A trent’anni dalla prima edizione (I libri di Steve 11, Edizioni del Laboratorio, 1990), torna, per puntoacapo Editrice, L’Angelo delle distanze di Elio Grasso, con nuova postfazione di Maria Luisa Vezzali. Il libro è suddiviso in tre sezioni, ognuna delle quali tripartita: I. Nel disegno della sosta (L’ultimo giorno possibile, Nel disegno della sosta, L’ispirazione della lingua); II Il naturale senso delle cose (Visitazioni, Il senso naturale delle cose, Stella benefica); III. L’angelo delle distanze (Principio del drago, Compagno celeste, Sacrificio).

Antologia dei testi
Nel disegno della sosta
a mio padre
I.
Alle forze della sfera,
oltre l’orizzonte dei moli,
segue l’elevata e sonora misura
di onde naturali alla città.
I vortici sciolgono talenti
e ingegnosi richiami arresi
alla perdita movente in quella
parte più che altrove profonda,
potendo far inerzia dei corpi.
Zona d’estremo accesso
il digradare dell’unico fiore,
fiamma d’occhio che non spegne
la virtuale consegna della lingua
alla seguente terra già segreta.
II.
La notte invasa dopo il regno
delle consuete gesta estive,
ferma alla terza stagione.
Libellule e ali diverse
sfogliano l’aria sonnolenta
su tutti i fili d’erba opachi,
perché I campi riflettano veli.
Dietro la città resta un teatro
che non si nasconde al cielo,
dietro la minaccia delle navi
un’atra sponda si studierà,
se il tempo oggi non fissa
notte e giorno in una sola feria.
Unica partita che il buio arresta?
III.
La direzione della tempesta
passa per quel mare insano
che torna alla grandezza
della città più vecchia.
Parole per un distacco
dal suolo oltrepassano
la regione della fine,
prima dei tempi rispondenti.
Virtù in tratti di calore
sulle carni che rischiano
ai vapori delle strade.
Saluti indicano il nord,
barriera di forme estranee
in favore di vento e scosse.
IV.
Nei ritorni degli uccellli
e nei voli ancor più lenti
s’intrecciano i desideri
d’esuli e donne sollevati.
Lontani dalle loro stanze,
fratelli appaiati e caduti
dentro ardesie e fiamme.
Temporali contro le spiagge,
combinazioni e diademi
oggi più urgenti se ultimi
con le parole compromesse.
Cerchi sulle nostre dimore
da conoscere prima che notti
pericolose fermino l’evento.
V.
Gli occhi rivolti alla fortuna
cambiano la musica del vento,
nell’economia di tutti i fogli
svegliati sulle strade.
Non stacchiamo gli accordi
dalla loro fresca natura
sciogliendo il sonno nei cerchi
concentrici delle meditazioni.
La stagione e la ricerca chiamano
proprio dove il cielo scarica
i lumi nel tempo della fine.
Nel nostro venire a un patto
ch riguarda l’approdo o sempre
quell’altro esordio dubitante.
VI.
Unito ancora alla meridiana,
unico dove può spogliarsi,
lo sguardo staccato dai respiri
ha potuto fermare le sequenze
proprio nei suoi punti più bassi.
Baciando un altro confine
calmo attraverso il peso,
con il suo contrario astrale
la marea non espone quantità
uguali alle nostre ferme misure.
Un secondo movimento aiuta il peso
a seguire la traduzione dolcissima,
dal doppio strato di suolo e vapore
all’unico e compatto terreno.
VII.
Più della notte traduce l’anima
nel composto silenzio terreno,
la strategia del dolore
così riscalda i nostri occhi.
Dalla spinta di questo marzo
riceve ancora i freddi esiti
che non possono lacerarsi verso
la prima parte della primavera.
Più della terra vorrà acqua,
con la cenere composta negli occhi
lasciando libero un altro grigio.
Con la mediazione di un silenzio
compreso in tutte le nostre vie,
sempre per un mese di passaggio.
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Antologia critica
La contemporaneità degli esistenti, la complessità del vivere dove tutto si compone, anche i vuoti, le fratture, le distruzioni, le tante lacerazioni. Ho visto un flusso, un fiume potente, dove ogni volta concreto e astratto, materia e luce, entrano, confluiscono, si combinano e si fondono.
(Cesare Viviani)
Prende forma quel colloquio con le ombre, quel dare parola ai morti, che rimane il motivo centrale di tutta la poesia di Elio Grasso.
(Milo de Angelis)
Qualcosa di ingenuo e di sentimentale ispira questa poesia così artificiale e astratta. Elio Grasso – poeta antiromantico, costruttore di forme e di strofe – è, come Baudelaire, poeta romantico che rifiuta l’intonazione romantica della voce, ma la declina in un lessico fatto di distanze, reticenze, assestamenti, equilibri. La poesia di Elio, che apparentemente rinnega l’emozione, la sposta “altrove”, la mette fra parentesi […] Volendo abolire l’umano, lo brucia a un fuoco ormai freddissimo.
(Marco Ercolani)
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…È indubitabile, infatti, che l’ispirazione dell’opera sgorghi da una zona che si colloca fra il Paradiso e la fine, sia un’arte che salva dallle minuzie, dagli alibi e dai compromessi per soffiare sui castelli di carte che inevitabilmente costruiamo per distrarci e infine rapire […] Una scrittura dell’intransigenza, com’è nel carattere dell’autore l’altra faccia della dolcezza, abituata a confrontarsi con i grandi oggetti della poesia. Non abbiamo giorni abbastanza per sprecarli in “polemiche pretestuose e volgari”, in fanatismi di scuderia, in simulazioni. Da quarant’anni Elio Grasso impiega i suoi per scrutare con generosità i libri degli altri e per muoversi in zone in cui le mode non hanno presa. Per questo la riedizione di questo volume non ha bisogno di motivazioni o di altisonanti sponsor giustificativi. L’angelo delle distanze è un libro che ha custodito intatta la sua bellezza e l’ha fatto non tanto per amor di sé, quanto per il suo oggetto. Perché il suo oggetto è la vastità, e «Le vastità si rappresentano / solo con opere che sopravvivono».
(Da Nello sciame delle ali. Su L’angelo delle distanze tre decenni dopo, di Maria Luisa Vezzali, agosto 2021)
