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Scrive Alfonso Guida nella sua prefazione a Bugiardino:(Il Convivio Editore, 2023): «Ecco, si tratta di una letteratura composta nella stanza di una torre di vedetta, al di qua di un faro, dall’interno di un laboratorio di osservazione che redige documenti e referti perennemente incompleti e inconsistenti, carte in cui a mancare per fatalità è sempre la parola d’ordine, la chiave o il soffio di cancellazione e chiarificazione. Bugiardino è un repertorio di tentativi, la geografia umile e malinconica di un kafkiano incarcerato in forme viventi ancora forse non propriamente umane, ma al confine tra mineralità fossile e creaturalità entomologica». Un libro come Bugiardino è pharmakòn: farmaco che cura e veleno che intossica. L’autore presenta così i versi del suo volume: «Contenuto di questo libro 1. Cos’è e a cosa serve 2. Cosa deve sapere prima di prenderlo 3. Come prenderlo 4. Possibili effetti indesiderati 5. Come conservarlo 6. Contenuto della confezione». Occorre credere seriamente alla materia delle sue parole: «ancora tu / nelle mascelle dei versi / ti impasti alle parole / penetri nelle carie / e non mi lasci respirare coi tuoi filamenti / ritorni come graffio sotto la cancellatura / pirografia nel legno /infarto delle arterie». Occorre credere alla sua energia di metamorfosi: «i tuoi trucioli arrivano con la notte / sono bisce che mi scivolano sugli occhi, / sigillano le palpebre facendosi casa / nonostante l’insonnia sia una bestia / troppo feroce da domare. / non resta che una pelle bronzea da guardare / per abituarsi al buio, / vedere le labbra disegnarsi su una parete / e attendere il pizzico del giorno». Esistono libri che chiamano all’essenza dell’angoscia («nel bianco della calce / ogni latte è buio») e mostrano la via artaudiana dell’urlo («correre verso la finestra / con la bocca gravida di un grido»): Castronuovo scrive uno di questi libri. Bugiardino ammutolisce il suo lettore con parole che non lasciano scampo: «– è nei dettagli la casa delle grandi opere / non negli avverbi e superlativi assoluti / lascio che la lingua si nutra / del vento delle pagine voltate / e poi insista per inumidire l’indice / pietra focaia / per ogni retorica» (M.E.)
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Antologia
costellami il torace come la bombola
di un compressore schizzata di vernice
la luna gravida del cielo verrà forata
da una rondine stilografica
sarà l’amniocentesi del buio
e non ci sarà più tempo
per abbracciare la terra con le mani
mentre il letargo si sveglia nel torpore
di una sedia di plastica cotta
dai giorni nel cortile
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il cielo è una catacomba pluviale
una risacca di vapore che cade
su testa e spalle per allagare i nervi
distendere ogni piega con un ferro
polverizzato dall’industria della morte
un cataclisma da accogliere sulle colpe
mentre la terra bagnata si impasta addosso
e ci rende sabbie mobili
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l’autunno refrigera i cancelli dilatati
mentre una calza cancella le imperfezioni
un guardaroba vuoto tace dinanzi a un lenzuolo
e un corpo morto abbellisce la camera
– l’oblio si espande a soffocare ogni tratto
di luce che cerca varchi da esplorare
e nella geometria di questi elenchi
ti guardo lasciare il posto a un volto
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nel bianco della calce
ogni latte è buio
solo le vene dell’edera fanno ombra
al casolare, mentre dentro
i cucchiai di legno impolverano la volta
e la luce gialla del tungsteno
ci attonda frugale.
abbiamo bisogno di questa morte
calda e balsamica
dell’acquietarsi dei tornado
dei muretti sperduti –
noi siamo carne in scatola,
il pasto dei rifugiati,
la porzione della sera
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Palo Castronuovo è poeta, scrittore, editor. Ha scritto la trilogia poetica: Labiali (Pietre vive, 2016), L’Insonnia dei Corpi (Controluna, 2018), La Croce Versa (Effigie, 2022; il romanzo La Falla Oscura (Castelvecchi, 2018). Ha curato e tradotto H.P. Lovecraft nel volume Il Simbolo della Bestia (Joker, 2022), Dirige la collana clandestina apeoriodica di plaquette “Occhio nudo”. Il suo ultimo libro di versi è Bugiardino (Il Convivio Editore, 2023).
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Paolo Castronuovo
