FLORBELA ESPANCA. Poesie scelte

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Florbela Espança. Poesie scelte, con testo portoghese a fronte, cura e traduzione di Danila Boggiano, Edizioni Oltre, Sestri Levante, 2023

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Ciò che sorprende in Florbela Espanca è non tanto la problematica fragilità che riguarda il rapporto con sé stessa e con il mondo, cosa poco sorprendente, trattandosi di poesia, quanto la potenza delle immagini in cui questa fragilità va a confluire, come un abito sontuoso di colore rosso indossato in occasione di un lutto. Non per negarlo e rovesciarlo convenientemente in festa, ma per mostrarne in contrasto i dolorosi risvolti, contrappunto alla lucida consapevolezza spinta sino al punto dell’esasperazione che è il segno di Florbela donna e poeta. Guarda in sé, Florbela, e lo fa incessantemente e immediatamente, musicalmente, senza nulla concedere alla parte riflessiva e mediatrice della parola che potrebbe appunto flettere nella direzione del pacato aggiustamento il suo sguardo. Fa insomma quello che nessun poeta dovrebbe fare, ma questa è mia opinione, pena il lamentoso narcisismo, l’isterico compiacimento.

Eppure, nonostante la prepotenza impietosa e impetuosa del sentire e l’evitamento, quasi sconsiderato meccanismo di difesa posto dalla sua tendenza all’autodistruzione, da parte del linguaggio di una qualsivoglia misurata rappresentazione del dolore, questa poesia non sfiora neppure il rischio della leziosaggine e del patetico accoramento che certa letteratura, soprattutto femminile, potrebbe evocare. Al contrario, proprio da questo modo, tutto tratto dalla sensualità dell’accadere in lei delle cose, scaturisce quella danza tra l’alto e il basso che eccede il suo personalismo e si fa condivisione. Ne sono testimonianza i simboli, quasi archetipi, cui ricorre, la torre, il castello, la brughiera, la tempesta, la lotta tra la luce e il buio dei crepuscoli, il vento, l’abisso come tradimento dell’altitudine e l’altitudine come specchio solenne dell’abisso e suo riscatto.

Eros, in Florbela, eterno gioco tra poros e penia, tra desiderio e sua malinconica dissoluzione e desiderio del desiderio ancora, e nessuna possibilità di tregua, neppure a livello di nichilismo che potrebbe essere infine un approdo, non privo dei suoi conforti, dentro il principio di morte. Bipolarità, forse, l’andamento nevrotico che la riguarda? E chi è immune da nevrosi? Ma in quanti hanno gli strumenti espressivi -sì, a volte gli dei possono essere buoni- per trarre l’oro dalla nevrosi? Questa la grazia che Florbela, e persino il suo nome sembra suggerirla, porta con sé ed efficacemente ci svela, la possibilità qui, sulla terra obliqua dell’incompiutezza, della sosta dolorosa e ineludibile all’angolo degli otto cammini, di essere almeno nell’istante della pagina, nella dialettica giocosa e tragica tra il suo deserto e il segno chiamato a smentirlo, il fiore prezioso schiuso, fermo al punto giusto che lo riguarda.

(Danila Boggiano)

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Este livro…

Este livro é de mágoas. Desgraçados

Que no mundo passais, chorai ao lê-lo!

Somente a vossa dor de Torturados

Pode, talvez, senti-lo… e compreendê-lo.

Este livro é para vós. Abençoados

Os que o sentirem, sem ser bom nem belo!

Bíblia de tristes… Ó Desventurados,

Que a vossa imensa dor se acalme ao vê-lo!

Livro de Magoas… Dores… Ansiedade!

Livro de Sombras… Névoas… e Saudades!

Vai pelo mundo… (Trouxe-o no meu seio…)

Irmãos na Dor, os olhos razos de água,

Chorai comigo a minha imensa mágoa,

Lendo o meu livro só de mágoas cheio!…

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Questo libro…

Questo è il libro dei dolori. Infelici

che passate per il mondo, piangete mentre lo leggete!

Soltanto la vostra pena di torturati

può, forse, sentirlo…e comprenderlo.

Questo libro è per voi. Benedetti

quelli che potranno sentirlo, né buono né bello!

Bibbia di chi è triste…O sventurati,

che la vostra infinita pena si faccia lieve nel guardarlo!

Libro di dolori… sofferenze… ansietà!

Libro d’ombre… nuvole… e saudades!

Va per il mondo… (l’ho portato sul mio seno…)

Fratelli nella pena, gli occhi velati di pianto,

con me piangete il mio dolore immenso,

leggendo il mio libro solo di dolori pieno!..

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Divino instante

Ser urna pobre morta inerte e fria,

Hierática, deitada sob a terra,

Sem saber se no mundo há paz ou guerra,

Sem ver nascer, sem ver morrer o dia,

Luz apagada ao alto e que alumia,

Boca fechada à fala que não erra,

Urna de bronze que a Verdade encerra,

Ah! Ser Eu essa morta inerte e fria!

Ah, fixar o efémero! Esse instante

Em que o teu beijo sôfrego de amante

Queima o meu corpo frágil de âmbar loiro;

Ah, fixar o momento em que, dolente,

Tuas pálpebras descem, lentamente,

Sobre a vertigem dos teus olhos de oiro!

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Eterno istante

Essere una povera morta inerte e fredda,

ieratica, distesa sottoterra,

senza sapere se nel mondo c’è pace o guerra,

senza vedere nascere, senza vedere morire il giorno.

Lume spento in alto e che riluce,

bocca chiusa alla parola che non sbaglia,

urna di bronzo che racchiude infine il vero,

ah! Essere io quella morta inerte e fredda!

Ah, rendere eterno ciò che sfugge!

Quell’istante in cui il tuo bacio avido di amante

brucia il mio corpo delicato di ambra bionda;

ah, rendere eterno quel momento

in cui, dolente, le tue palpebre scendono, lentamente,

sulla vertigine dorata dei tuoi occhi

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Florbela Espança nasce a Villa Vicosa l’8 dicembre 1894 e muore suicida, nello stesso giorno, trentasei anni dopo. Si sposa tre volte ma non ha figli. Contemporanea di Pessoa, la sua vita letteraria oscilla fra apprezzamenti parziali e mancati riconoscimenti. In vita, pubblica due antologie di testi poetici, Il Libro dei dolori e Il Libro di sorella saudade. L’intera opera poetica è raccolta in Sonetti completi, nel 1934. da Guido Borrelli, un professore italiano innamorato della sua poesia.

Florbela Espança

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