

[…Per alcuni anni ho raccolto le voci di chi, nelle gerarchie della sanità e dell’assistenza, svolge le mansioni più umili: lavare i corpi, pulirne i rifiuti, farvi entrare il nutrimento necessario alla sopravvivenza…In queste voci e nei silenzi che le circondavano, ho potuto sentire echi di storie. Li ho custoditi lasciando che la memoria facesse il suo lavoro che come sempre intreccia ricordo e oblio…] (dalla Nota al lettore)
OSPITI
1.
Adesso che non può cantare più
Cantare, che era tutta la sua vita
Adesso, quassù, coglie fiori muri
4.
Provateci voi a passare. Piangono
tremano, urlano portami in bagno
Ho alzato un muro davanti agli occhi.
5.
Portami via, lo ripete ogni giorno
Portami via, non è questa la casa
Non siete voi, ripete, non sono io
8.
Avrebbe compiuto sessantadue anni
Amava i vestiti di buon taglio, le cravatte
Era orgoglioso, aveva una gamba sola
9.
Quando la fermavo giù al cancello si arrabbiava
Mi ha detto, lei chi è per tenermi qui?
Stringeva la borsetta tra le mani
12.
Ho una sorella qui dentro. Mi chiede
dove sei stata ieri che non c’eri
Anch’io ne parlo dico, mia sorella
14.
Piange, dice che è la nostalgia
Le racconto della vita fuori
Dio, ti prego, non farmi finire qui
16.
Mi trattava come una figlia
Andavo a casa e sentivo
le sue urla nelle mie orecchie
23.
Perché ha preso mia figlia, dice
Non poteva prendere me
Di notte controlla che le porte siano chiuse
26.
Da dicembre non vede l’ora di morire
Lo dice ogni volta che entro nella stanza
Non è la tua ora, ogni volta rispondo
28.
Le gambe hanno ripreso a muoversi
Per quale motivo, m’ha domandato
Non ho nessun posto dove andare
29.
Se la prendeva con tutti
Urlava, agitava i pugni
era il suo cancro a parlare
30.
Li chiamiamo ospiti, come fossero
venuti qui per un caffè
non decidendosi mai ad andare
32.
Noi non pensiamo che quello che fanno
-bere un sorso d’acqua, lavarsi la faccia-
forse lo stanno facendo per l’ultima volta.
33.
Se ne andava per I campi. Rischiava
di morire congelata. Poi l’hanno
calmata. Cintura e sedia a rotelle.
73.
Vederli morire lentamente
Da quando entrano, ogni giorno
Non ci si abitua mai
75.
Mi parlava con la sua voce lenta
Dopo l’ictus non ha parlato più
È morta accarezzandomi la mano
**
Alcuni scrittori scrivono dentro una loro istintiva pietà per i “sommersi” del mondo. Questo istinto, in Paolo Miorandi, psicoterapeuta e scrittore, trova uno stile acuminato e lieve. Nella plaquette Ospiti, in 80 sequenze di tre versi ciascuna, trascrive i pensieri dei malati terminali e di chi li cura. Lo fa sottotraccia, bisbigliando, trattenendo il tono della voce. Ne nasce un libro che alle soglie del silenzio esiste con disperata tenerezza, (M.E.)

Paolo Miorandi lavora come psicoterapeuta. Ha pubblicato: In basso a sinistra. Un viaggio in Cile (2003); Ospiti (2010); Nannetti (2012) da cui è stato tratto il cortometraggio “Libro di sabbia”, realizzato con il regista Lucio Fiorentino; Lessico di Hiroshima (2015) portato in scena con musiche originali composte da Roberto Conz ed eseguite da Marco Dalpane; Verso il Bianco. Diario di viaggio sulle orme di Robert Walser (Exòrma 2019); L’unica notte che abbiamo (ivi, 2020); Nannetti. La polvere delle parole (ivi, 2022).Ha lavorato come sceneggiatore ed è stato co-autore di cortometraggi.
