
Non pietre miliari di una diritta via; massi erratici ed oasi.
Ho scordato il mio nome; ho perduti i miei passaporti in un paese nemico.
Cieco a cui caschi il bastone, crollate le spalle, ho via gettate tutte le logiche. Mano che brancica, foglia nel vento, barca nel mareggiare. Ma tra babordo e tribordo non m’allaccio disperato alla sbarra.
Passione e volontà, son tutto nella gioia dell’oggi, e tutto nel presente dolore.
Perché la mia vita non si fabbrica su progetto pezzo per pezzo, come i palazzi di pietra, e non corro a una meta, cavallo al traguardo. Non ho avvenire perché non ho passato. Non avendo ricordo, nemmeno speranza.
Non mi trarrai dalla chiusa prigione dell’attimo con vane chiacchiere sull’infinità dell’eterno.
Non v’è altro eterno che l’attimo.
Non fummo la corrente di due chiare acque, confluite? Ma l’eterno fu un attimo. E bastò il breve giro d’un giorno! – Ciascuno nel suo oggi come in una stretta prigione.
Portomaurizio, novembre 1914
I testi sono tratti da; Almanacco della voce, 1915, Firenze, Nuove Edizioni Vallecchi.

