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Estremo inverno
alloro dei cortili, riconoscere il vento
che porta cielo, io
ordino ai messaggi d’inseguire
i suoi segreti per le scale, un filo
di lavanda cinge il collo
dell’amore, se parla, se vasta mente aria:
velando gli occhi ardenti sono vesti di sola povere.
Eremi bui del freddo, custodite
l’esordio dai cronisti dei vicoli, è un evento
due arcangeli a convegno tra gli agguati
di estremo inverno. Giacigli di fortuna
mie sospese altalene alle persiane
serrate; le risate
riposino su specchi sottilissimi, i giochi
su telai del mille e cento.
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Contemplando attraverso una vetrata
Contemplando attraverso una vetrata
questa economia urbana del sole, tuttavia estate
vibrante di rami, sfrecciare tra pagine volanti,
so che ti ho incontrato sulla panchina verde
sul filo della mente che
nel principio era
amore matematico. Lontani dalle distrazioni!
Non eravamo la stessa cosa ai margini del quaderno
ma nella filigrana e nella pergamena.
E dove si strappano le vesti
dell’amore incidentale, mi aspettavi:
non potevo restare, imprecisa,
ma vivere del vertice mortale
giocando nel suo stesso terrore.
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Prove di volo
Volevo fare un cammino sulle foglie
lasciandoli schermaglie calpestate
sui sassi e la miseria, piazza del pomeriggio!
Cappotti si allontanano, ma io
tra le ciglia ho impigliato
lo splendore delle arance.
Immagino quando salirò d’impennata quelle scale.
Prima dell’incognita ferita il sole
ha dipinto l’aria del mare: eccovi ancora,
nei giardini. Lo so, per via del lapis
infilato sull’orecchio: un barbone,
semiaddormentato sui gradini, meditando
leggeva France-Soir.
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I testi sono tratti da: Giusi Busceti, Sestile, copertina di Angelo Verga, stampato a Milano nel 1991 in “Corpo 10”, la casa editrice ideata da Michelangelo Coviello. Sestile è un classico dimenticato, una percezione surreale e non lineare delle incursioni del mondo nell’io. Leggerlo oggi è rivivere la geografia della poesia da un versante segreto che sarebbe opportuno, se ci fosse oggi una giustizia poetica, scalare e rischiarare.

Caro Marco, grazie veramente per questa tua ulteriore nota di lettura. Mi hai di nuovo sorpresa, io non sono proprio abituata a questa attenzione e la considerazione ci cui concludi mi ha commossa. Proprio le poesie che hai scelto appartengono a un’antica “stagione” – avevo tra i 23 e i 30 anni, ma Michele mi fece impazzire con note e riscritture, tenendole ferme finché non si convinse a farle uscire nel 1991 (dev’essere il mio karma) ; ma sono state scritte ciascuna in una diversa stagione dell’anno e tuttavia il titolo “Estremo inverno” che ne hai tratto esprime un filo conduttore presente in tutte. Era veramente un estremo inverno quel mio periodo. Anche la gioia di vivere e il sogno o l’incantesimo dei giorni sono stati quasi sempre gelati da un guizzo di inverno estremo. Tuttavia, quella gioiosità balza cristallina e indomita qua e là dalle parole.
Devo solamente segnalarti un paio di scherzetti del malefico t9, immagino: In “Contemplando attraverso…” l’amore non è OCCIDENTALE, ma INCIDENTALE 😅 e in “Prove di volo” dopo orecchio ci sono i due punti e non un di: “… orecchio : un barbone… ” Grazie!
Un grande abbraccio, Giusi
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