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Per Dittici e Linguaggio e follia
In Linguaggio e follia (Joker, 2023) e Dittici. Filosofi tra parole e immagini (Mimesis, 2023), Giuseppe Zuccarino analizza in profondità quel nodo materiale e materico che viene a crearsi tra parola e autore. Diverse, è vero, sono nelle due raccolte di saggi le linee di indagine, ma comune è la ricerca attenta che il critico persegue e condensa nelle sue analisi e riflessioni estremamente accurate.
In Linguaggio e follia le invenzioni verbali di Roussel, Artaud o Zürn vengono esaminate su un piano essenzialmente letterario, ma tenendo comunque presente la storia clinica degli scrittori studiati. Si instaura così un nesso con la parola che privilegia l’universo creativo di ogni autore, mostrandoci come manie o disagi esistenziali possano assumere una valenza più ampia, capace di oltrepassare la soggettività del singolo. La decostruzione della realtà esterna e la distruzione, se vogliamo, della ragione trovano nella parola una costellazione di significato che può apparire asistematica ma che, se la si indaga con acume e sensibilità, diventa plausibile e persino, per certi aspetti, necessaria. Zuccarino ci mostra, infatti, come possano esistere matrici e ontologie che, pur esulando dal comune pensare, hanno in sé una visione identitaria, che ci restituisce la complessità e la problematicità del nostro essere e stare nel mondo. Occorre, certo, seguire questa visione nella sua sostanza, liberandola da preconcetti o distorsioni. Occorre capirne il movimento, cogliere quelle correlazioni a prima vista misteriose e che invece sono sorrette da un rigore nel contempo oggettivo e progettuale. Occorrono, in altri termini, sia la capacità di esplorare l’interiorità di un uomo, dell’uomo, sia la capacità di saper stare nella linea di demarcazione tra irrazionale e razionale, interpretando questo discrimine nelle sue contraddizioni, ma anche in ciò che può contenere di fattivo e creativo. Tutte capacità, queste, che contraddistinguono la ricerca e i saggi di Zuccarino. Il suo saper vedere e interpretare, il suo seguire trame e movimenti, restituendoci tutta l’autenticità e la complessità di un autore, di un suo libro, di una sua parola o immagine, sono infatti la cifra e l’essenza della sua ricerca e riflessione.
Emerge, questo, in Linguaggio e follia, ed emerge anche in Dittici, dove in particolare egli analizza il rapporto che alcuni filosofi, tra cui Deleuze, Benjamin e Foucault, hanno instaurato con la letteratura e le arti visive. È un universo, quello che viene a delinearsi, dalla fisionomia molteplice e composita. E non potrebbe essere diversamente, quando a tesserne la fisionomia sono pensatori, artisti, poeti, pittori… Punti di vista che si incontrano, dialogano e si oppongono, ma che delineano sempre aree che sono modelli di scambio, corridoi in cui far convivere destini di natura diversa. Nel saggio Beniamin e l’«Angelus Novus» di Klee, per esempio, il linguaggio filosofico di Benjamin convive con quello pittorico di Klee, come anche convivono il mondo terreno e quello ultraterreno e mistico dell’Angelus Novus, e così da questi dialoghi, incontri e opposte nature nasce un mondo in cui ogni cosa vive e si dice in un riposizionamento di prospettive, che in parte annuncia e in parte enuncia le molteplici polarità dell’uomo e della sua esistenza.
Uomo ed esistenza, si è detto: il pilastro dei saggi di Giuseppe Zuccarino. Perché centrale nelle sue riflessioni è sempre l’uomo, un uomo in bilico tra realtà e creatività, tra linguaggio (filosofico, poetico, visivo…) e ricerca della verità, tra razionalità, inconscio e irrazionalità da un lato, tempo, storia e destino dall’altro. In bilico “tra e in tutto questo” ma anche “da tutto questo”, mai separabili, perché, come ci rivelano Linguaggio e follia e Dittici, “tutto questo” è la mappa e la legenda dell’uomo, quella fenomenologia e ontologia da cui poi discendono, e procedono, le logiche dell’ermeneutica e/o della rimozione, nonché le elaborazioni della storia e della temporalità, del linguaggio e della creatività, messe in gioco di volta in volta. Logiche ed elaborazioni che riguardano, è vero, l’autore su cui verte ogni singolo studio, ma che – per la trasparenza e la chiarezza con cui vengono presentate – cessano di essere le logiche e le elaborazioni di quel particolare autore per diventare le pensabili e potenziali coordinate dell’esistenza intesa nella sua totalità. L’orizzonte di ciascun saggio, così, si amplia e si fa probabile evento, uno sconfinare che solo la capacità critica e la sensibilità di Giuseppe Zuccarino hanno potuto e possono rendere possibile.
Silvia Comoglio
