DELL’AMICIZIA. Ruggero Jacobbi

A Emilio Villa

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O pomeriggi

strepitosi di grida tra le foglie

con le corse e gli abbracci.

Conciliano a parole:

è festa breve per le mani,

col chiaro vento che mi rasserena al fischio

che inventa treni di là dal monte. Vaga

ora l’immagine d’addii:

poi più stretta, accanita agli occhi caldi

nella stanza non mia: tempi e tempi

passarono! Anche questi passeranno.

Ma non così.

Ricorderò che il vento

mi chiama, e l’acqua macera le sponde

di una roccia ch’è mia: che la tua faccia

ride ad un lago: ma partire!

Attendo

con l’alba un’altra festa di convogli.

Salirò in un sobbalzo della gola

per guardarmi morire, ai tuoi paesi:

rapido scalda i fiumi, i miei colori

pel rimorso di poi; con le tue care

donne, la casa rossa dove il cane

non tornerà a salutarmi: e parole

per un addio festoso.

Scenderò a Vado Ligure, tra i scogli

l’ultimo treno s’arroventa al mare

per me, per un bagno alla Croce:

Emilio condannato

ai pensiero del giorno e della notte

con i libri dei profeti;

e la serenità di un altro viso.

M, Ferragosto in Piandèndice, luna

primaticcia, tempi senza respiro;

Croce sugli scogli: o sodali,

al convegno vi chiedo delle strade

con tutti i miei treni: alle feste

dell’ospitalità. Dilaga

un eccessivo amore, Ma qui tutti,

al tavolo delle mie stanze,

in folla col fumo e le parole

come in sogno, tutti i vostri nomi.

Li interrogavo in sogno: poi fu vero,

ma solo questo, solo questo?

Non riispondevano, gli amici. Uno disse

poi, ma in che tempi, “Alla fiamma verace”:

sul tavolo incidevano una luna.

Ma Emilio, oh, Emilio gridò morti i tempi

de fuoco, e “via dalle baldorie”:

per valli di chiese e d’ulivi

con la memoria risaliva i boschi

a giudicare gli anni della speranza.

(1951)

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I testi sono tratti da: Ruggero Jacobbi, Quaderno brasiliano, Fermenti editore, Roma 2010.

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Ruggero Jacobbi (1920-1981), studioso della poesia futurista, sceneggiatore, regista e cronista teatrale, storico della letteratura del Novecento e del teatro brasiliano, ha scritto i seguenti libri di poesia: Poemi senza data (Porto Alegre, Hiperion 1955) Angra (Gela, Il messaggio 1973) Despedidas (Pisa, Valenti 1976) Le immagini del mondo. Poesie 1966-1976, con un ritratto di Murilo Mendes (Cittadella, Rebellato 1978). E dove e quando e come (Fossalta di Piave, Rebellato 1980) Privato minimo (Roma, Quaderni di Piazza Navona, 1980) Di che parlo (Monterotondo, Grafica Campioli, 1991) Arnoldo in Lusitania e altri libri inediti di poesia (Roma, Bulzoni 2006) Quaderno brasiliano. Poesie 1946-1960 (Roma, Fermenti 2010) Con Jacobbiana (Bulzoni, 2012), a vent’anni dalla scomparsa, Anna Dolfi compone un libro critico indispensabile, che ripercorre le diverse anime del poliedrico ed eclettico artista veneziano

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