IO SONO PARLATO. Alfonso Guida

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Le canne soporifere. Il gas minimo del caffè.

Col sonno in bocca, secca e aspra di cenere l’ora.

La casa sono giorni che la mente ne compie il transito.

L’errore di una frase marginale, la gravità.

Stefano che mi pensa uomo di amori malati.

Disperato e felice, a strati, a vortici, un’eco di occhi.

La passione di un uomo dal sangue slegato, ecco, questo.

La letteratura e altre schiavitù.

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-La voce che mi detta è perfetta. (A.G.)

-Il racconto della tua voce (M.E.)

-Profondissima questa frase. . La profondità è tutta nella preposizione articolata “della” che l’occhio fino nota diversa dalla banaòe “dalla”. Per te, che sei le voci, la voce è un animale, un essere a sè.

Io sono parlato.

E non saprò mai da chi. Per questo sono uscito pazzo. Volevo stanare la voce, saperne il nome, darle un volto. La follia è la pretesa di essere profilers della voce. Adesso ho accettato di essere eseguito, parlato come fossi io stesso una corda, uno xilofono. La voce batte. È un martelletto di piombo.

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Giovanni Castiglia, Abisso

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