DI NUOVO CAMMINO. Raffaela Fazio

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Se, come osserva Giancarlo Pontiggia nel risvolto di copertina del libro “ogni silloge di Raffaela Fazio, oltre ad essere uno scandaglio interiore, ha la consistenza di un quaderno morale”, è a questo “quaderno morale” che ogni critico può e deve riferirsi, commentando questi versi. Non sono infrequenti, nella poesia contemporanea, libri che evocano sentimenti essenziali, come lutto, nostalgia, amore. Ma (lo sa bene chi compone versi) non è la potenza di un sentimento a rendere poetica la composizione: è la posizione “etica” del poeta a dare al discorso quell’efficacia che Pseudolongino, nel suo trattato “Del Sublime, definisce come l’adeguatezza dello “stile” al “sentire”.

In Gli spostamenti del desiderio (Moretti & Vitali, 2023), accade proprio questo: si ha la sensazione, da lettori, di leggere la parola adeguata, “giusta” – non una di più, non una di meno – e questo “scoccare” della parola ci rende fiduciosi nel proseguire la lettura. “Se avessi saputo / quanto è vera la morte / avrei silenziato / l’assalto alle tempie / usato altre armi / avrei in me spogliato / fino all’ultima magia il nemico. / Se avessi capito / che la morte non rende ciò che porta via / in battaglia / sarebbe stato il colpo / non questo suono bianco / incessante distorto / di corno / nelle retrovie”. E appena dopo: «Non trovo la misura / del tempo che fu nostro. / Mi pare cambi peso nel pensiero. // So solo che in te tutto era vivo / e che ci tenevamo / come venuti entrambi da burrasche”. Il volume, che inizia esplorando un lutto personale, si chiude efficacemente con diciotto frammenti ispirati al diario della giovane ebrea olandese Etty Hillesum: “(30 settembre 1942. Essere fedeli / a ogni pensiero / che ha iniziato a germogliare / a ogni sentimento. / E ovunque si è / essere lì / al cento per cento” // 3 luglio 1943. Mi raccomando, amici / rimanete/ al posto di guardia / se in voi, nel profondo, / ne avete già uno. / Per me non siate infelici”. Raffaella non cerca invenzioni o superbie di stile. Abbrevia, concentra, espone: cerca il posto di guardia da cui testimoniare, il suo spazio nella e la vita terrena, per sé e per gli altri. I versi sono brevi, la sintassi sobria, ma è proprio in questa austera semplicità che accadono nuove epifanie, nuovi ascolti: «Respira. / La notte è fatta d’aria». Per ritornare al tema della “giusta parola”, della scelta precisa che include il suono di quella parola ed esclude gli altri, citiamo ancora la voce del poeta, che non esita ad essere, come la freccia si conficca nel bersaglio senza che la voce tremi: «da lontano vedremo chi siamo / non più noi / solo quello che amiamo // non esatto ma giusto / ogni tratto / ogni suono già udito / ma nuovo».

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Antologia

Nessuno ha detto tutto in vita.

Chi muore soffia

attraverso la fessura

un vapore di nubi

per chi resta

per chi alzando la testa

di volta in volta

nel bianco ritrova

un profilo

e nel silenzio il farsi

di un discorso

più lento, a prova

di tempo

ma ormai privo

di punti cardinali

un bianchissimo buio

in cui tutto è leggibile

tranne l’essenziale

forma della gioia.

*

Ritorna.

Scegli tu l’ora.

Nulla occorre che tu mi prometta

o che accada.

Ma aspetta

che ti riconosca.

Sii vero. Ritorna

perché riesca a lasciare

che vada.

*

La cella

Riesce a stringergli la mano.

Ma le sbarre sono carne.

Buio senza finestrella.

Dietro al corpo c’è un foro

come un occhio alla rovescia

forse eterno.

È a quell’occhio

che lei fa da sentinella.

*

Forse è così che impara la misura

chi ascolta

dopo anni di clausura

il rompersi inatteso dei portali

il buio tutt’intorno non più a pezzi

e l’orbita di un corpo

che è fatto di silenzio

più di quello che da piccola tenevi

in fondo a un pozzo.

*

Tanto nero

ma solo

raggiunto il fondo

senti

che non ha materia.

È un foro.

Non dissimile

dal cielo.

*

Accade

che la via maestra sia già pronta.

Nei figli, la notte si fa cava per il giorno.

Nelle tre prime rughe intorno agli occhi

il volo ha il suo corredo.

E in ogni morte

(anche la più lontana)

mette radici

il nostro ultimo congedo.

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*I testi sono tratti da: Raffaela Fazio, Gli spostamenti del desiderio, con prefazione di Alfredo Rienzi, Moretti & Vitali 2023.

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Raffaela Fazio nasce ad Arezzo nel 1971. Dopo aver vissuto all’estero per dieci anni, si stabilisce a Roma, dove lavora come traduttrice. È autrice di pubblicazioni nel campo dell’iconografia cristiana e di diverse raccolte poetiche. Ha tradotto Rainer Maria Rilke, Edgar Allan Poe, Renée Vivien.

Raffaella Fazio

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