DITTICI. FILOSOFI TRA PAROLE E IMMAGINI. Giuseppe Zuccarino

Dittici. Filosofi tra parole e immagini, Milano-Udine, Mimesis, 2023.

INDICE

Benjamin e l’Angelus Novus di Klee

Le lacrime del faraone

Dall’incrinatura alla creazione

Macchine letterarie. Kafka riletto da Deleuze e Guattari

Foucault e il grammatico fantastico

Linee, luci, colori

Il luogo ateologico della poesia

Agamben e la Musa della filosofia

Indagini su un poliedro

Danzare con le immagini

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Dalla quarta di copertina

Il libro comprende cinque dittici, ossia coppie di saggi, relativi ad altrettanti filosofi: Benjamin, Deleuze, Foucault, Agamben, Didi-Huberman. L’indagine verte in particolare sul rapporto che essi hanno instaurato con la letteratura e le arti visive. Per quanto riguarda quest’ultimo campo, vediamo Benjamin ispirato da un quadro di Klee, Foucault affascinato dalle opere di Manet, Didi-Huberman alle prese con una scultura di Giacometti. Ma i testi letterari non sono meno attrattivi per i filosofi: ecco dunque Deleuze che, assieme a Guattari, legge le opere di Kafka, Foucault che indaga su quelle di Brisset, Agamben che interroga gli scritti di Mallarmé. Più in generale, a essere in causa è il nesso tra linguaggio filosofico e immagini (intese sia come opere d’arte visiva, sia come figure evocate solo tramite le parole). Ad accomunare i pensatori in questione, infatti, c’è l’idea che la filosofia non costituisca un ambito separato, chiuso su se stesso, ma sia parte integrante di una cultura e di una storia ben più vaste e multiformi.

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Dal saggio Dall’incrinatura alla creazione

…Si può dire pertanto che aver subìto una certa incrinatura a livello psichico, o comunque l’aver fatto esperienza di qualcosa che destabilizza il soggetto percipiente, sottoponendolo a un eccesso di dolore (o magari di gioia), se può in certi casi indebolirne le difese, così da indurle a cedere a pulsioni mortifere, in altri e più fortunati casi può conferirgli delle capacità di pensiero e di creazione che in precedenza erano per lui inaccessibili….

[…]

Occorre dunque saper trasformare l’incrinatura iniziale in una creativa linea di fuga, ma occorre anche, mentre si è impegnati a tracciare tale linea, imparare a conoscere “i pericoli che vi si corrono, la pazienza e le precauzioni che bisogna impiegare, le correzioni che bisogna apportare di continuo”1. Solo così, secondo Deleuze, l’atto di creazione giungerà a buon fine, e il pensatore o lo scrittore potranno dire di essere riusciti ad esprimere la potenza, nel contempo terribile ed esaltante, della vita.

1Gilles Deleuze, Claire Parnet, Dialogues, 1980.

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Giuseppe Zuccarino è critico e traduttore. Ha pubblicato numerosi volumi saggistici, i più recenti dei quali, editi da Mimesis, sono: Il farsi della scrittura (2012), Prospezioni. Foucault e Derrida (2016), Immagini sfuggenti. Saggi su Blanchot (2018), Interscambi. Filosofia, letteratura, pittura (2019), Sacrifici e simulacri. Bataille, Klossowski (2021), Forme della singolarità. Da Michaux a Quignard (2022). Ha tradotto tra l’altro opere di Bataille, Klossowski, Blanchot, Caillois e Barthes.

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