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Marigold e Rose él’unico testo in prosa di Louise Glück, escludendo naturalmente i due saggi e anche l’ultimo, pubblicato prima della sua morte. Due nomi, che non sono quelli reali delle nipotine gemelle figlie di suo figlio ma che evidentemente le evocano per sesso e per età e in cui vanno a confluire due modi di essere, e di Louise stessa e di tutti noi. Due fiori, la calendula e la rosa, quasi complementari nel loro senso, se pensiamo alla provvisorietà della prima, pianta annuale, e alla stabilità della seconda, pianta perenne.
Eppure, al di là dei veli sotto cui si muovono i due nomi, al di là dei segreti che come in una caccia al tesoro tentiamo di cogliere sfidando l’apparente semplicità con cui Louise li nasconde, sono due bambine che noi vediamo, essenziali nei loro tratti, proprio come la copertina le raffigura, esigenti del nostro sguardo che, rimbalzando tra l’una e l’altra per differenziazione, ne possa portare alla luce i caratteri e a compimento le forme.
Marigold e Rose rappresentano infatti due possibilità di essere in sé e nel mondo, la prima tutta volta all’interno, la seconda all’esterno, la prima già avviata dentro la trama dolorosa delle cose – i nasturzi decapitati dai coniglietti nel giardino di casa – e non sfuggirà quel vezzeggiativo che rende ancora più sorprendente la crudeltà dell’animale, le ombre dentro cui si muovono il padre e la madre, la malinconia della festa del primo compleanno, quel tendere continuo a cogliere il tempo per frammenti come a sottrarre valore alla sua inesorabile perdita; la seconda, placida nella soddisfazione dei suoi bisogni elementari, compiaciuta dei fiocchi viola delle sue prime scarpe, sa invece sorridere al mondo, sa gustare la glassa rosa della torta, mentre dal seggiolone Marigold guarda cupa il suo gioco con le briciole.
Rose resta salda come il fiore del suo nome, agisce, asseconda la vita, nomina precocemente le cose; Marigold osserva e tace e, mentre la sorella dorme serena nella sua culla la notte del compleanno, cerca di resistere al sonno opponendogli la vaghezza inquieta delle prime parole di ogni favola, “tanto tanto tempo fa”, oppure “c’era una volta…”.
Ma è proprio in virtù di questa sua inconsapevole ricerca delle parole tese a schiudere il mistero della favola, che in lei lentamente accade il sogno, il linguaggio, e nel sogno scrive il libro, il suo libro, un vero libro per le persone che sanno leggere, non di parole ma al di là delle parole, prima delle parole, tutto fatto con i segni-semi delle sue prime impressioni e dei suoi primi desideri e che la notte, come terra-pagina generosa, accoglie e muta nella storia di Marigold e di Rose.
Come non pensare a quel punto finale della Recherche in cui in realtà la Recherche inizia?
(10-11-2023)

Louise Glück
