Se nella vita si riesce a fare qualcosa che le dia un senso, il modo in cui vi si arriverà, il campo nel quale ci si esprime non hanno alcuna importanza. E’ già cosi raro poter dare un senso alla propria vita, ed è così bello quando ci si riesce…
Francis Bacon
Quella specie di morte artistica, atroce nel suo manifestarsi, ha allentato la presa. Sento di nuovo muoversi qualcosa in me e ne sono rasserenata. La precedente condizione era spaventosa e mi rendeva infelice.
Karhe Kollwitz

Questo è il pesciolone
il bottino di mio padre
subacqueo per hobby.
Se non indossassi quel vestitino
io lì accanto – con le gale
e merletti – avrei giurato
d’aver trascorso l’infanzia
in una buca nel pavimento.
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A quarant’anni con figlio di tre
un marito quasi coetaneo
lo avrei sposato sulla spiaggia
ad Antibes indossando
l’abito vintage già nell’armadio
lungo trasparente e color panna
e poi il cappello
di paglia antica come un pizzo.
Non so lui cosa avrebbe indossato
non lo ricordo non ci ho pensato
ma ci vedevo nel tramonto
con il mare celebrante.
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Tutti i bambini della Materna
negli anni Sessanta avevamo i capelli rossi
le pellicole erano quelle –
e una rosa di das sul banco
per la festa della mamma.
Non sorridevo e non sorrido –
una fotografia si sa
ruba l’anima a chi ce l’ha.
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Non immaginare troppi particolari
potrebbero avverarsi
come il ragazzo rannicchiato
di giorno su lenzuola sfatte –
non tentare di Dei
con previsioni da veggente.
Ora che il ragazzo è disteso
e ingoia farmaci ogni giorno
maledici il tuo terzo occhio
che vaga senza requie
e scorge lampi nel buio.
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E’ arrivata a te che sillabavi
un soprammobile pesante
perché a te? Per estrarci una vita
di frasi pestate a forza
su tasti polverosi?
Non poteva arrivare un ventaglio?
Una collana di perle un
anello una camicia ricamata
un appartamentino arredato
un lenzuolo inamidato?
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I figli dopo – non è il momento
una bambola adocchiata a Brighton
è sufficiente per entrambi –
ma poi la medicina del nuovo millennio –
sarei morta di dolori o vissuta
senza scadenze?
Avrei scelto liberamente
senza maschi a rintuzzare –
presto scelga – nel delirio
tra vita e morte – sola per sempre
la loro strada perfettamente
allineata.
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La costruzione di una casa
su rocce per fondamenta
presume forza oltre il tempo
non le postille del catasto.
La costruzione di una casa
prevede un lavorìo paziente
non la furia intransigente
di giornate senza scampo.
La costruzione di una casa
giace al fondo di un progetto
quando piove dal tetto
nel futuro ormai disfatto.
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Ricòrdati di me
ora che non puoi volendo
come quando implorandoti
rinunciavi arretrando.
Ricordati di me e del mare
quelle serate senza scopo
quando pregavi sulle mie labbra
un nostro Dio ghignante.
Non tornare non tornerò
la partita è patta
il mio vuoto la tua rabbia
van quietandosi nel tempo –
ogni scelta fatta
scontata nel silenzio.
**

Ho trovato l’Archivio
che archivierà ogni annata
con diligenza ordinata
quella che ho sempre inseguito –
centinaia di fogli
negati ad ogni sguardo
il più intimo il più lontano
ma impellenti – doverosi.
L’ Archivio archivierà –
posso stendermi adesso –
non importa per chi
importa a me
dare una casa una via un numero
agli anni sbriciolati spesso
senza troppa convinzione
su fogli bianchi sempre
scelti e con cura rilegati.
**

Ora che se ne vanno entrambi
lenti con gli occhi stanchi
cerco gesti dimenticati
nella memoria ormai corrosa
da farmaci e dubbi.
Li ritrovo a stento
se cerco a fondo dentro gli sguardi
e non è mai abbastanza –
ma è più di quanto auspicassi
a vent’anni crudelmente.

molto originale, cara Alina! Complimenti!
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