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La poesia irta e arcaica di Pibiri turba per la sua icastica energia, perché quell’energia emerge da un groviglio di oscurità. L’impressione, come scrive Antonio Fiori nella postfazione dell’ultimo libro di Antonio (Nell’entusiasmo di non sapere, Effigie, 2023), è quella di un viaggio verso continenti nuovi, nelle idee e nella lingua: «…così il vero scrittore avanza nelle sabbie mobili del dubbio, nella baudelairiana foresta dei simboli, nella landa di un’etica che riserva solo domande senza risposta». D’altronde, a epigrafe del libro, Pibiri riporta queste parole di Luigi Nono: «Dobbiamo sapere di poter precipitare in ogni momento, ma cercare, comunque, cercare sempre, l’ignoto». Questa poesia straniante, lucida, insondabile, che si tiene lontana dai territori del senso, li attraversa per trasfigurarli: «Nel mezzo del diario / donna ritenuta folle / perché in reato di emissioni / fischi filanti di uccelli // trascinata via dalla boscaglia / al rogo, giocava coi sensi, nel trascolore / delle ombre, con i seni al vento / i capelli intonsi nel transtellare // E stregoneria la sentenza / per tentativo bizzarro / di erotizzare le pietre / Sa come compiacere Dio». Pibiri cerca, fra musica e scrittura, nuovi enigmi. Alcune delle sue poesie, come nei Preludi di Debussy, portano il titolo in fondo alla pagina, in corsivo e fra parentesi, sottolineando il loro essere improvvisazioni musicali. «Dovrò esser grato al baritono / la sua voce porge un Lied / mentre gli ospiti prendono posto / tra vani e tintinnio di calici / sorride il pianista amatoriale // Fluendo fuori dalla villa patrizia / i bambini fanno giardino a sé/ Qui sul lago il mattino è certo / l’aria s’imponfa di oleandri…». Queste poesie stupite, ermetiche, inafferrabili, astratte, ci mostrano come la conoscenza poetica sia sempre un percorso obliquo, nomadico, che mai si concilia con un supino arrendersi alla logica del discorso. Il libro, fuori tono, resta un oggetto alieno, che nessun critico potrebbe classificare e da cui nessun lettore sarà consolato. (M.E.)
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Antologia
Sotto il mantello verde
le ossa musica di avorio
il piede scosceso sul pozzo di ciclamini
una pagina addormentata
del sacro guardare gli animali.
Dietro il mantello azzurro
il corpo impensabile di Maria
o un guanto rivoltato di stelle
gli ippocampi di Hubble.
Nell’entusiasmo di non sapere
sverna il tuo nome fanciullo
in entrambe le direzioni
nessuna colonna d’aria si alza
nessun sentiero di parole azzarda…
*
L’amore è il solo
a poter dire grandezza
di “Non sono qui per me…”
e chi altri
qui che aspetta
da lentissimo il crepuscolo
proprio ora inizia
a intrecciare i suoi canti
in un chiaro infondato
e colma la distanza l’udito
fino al punto in cui
un’altra distanza estranea
e coinvolta s’apre al tuo udito
trema le melodie
da quel punto sbreccia
procede e tu non sai
se quell’acuto brillìo
dice del ritorno
come barcarola a sera
su labbra di gondoliere
o di un Oltre accenna, di
arduo, tremendo forse segreto
dove tu non sei più
inizia
*
La goccia ipnotizza il vaso
è in suo potere, in scacco
benché sia traboccante
benché sia vuoto
e nessuno se ne avvede
benché si possa cadere a guarigione
anche su una comune via cittadina
e riaversi da cecità senza
potenza di luce, senza cavallo
senza i giardini ombrosi a Damasco
*
Leggere come se trovassi.
Il cammino come restare.
L’’inizio, la fine qui alla via
e a prua un Magellano stanziale.
La riva dello scultore sul tuo viso
con dita affondate nel volto,
le dita dove termina paura
e ricomposta chimera già qui
un unico corpo
*
L’oleandro nevica addosso il suo candore
il suo cadavere
sopra il corpo tagliato dal marmo
Nel vetro della squallida bottega
nel riflesso sale una bambina
dal pendolo, l’altalena è slancio, grido
al cielo che rapisce per sé i morti e i vivi,
dinamiche troppo a lungo ignorate
dalle scienze della terra
Quelle cigolanti catene hanno sì radici
anch’esse, ma ascolta, suonano a volte
come flauti
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Antonio Pibiri (Sassari, 1968). Pubblica Il mondo che riimane (Lampi di stampa); Le matite di Henze (ibidem, 2016); Chiaro di terra (L’arcolaio, 2017); Il prezzo della sposa (ibidem, 2018); In cosa consiste il lavoro (ibidem 2020); Nell’entusiasmo di non sapere (Effigie, 2023). Si interessa di scrittura creativa e di musicologia.

Antonio Pibiri
