*Questa poesia è stata “montata”, come uno scherzoso collage, da Dario Capello a partire da alcune parole del mio libro Turno di guardia. È l’ennesima dimostrazione che la poesia non è proprietà di nessuno, se non dell’altro da sé.
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Non si oppone più
lo scorrere del tempo.
Ora puoi sognare giustizie
durante il sonno, puoi
appoggiare la fronte
su quello che era il mare
con i gabbiani, la spuma
delle onde, l’aria
che circonda
e quel blu
il centro, la fine e l’inizio
della vita.
Il buio non è mai
del tutto buio.
Domani non sarà così:
domani accadrà.
Guardami, guardami
come sono, bersaglio
di quella luce.
Non scrivo di cose belle
non so che farci, la luce
mi cola dalle ciglia.
Qui, nello stesso corridoio
di vertigine, qui
non verranno
i pensieri degli altri
a trafficare con parole
il bordo del foglio, intorno
a questi nomi, qui
le cose sono
di chi le ha toccate.
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