
Antonia
Disegni molto?

Fausto
Disegno sempre.
Disegno sempre. Anche ora per me è molto importante, è l’esercizio utile per l’artista.
Quando mi dicono che un artista non disegna o non sa disegnare io dubito molto dii lui. Uno che non sa esprimersi col disegno vuol diire che ha poco da dire.
Nel disegno vive il segno, il segno è l’essenza dell’artista.
Una linea è già una narrazione: una semplice linea su un foglio bianco, se è tracciata da un artista parla, narra qualche cosa.
C’è un abisso fra un disegno e un’illustrazione. Oggi c’è una grande ammirazione davanti a basse illustrazioni. Ma il segno che fa un artista son pochi ad averlo.
Bisogna lavorare molto per far vivere il segno, fa parte della trasformazione della materia.
La materia è la grafite, una cosa povera come la pietra.
Da questa pietra nasce un fantasma, poi dal fantasma, addirittura una figura che resta viva per conto suo…non è più un fantasma. In questo tragitto c’è un punto d’oro. Quel punto d’oro è quello in cui arriva Michelangelo: da una pietra sbozza e arriva il fantasma. Ma l’importante è fermarsi in quel punto in cui il fantasma vive, è un essere per conto suo.
Questo sa fare Michelangelo: la cosa più difficile. Ma grazie! era Michelangelo.

Antonia
Come sei arrivato al tuo linguaggio, alla fragilità che sembra quasi una sfida?

Fausto
La fragilità…penso a quando Carrà ha detto della mia scultura «È intelligente ma non è scultura». Ci sono prese di posizione talmente cretine per cui la scultura deve avere peso! Deve essere pesante per avere consistenza….la scultura non è altro che occupazione armonica dello spazio. Questa è la scultura. Non serve la bilancia per vedere se è scultura. […]
Se una scultura è proporzionata, nel senso che corrisponde a un canone di armonia, la misura non ha importanza. Puoi farla grandissima, puoi farla piccolissima ma è sempre lei. C’è chi crede che aumentando le dimensioni aumenti l’interesse per il quadro. I quadri di questi americani… ormai tutti ci sono cascati dentro, ormai nessuno osa fare più un quadro piccolo, deve essere due metri per tre metri altrimenti non si guarda..
Cosa vuol dire questo? Che quando non hai idee devi shoccare. È uno shock che tu offri al visitatore facendogli vedere che una scarpa è grande come il Duomo! È sempre una scarpa.

I testi sono tratti da: Antonia Mulas, Tre ore con Fausto Melotti. Intervista televisiva, Roma 1984 e 1986, All’insegna del pesce d’oro di Vanni Scheiwiller, Milano, 1992

