PER “ANNI SOLARI”. Giovanni Stefano Savino

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Giovanni Stefano Savino

Anni solari XI

(Gazebo 2014)

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«Cammino più vicino al pavimento

Della casa di ieri. Non ho forza.

Ancora un giorno alla finestra, e scrivo,

e misuro le sillabe nel rigo

come da bimbo le prime parole,

e vivo in spazi chiusi, e faccio festa,

e sillaba battuta sulla coscia,

e col domani fantasia s’accorda

15 ottobre 2014»

«Posso ancora contare undici sillabe

e sulla carta, ad una ora del giorno

qualsiasi, collocarla e dire a bocca

chiusa:, è aperta la mente all’avventura

di un insieme di segni, scrivo e vivo.

Mi toglie il tempo i piedi, ma mi lascia

Le mani, e nella gabbia delle mani

Il mio sentire d’oggi tengo e serro.

15 ottobre 2014»

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Il journal intimo, il diario quotidiano di Giovanni Stefano Savino, giunge qui alla sua undicesima stazione. Lo scrittore si descrive nella sua casa sull’Arno, evoca ricordi, enumera dettagli dell’esistenza passata e presente. Usa come strumento un linguaggio piano e semplice, uno scorrevole endecasillabo dove ogni artificio è ridotto al minimo. Questa poesia lieve e feconda non insegue nessuna altra poetica se non quella di un limpido registrare cose ed emozioni di ogni giorno. Vuole tenere lontana la morte datando minuziosamente le sensazioni. Ne scaturisce il ritratto di un uomo che possiede sempre una sorprendente e sorgiva freschezza nel dire, che pratica la scrittura come un esercizio di interminabile giovinezza. Tutto quello che accade all’uomo Savino viene detto dal Savino poeta, ora dopo ora, scandendo un quotidiano che, nelle singole poesie, fa di ogni giorno un pacato ma potente atto vitale.

Fin qui, parla l’apparenza del testo. Ma, nella sostanza, leggere un diario “interminabile” (ogni volume è fra le settanta e le cento pagine circa), che sappiamo non chiudersi con la parola fine, è un’impresa chimerica, e dunque essenzialmente poetica, anche per il lettore. Non contano le singole poesie ma il disegno degli altri libri qui evocati e convocati, al punto che il poeta è sempre al centro del suo labirinto mentre scrive e scriverà ancora, come gli auguriamo, molti altri libri simili a questo, mentre noi ricordiamo quelli che lui ha scritto finora, infaticabilmente. Come afferma Nietzsche: «Ma questo non è un libro: che sarà mai / un libro! Bara e sudario! / Questa è una volontà, una promessa, / un ultimo tagliare i ponti, / Un vento dal mare, un levare l’àncora…».

Tutti i libri di Savino non sono né sudari né bare, né vogliono tagliare i ponti o levare l’ancora. Sono delle case. Delle stanze familiari. Dei terrazzi notturni. Sono la sua vista quotidiana alle cose. Il registro di una esperienza vitale dove la penna che scrive, giorno per giorno, scandisce la vita fisica del poeta che scrive e ricorda, che scriverà e ricorderà, fino all’ultimo respiro, lasciando che i versi scandiscano i suoi “anni solari”.

Nel volume che sfoglio a nota conclusa (Versi a bassa voce. Anni solari XII, Gazebo, 2015) colgo alcuni frammenti che voglio ancora annotare: «Parlo con le ombre, che mi sento accanto; / ed è un ricordare che mi lascia / dentro più solo, accerchiato al muro, // su cui è vano scrivere col gesso». Savino non può fermarsi, non può che annotare ogni attimo, perché ogni attimo è immortale nell’annunciare il silenzio futuro: «…ancora vivo, ancora scrivo. Mi raserà il tempo / e nulla rimarrà di me. Oggi sono, // oggi batto parole come chiodi». L’artigiano continuerà fino all’istante conclusivo, quando sarà il silenzio a rubargli la voce: «…Al non scritto verso lascio // l’ultimo grido, l’ultima battuta». (M.E.)

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Giovanni Stefano Savino (Firenze, 1920-2018). Per le edizioni Gazebo pubblica Anni solari (2002), Anni solari II (2004), Trialogo, con Gabriella Maleti e Mariella Bettarini (2006), Anni solari III (2007), Canto ad occhi chiusi, Anni solari V (2008), Versi col vento. Anni solari VI (2009), Lascito. Anni solari VII (2009), Le liquide ore. Anni solari VIII (2012). Versi d’attesa. Anni solari IX (2013), I gomiti sul tavolo. Anni solari X (2014), Versi col tempo. Anni solari XI (2016), Versi a bassa voce. Anni solari XII (2016).

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