CENTO LETTERE (2023). Marco Ercolani, Angelo Lumelli

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E’ uscito nel 2023, per le edizioni Joker, nei nuovi “Libri dell’Arca”, Cento lettere, di Marco Ercolani e Angelo Lumelli. Del volume riportiamo la quarta di copertina, co-firmata dai due autori:

«Che senso può avere questo carteggio (dopo l’era dei francobolli, dei postini…) fra due persone, scrittori, iniziato e concluso tra la primavera e l’estate del 2023? Si tratta di un colpo di testa, di fortuna, di un parlare quasi sottobanco, per vedere se il linguaggio possa essere già nostro, o non ancora? Uno dei due, senza fare nomi, spergiura di non avere mai scritto lettere, d’essere stato sempre in attesa, come se il linguaggio dovesse arrivare da fuori, anche senza di noi… Come mai questa incredulità, poi questa piccola furia? a interrogare, a rispondere su questioni che sembrano di mestiere, come il mestiere di scrivere, ma che dello scrivere osservano il momento critico, il linguaggio interminabile, le sue pretese, il suo fastidio? Ne è nato questo volume di cento lettere (cento perché gli autori si sono accorti che era ora, appena in tempo per smettere). Più che improvvisate, sono lettere improvvise, urgenti ed istintive, ombre del corpo sul foglio, come una letteratura fantasma, in ore tarde. Persone, dunque, più o meno “ammalate di scrittura”, che si scambiano lettere, sempre più ansiosamente, prima e dopo la poesia – come se essa fosse il momento che ci mette a tacere – momento cercato profondamente, ma dal quale uscire, da capo, nell’alternanza dei toni, come suggerisce Hölderlin, colui che ha scatenato questa smania di condividere, di prendere parte comune. Due voci distinte, che non vogliono l’unisono, piuttosto la diversità pura e non mischiata, persone che prima di quest’esperienza s’erano viste quattro volte nella vita, a distanza di anni, improvvisamente accomunate da un verso fatale: «Abita la vita ed è lontana» (Hölderlin: Die Aussicht / La veduta) – che forse non è la traduzione di un verso, ma il collasso di un grande significato, temibile. Come non pensare che questa lontananza sia un’esperienza di vita allo stato puro, la più luminosa follia, quella che il linguaggio trova dentro di sé, appena provocato, pur tenuto a bada dall’esistere paziente, rendendoci creature che amano rimanere?».

M.E.-A.L.

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