MIO MALGRADO
Pietro Bologna
Angelo Lumelli
Galleria Lorenzo Vatalaro, Milano, ottobre 2018


M
scappa di corsa mandria di cose
groppe di bisonti invano
corrono impronte
dubitano silenziosi relitti
promesse dei sette cieli

IO
manca la parete verso strada
il muro di fondo è color pisello
uno scolapasta è ancora appeso
finito è il cubo delle delizie
la salvezza del quarto lato

MA
nessuno pensa
alle buone intenzioni dell’amo
alla concordia
con la bocca del pesce
volentieri si traveste l’amore
ombra d’argento nell’acqua
naviga la trota primitiva
nubile senso di nessuno
con la scusa d’esser viva

L
stringere dilatare le pupille
fintanto che il cielo sarà viola
allora apparirà lo zafferano
sempre sotto pressione è la verità
giurano il falso pie figure
palpebre si chiusero
e avvenne un’altra cosa
l’acqua scomparve
per amore della sete

GRA
in una scatola da scarpe
ci sono cartoline e foto in posa
ridotto ad esistere sta zitto
il chicchirichì dell’apparire
è l’ora di chiedere perdono
disunione che più ama
ombra che si allunga
nostra deposizione

DO
sempre si ritrae
il contatto che si oscura
vicinanza a brandelli
più amata figura
sempre ricomposta
nell’istante che fu vista
punto per punto
fino al buco degli orecchini
contemporaneo amore
nell’intermittenza che si affida
se ancora ti avvicini



*A volte essere amici crea un terzo luogo. Immagini e parole qui non raccontano ma esistono e fluttuano in un paradiso di scura bellezza. Leonardo, scrivendo di Piero da Cosimo, così diceva: “Fermavasi talora a considerare un muro che lungamente fosse stato sputato, e ne cavava le battaglie de’ cavagli e le più fantastiche città e più gran paesi che non si vedesse mai”. (M.E.)
