BUIO SENZA NOTTE. Alfonso Guida

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Una sola parola restò, dunque, sulla bocca di Hölderlin, le altre andarono tutte via. Restò “Pallaksch!” che significava “ sì” o “ no” a seconda dei contesti e che poteva comprendere solo il falegname Zimmer, tutore del poeta. L’afasia è qualche suono, balbettio, tronco vocalico, dittongo: le macerie che nel paesaggio di una lingua restano dopo le migrazioni in massa delle parole. Capire se le parole sono uccelli come le rondini…le rondini tornano, le parole, forse, si stabiliscono in un altrove che la conoscenza umana non può toccare…oltre la cortina di buio e ferro, oltre l’apartheid nero tra Stati Uniti e Messico…la stessa disperazione…Tentò Hölderlin di arrampicarsi all’altissimo muro divisorio della notte eterna della parola? O la parola abbandona o si frantuma fino a dissolversi, se la si vuole vedere troppo da vicino e sottoporla alla crudeltà “brucia-tutto” (J. Derrida) dell’occhio, senso spietato. La parola troppo vista da vicino si perde nel suo fading, nel suo ciclone di dissolvenza. Non la si vede più, non la si può più azionare col lume della ragione e del senso. L’ afasia è un delirio a imbuto. La parola troppo riscaldata o troppo raffreddata si scioglie o si spezza, dunque, si sacrifica, si perde, si sparge, si diffonde nella dismisura marina, la si perde. La parola torna all’oceano originario. L’afasia è un viaggio di ritorno, a piedi, nelle acque della madre, con qualche sfiatare sibilante e impercettibile, il ghiaino sonoro della parola morta, il suo vagare ripetitivo di fosforo, nel grande, desolante cimitero delle voci sepolte vive, un luogo da cui, saltuariamente, si sprigiona qualche sparuto mugolio, un vagito interno, catturabile con le sonde. Dunque, Hölderlin esperimentò la trappola definitiva della voce troppo forzata che reagisce chiudendosi a riccio come una testuggine o una lumaca. Se forzata oltre il consentito, la voce, come un animale qualunque, se ne parte, se ne va per le sue ignote vie, abbandona per sempre il suo padrone. La parola finisce, così, nel gorgo, senza più restituzione. Diventa buio, buio allucinato e assoluto, buio spogliato di ogni luce propria o riflessa, un buio tragico e terribile, senza notte.

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