PER “POCO PIU’ DI NIENTE”. Marco Masciovecchio

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Un libro di versi, diviso in due sezioni, “Visioni” e “Corpi in fuga”, che turba per la straziata semplicità del dettato. Una poesia espressionista e dolente, un “viaggio di sola andata e senza ritorno”, dove l’autore inizia il suo personale calvario, segnato dall’angoscia e da “quel poco più di niente” che è la speranza: “e sono seme / che metto radice / al buio privo di luce”. I versi, classici, hanno talvolta una nitidezza sbarbariana e sembrano scritti in un tempo inattuale e tragico, che ci appartiene da sempre. L’asprezza del torno ricorda certe canzoni “disperate” di Simone Serdini, poeta senese, fra cui questa del 1404: “O mille e mille, o divulgata schiera, / che di lassù vedete il nostro oblio/ , e il vario tempo e rio / di questa nostra desolata etate /, ecco al nostro fallir l’ira di Dio!” (M.E.)

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andavo via, il capo ciondolante

dall’angolo degli occhi,

dietro le spalle,

il vento imbizzarriva il mare,

un urlo troppo forte,

difficile capire

se mi chiedeva di tornare.

*

sentivi l’urlo del silenzio

il tuono prendere il sopravvento

cosciente nel presente

non ci sarà domani.

La nebbia cade sugli occhi

s’impasta al vapore che sale

sorridi, è l’ultima stazione,

afferri la lametta

tranci carne e vene

col dito scrivi, sul bordo della vasca,

di rosso sangue la parola fine.

*

dalla tua mano

lascia ch’io cada come una piuma,

è una carezza l’aria,

impatto sulla terra

e sono seme

metto radice

al buio privo di luce

poi torno a respirare

e sono fiore

e poi di nuovo seme

dalla tua mano

continuerò a cadere.

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Marco Masciovecchio (Roma, 1967) è impiegato in una multinazionale con sede a Roma. Poco più di niente (Ensemble, Roma 2023) è il suo primo libro di versi

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