di Lorenzo Cabral

Via il lenzuolo
respirarsi ammutoliti
restare nella nostra notte
(pericolo la luce
che allontana le labbra)
II mondo è solo
un intervallo troppo lungo
fra quando ti ho respirato
e quando ti respirerò
**
Trentatré galassie
e torni limpida
dall’ombra
la terra smette di lacerarsi
nella stanza mi resti
avvinta
Non maschere
non muri
le pietre nella mente ora sono morbidi
cuscini dove smarrirmi
ti svesto gridi di gioia voli
dentro di me
**
Ogni vita è un atto d’amore
chi lo visse fra le ombre
chi per un attimo lucente
chi nell’incubo di aspettarlo
chi sognandone la magia
Niente parole
solo baci di cui non si prevede la fine
lo specchio denso dei nostri fiati
noi
ammutoliti
Inizia la nostra biografia
prendimi fra le braccia
**
Una camera 33
in ogni amore segreto
forse davvero esiste
in qualche città vicino
a una torre
Se davvero la troveremo
dalle unghie dei piedi
ai lobi delle orecchie
baciamoci
senza pensare
una fine
restiamo
tramortiti
le gambe molli le lenzuola calde
le briciole sui cuscini
tu fra le mie gambe all’infinito
io nelle tue cosce bevendo
limpido tutto l’odore
**
La tua lingua nei miei occhi
e l’aria
torna aria
dopo anni di pietre
il mondo
si capovolge
torna senza enigmi
luminoso come ora noi
Ti bacio
come fosse passata soltanto un’ora
e i morti avessero smesso di morire
e tornasse viva per la seconda volta
oggi solo per noi
l’aria
**
L’aria è un dio
quando mi carezzi il petto
e tu la dea di quel dio
i piedi toccano il muro
respirami
dentro
spalancami
nella tua pelle
senza di te morirei
ma risorgo in te
chiudiamo fuori dalla porta i morti
hanno smesso di amarsi
spogliamoci
restiamo nudi
immortali
***
Poesie di Lorenzo Cabral scritte per Clara Desez (1979). Viene evocata la “Camera 33” dell’Albergo La Villetta, a Montevideo, dove si amarono. La traduzione dall’uruguayano è a cura di Lisa Consalvo Lima.

