I testi sono tratti da: Giancarlo Baroni, Come lucciole nel buio. Dieci riflessioni sulla vita e sulla letteratura, prefazione di Elio Grasso, Puntoacapo, 2022;A occhi aperti sogno di essere un castoro. Alcune cose che posso dire di me 2020-2022, nota di Mauro Ferrari, ibidem, 2023.

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«…la lingua per sua natura gioca col proprio mondo e col mondo esterno, e di questo Baroni si accorge riuscendo a intrecciare le diverse idee di diversi autori di diversi tempi».
(dalla prefazione di Elio Grasso a Come lucciole nel buio. Dieci riflessioni sulla vita e sulla letteratura)
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«Cammino gesticolando e gorgogliando appena, senza parole quasi: ora rallento il passo per non turbare il gorgoglio, ora grugnisco più in fretta al ritmo dei miei versi. Così si pialla e prende forma il ritmo, fondamento di ogni opera poetica, ch’esso percorre tutto come un rimbombo. A poco a poco dal rimbombo si comincia a estrarre le parole. Alcune parole fanno semplicemente uno scarto e svaniscono per sempre, altre invece indugiano, girano e rigirano decine di volte, fino a che con si sente che la parola ha trovato il suo posto (…) Quando l’essenziale è ormai pronto, si ha di colpo la sensazione che il ritmo sia spezzato; manca una sillaba, un suono. Si rifanno allora tutte le parole, e il lavoro vi precipita in una condizione di delirio esasperato. Quasi vi applicassero, per la centesima volta, su un dente una corona che non vuole reggere! Alla fine, dopo cento riprove, tutto va a posto! La somiglianza è per me aggravata dal fatto che, quando infine la corona va a posto, i miei occhi stillano lacrime (..) di dolore e di conforto», scrive nel 1926, in Come far versi, Vladimir Majakovskij. Siamo un poco stupiti, da lui ci saremmo aspettati furori ideologici anziché stilistici, un’attenzione acuta al ritmo della via piuttosto che a quello del verso. Ma, a prescindere dai nostri pregiudizi e aspettative, egli descrive esemplarmente, con precisione e intensità, la concentrazione e lo sforzo occorrenti per scrivere, e ritrae l’attività del poeta come tanto difficile, gravosa e totalizzante da possedere risvolti maniacali e dolorosi. «Una rima che stai per afferrare per la coda, ma di cui ancora non disponi», confida ulteriormente Majakovskij, «ti avvelena l’esistenza: si parla senza sapere quel che si dice, si mangia senza sapere quel che si magia e non si dorme perché la riima sembra volteggiare dinanzi agli occhi».
(da “La faticosa necessità della scrittura, in Come lucciole nel buio. Dieci riflessioni sulla vita e sulla letteratura)
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Mi sono chiesto anch’io quale sia il sentimento prevalente che mi spinga a scrivere. “Una incerta beatitudine”, mi sono risposto, insicura, travagliata, inquieta, ma pur sempre beatitudine.
(da A occhi aperti sogno di essere un castoro. Alcune cose che posso dire di me 2020-2022)
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Giancarlo Baroni è nato a Parma nel 1953. Ha scritto in versi: I merli del Giardino di San Paolo e altri uccelli (Moby Dick, 2009), Le anime di Marco Polo (Book, 2015), I nomi delle cose (Puntoacapo, 2020). Nel 2022 ha pubblicato Come lucciole nel buio. Dieci riflessioni sulla vita e sulla lettteratura, con prefazione di Elio Grasso (ibidem, 2022) e A occhi aperti. Sogno di essere un castoro. Alcune cose che posso dire di me 2020-2022), con nota di Mauro Ferrari (ibidem, 2023).

Giancarlo Baroni
