luminosa ora, proficua la mattina.

Mimmo Paladino, I dormienti

Il testo di Isabella Bignozzi è finalista nella sezione “Prosa edita” del Premio Lorenzo Montano (XXXV edizione 2021).

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