
B. Traven (alias Hal Croves, Wilhelm Scheider, Otto Froge, Otto Wienecke, Ret Marut) è un misterioso scrittore e anarchico tedesco. Si ignora la data di nascita. Probabilmente è morto nel 1969. Ha scritto diversi libri, tra cui La nave morta, La ribellione degli impiccati e Il tesoro della Sierra Madre, da cui John Huston ha ricavato l’omonimo, leggendario film con Humprey Bogart. Qui viene riportata la conversazione di B. Traven, nel 1962, con un funzionario di polizia che lo interroga sulla sua identità a Tampico, in Messico.
Mi chiamo Hal Croves.
Controlli i documenti, se vuole. Sono nato a S. Francisco. L’atto di nascita? Ma, agente, ha mai sentito parlare del terremoto di Frisco? Tutti i documenti li hanno inghiottiti le macerie. Hal Croves, ripeto, ma soffro di amnesie. Ora che insiste ricordo…Un attimo, non mi faccia fretta. Chi sono? E qui dove siamo? A Tampico, in Messico? Davvero? Sì, mi chiamo Otto Froge. Sono nato a Schwieben, Germania. Ora si chiama Swiebodzen, è in Polonia.
Dico la verità, certo, Perché dovrei mentire? Forse il mio nome potrebbe essere non Otto Froge ma Otto Wienecke. Ho qualche disturbo di memoria. Non prendo per il culo nessuno. Io sono uno scrittore. Io sono B. Traven. Non conoscete il mio nome?
Sì, ho scritto parecchi romanzi. Ricordo La nave morta. Descrive una nave in cui vivono esuli, stranieri, apolidi, esseri umani dichiarati inesistenti da stati democratici e tirannie. Sono tutti dentro quella nave e non toccano mai terra. Parola mia. Parola di B. Traven.
Se ho avuto altri nomi? Una volta mi chiamavano Ret Marut, ero funzionario della Repubblica di Baviera.
La mia professione? Scrittore, da sempre. Ho scritto Il tesoro della Sierra Madre. Huston lo ha girato a partire proprio da un mio libro. Film indigesto, amarissimo, con tre cercatori d’oro, Bogart che impazzisce, diventa assassino per bramosia, viene massacrato da ladri messicani. Poi, alla fine, i sacchi, pieni di polvere d’oro, vengono caricati su degli asini, ma nasce una tormenta di vento, i sacchi si spaccano, la polvere volerà via per tutto il deserto, per tutto lo schermo, polvere e oro, come vorrei volassero via le mie ceneri, a Chiapas, dopo che sarò morto e cremato.
E lei, perché mi perseguita? Ha fatto irruzione in casa mia come un bandito. Come faccio a credere che è un poliziotto? Ne ho visti a migliaia di documenti falsi.
Mi chiamo B. Traven. Adesso mi lasci solo. Finisco di vedere questo telefilm, La vita di Arthur Curtis. È della serie Ai confini della realtà. Un uomo tranquillo, un dirigente bancario, sta partendo con la moglie per un viaggio desiderato da anni. Ma l’uomo tranquillo scopre, con orrore, di essere l’attore che interpreta quell’uomo. Arthur Curtis non esiste. Esiste lui, l’attore che lo interpreta. Guarda il regista che gli dà istruzioni. Tutti lo chiamano con un altro nome. Ma Curtis è costernato. Rivuole quella vita, la vita che interpreta. Alla fine buttano via il copione. Il film è interrotto. Ma lui fugge verso gli studios; ritrova, mentre sbaraccano la scena, per un attimo solo, le pareti del suo ufficio, dell’ufficio di Curtis, trova la segretaria sorridente, la moglie che arriva. La abbraccia, facciamo presto, sorride, partiamo. Il telefilm finisce così, con un aereo che decolla. Curtis non è fuggito dalla sua vita come un cadavere, chiuso dentro una bara di acero, ma come un personaggio inventato, ed è scomparso nella piega di una storia immaginata.
Se ne va già via? Io mi chiamo Traven. B. Traven. Vuole forse leggere un mio libro? Pensi che ne ho ancora parecchi da scrivere. Magari, in qualche libreria, ne troverà uno… Ehi, a quel barbone, là, nella bettola più lercia di Tampico, gli regali un biglietto gratis. Al cinema, stasera, danno Il tesoro della Sierra Madre…
(M.E.)
Il testo è tratto da: Marco Ercolani, A schermo nero, QuiEdit, Verona 2010.

Humprey Bogart, Il tesoro della Sierra Madre
