In cielo e in terra di Cristiana Panella (2019)


*In Cielo e in terra, stampato in proprio dall’autrice, è acquistabile presso la libreria “Le storie”, Via Giulio Rocco 37-39, Roma, tel. 06/64420211.
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Cos’è per lei un libro vero?
Uin libro vero è un vero e proprio libro, una storia, una trama, dei personaggi, qualcosa così; oppure un libro che dice la verità, un libro veritiero.
La verità su cosa?
Su quello che sta raccontando
Pensa che sia necessaria una storia con un filo per scrivere un vero libro? Un inizio, una fine, un colpo di coda nelle ultime pagine, azioni di senso compiuto, voglio dire. Penso di sì. Mi piacciono i libri che hanno una storia credibile, e anche i gialli, dove c’è un ragionamento, e alla fine appaiono gli indizi per tornare indietro e rimettere ogni pezzo al suo posto, e allora tutto va al suo posto. Sono soddisfatto quando arrivo alla fine e tutto diventa chiaro, mi piacciono, i gialli.
Per lei una cosa è credibile quando potrebbe essere reale?
Sì, quando potrebbe accadere veramente.
Pensa che vero e reale siano la stessa cosa?
Sto qui seduto a parlare con lei, questo è un fatto reale; quindi è vero. Ma perché me lo chiede?

Le piace il Luna Park?
Non saprei, forse da bambino mi piaceva.
A me da bambina non piaceva il Luna Park, e nemmeno il circo. Non capivo cosa ci fosse di magico nel vedere una tigre su due zampe o nel trovarsi al buio circondati da fantasmi finti. Le consideravo bugie, mi mettevano tristezza. Invece oggi ci andrei e mi divertirei moltissimo, perché quella è, la realtà. Per ogni cosa un ruolo e un posto, come nei suoi gialli. Nel reale ragioniamo, cioè pensiamo in verticale. Differenziare, comandare, obbedire, bello, brutto, elegante, inopportuno. E in orizzontale. Tardi, presto, non ho tempo, antico, obsoleto, intempestivo. Invece nel vero non c’è né inizio né fine, nessuno ha fretta.. Un Luna Park è una piscina d’acqua dolce in cui decantare dopo essere usciti dalla piscina d’olio del vero.
Mi scusi, ma come faremmo a vivere in questo vero se non avessimo la misura del quotidiano? Così si starebbe fuori dal tempo, il tempo esiste perché lo misuriamo. E poi quando avverrebbe il passaggio tra vero e reale? Non ci si sposta da una parte all’altra, è tutto insieme. Un po’ come si guarda un paesaggio da una finestra reale e quello in una finestra dipinta. Il primo è il reale, il secondo è il vero. Nel primo caso la finestra è il tramite per guardare il paesaggio, se non c’ la finestra non lo vediamo. Nel secondo caso siamo noi la finestra, e siamo noi che dipingiamo il paesaggio.
Sta dicendo che il vero e il reale occupano lo stesso posto, che si sovrappongono?
Non occupano un posto fisico, sono l’uno e l’altro. La candela rimanda il magma del vulcano: è tutto in quello stesso oggetto che è realmente davanti a noi. Tutto è ed è già avvenuto nell’istante in cui lo si pensa perché il computo del tempo non esiste nel vero e quindi non esiste la causa e neanche l’effetto. Non riusciamo a percepire queste due dimensioni perché il reale sente il vero come una cosa estranea che non può dominare, e infatti chiama vero se stesso e l’altro da sé lo chiama morto, malato, pazzo, deviato. Per il reale il vero è spaventoso, gli ricorda qualcosa di incognito e di terribile… Questa storia del suo libro, vuol raccontarmela? Tra poco la signora che vede alla cassa mi farà un cenno e dovrò alzarmi.
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Capisco. La storia inizia così.
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[Ci sono libri che non si leggono.
Insorgono. Insidiano. Costringono al nomadismo della mente.
In cielo e in terra è uno di questi libri, giuntomi in dono da Cristiana Panella con questa dedica: Buon viaggio. Un abbraccio d’acqua.
Roman philosophique? Romanzo in versi? Gigantesco frammento poetico, come si augurava Bernhard?
Un libro in tondo e in corsivo, dove le parole sono avvolte o dilaniate da spazi bianchi.
Un libro che puoi leggere (o udire) da ogni punto, sincronicamente, come Le livre des Ordres di François Couperin, con la sensazione, vellutata o furente, di un enigma che vuole aggredire il lettore.
L’eresia è un libro con un inizio e una fine?]
M.E.

