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Da dove iniziare a leggere questo romanzo poematico sulle “figure del mito”, Cantami o diva degli eroi le ombre, di Isabella Bignozzi (Edizioni la Lepre, 2023)? In modo rapsodico e diacronico dall’inizio di un capitolo, Itaca:
«Ad alcuni marinai appare un’isola, navigando verso il tramonto. Altri l’hanno cercata a lungo, seguendo le stesse rotte, guardando le costellazioni di notte e orientandomi con i racconti di chi vi era approdato, ma non l’hanno trovata. Eppure non è lontana dalla terraferma. Salendo in alto, sulle pendici del Nerito, si può vedere il continente, oltre un canale di mare. Itaca, si dice, è avvolta da un gioco di correnti, da un ruotare capriccioso di brezze e flussi di vento, che fanno perdere la via. Solo i pescatori e qualche vecchio marinaio sanno come orientare il timone e la vela per tornarvi. Capita di confondersi con le tante isole che, vicine l’una all’altra e chiare di sole fin dal primo albeggiare, ammiccano ai naviganti: Dulichio, Same, Zacinto. Itaca invece ritarda il mattino, rimane nascosta, in ombra. Bassa, ancora bagnata di notte, fugge l’aurora, laggiù in fondo al mare. Poco importa. Non è un’isola importante, ricca di oro o mercanzie. Non è uno scalo necessario. Non vi sono grandi porti in cui comprare ceramiche tinte o gioielli luminosi, né stoffe screziate o tappeti d’oriente. Non vi sono potenti monarchi, né strategiche alleanze, o ricchi fidanzamenti. L’approdo è difficile, ventoso, frastagliato».
Perché ritengo questo “inizio” così esemplare come indicazione di lettura per il romanzo? Perché Isabella Bignozzi ci mostra qui un’Itaca dimessa, sottotono – un semplice e arido pezzo di roccia libero dai miti di Odisseo e dalla poesia di Kavafis. Su questa misura volutamente lieve, rinforzata dallo stile trasparente e neoclassico, Isabella ripercorre i miti e ci riporta le storie, a noi note, di dèi e di eroi, con una leggerezza incantata che le re-illumina. Sta al nostro sguardo seguire questo romanzo-non-romanzo nell’intreccio di storie-miti che ritornano, prime fra tutte l’Iliade e l’Odissea. Leggiamo, dal risvolto di copertina: «La spedizione immensa, basata su un inganno. La guerra infinita, incantesimo che mangia il tempo. Questo romanzo è una rapsodia moderna, che fa rivivere alcuni personaggi omerici e del mito troiano con narrazione obliqua; nel libro respirano miti e leggende eterni, e gli archetipi della vittima e dell’eroe, secondo una prospettiva vicina al Poema della Forza di Simone Weil». Riscrivere storie già scritte, in questi anni estremi della letteratura, è fondamentale: la reinterpretazione del “già detto” è nello sguardo postumo dell’artista che ritrova, oltre la trama antica delle storie, una prospettiva altra, una musica nuova, in questo caso una “musique de chambre” che riconduce dee ed eroi nelle nostre stanze, perché noi possiamo ri-parlare con loro al di là delle parole già lette. L’ìntuito dell’autrice è quello di non affidare l’ultima parola agli eroi, agli dèi e ai loro già noti destini, ma a Simone Weil, evocata in “Perché il forte uccide l’inerme? Simone Weil sulla guerra”, il saggio che conclude il volume. Scrive Isabella, riecheggiando il pensiero di Weil: «L’amore implicito di Dio nella sua forma di amore per il prossimo, è scandalo e insurrezione perché va contro la necessità meccanica che regola l’universo secondo la legge, stabilita dalle stesse soprannaturali sfere, dal prevalere di una creatura sull’altra mediante l’uso della forza».
Nell’epilogo del libro Isabella si identifica con Elena di Sparta e così scrive, come in un racconto apocrifo ma reale: «Non so come ma, a volte, vedo. Attraverso il tempo: foro l’aria, solco lo spazio. Intuisco un’altra me, identica. Come se lei mi lasciasse guardare dai suoi occhi. Ma sono istanti. Allora ecco mura candide, di marmo. Ecco Menelao, il suo dolore, l’accampamento. C’è l’odore dell’esercito, delle latrine. C’è sangue secco nella sabbia, e del legno che brucia, nei roghi, la carne dei morti. In quei momenti mi capita di muovermi su terrazze altissime. So che sono gli spalti di Troia. Sono velata in viso, poco più che un’ombra. Come posso essere tra quelle mura?»
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Isabella Bignozzi ha pubblicato racconti, prose artistiche, testi poetici, saggi e contributi critici su varie riviste letterarie, fra cui “Pangea” e “La foce e la sorgente”. In poesia ha pubblicato Le stelle sopra Rabbah (Transeropa, 2021), e Memorie fluviali (MC edizioni, collana “Gli insetti”, a cura di Pasquale di Palmo); in prosa i romanzi Il segreto di Ippocrate e Cantami o diva degli eroi le ombre (entrambi per La lepre edizioni).

Isabella Bignozzi
