COME UN METODO. Ercolani, Lumelli


22/1/2024

Esistono libri che dovrebbero turbare per l’originalità della composizione. Il carteggio Ercolani/Lumelli (raccolto in Marco Ercolani, Angelo Lumelli, Cento lettere, Joker, 2023, I libri dell’Arca) ne è testimone: nasce da una breve trance di tre-quattro mesi, che ha pervaso gli autori. Si potrebbe definirlo: un vento di poetiche. È qualcosa che non si legge tutti i giorni. Eppure, nonostante le belle opinioni di alcuni amici e la bella confezione in libro, è stato appena sfogliato, forse neppure letto. Infatti, come può generare attenzione o desiderio di lettura un libro così intimo da mescolare amicizia, poesia, riflessioni, divagazioni, senza prefigurarsi nessuna mèta? È una scrittura errabonda e concentrata, necessaria a chi la produce, e a nessun altro. I nostri neuroni a specchio ci inducono a mutare per poi tornare più veri a noi stessi, arricchiti dall’altro. Speculare, specchiarsi, essere felici: un’amicizia è nata e dalla sua miniera sono usciti fossili vivi, soffi, idee, ora esposti nel tu per tu di un fraseggio epistolare (anche se, come sappiamo, la lingua prende sempre alle spalle, tenera e crudele, e non consente lettere ma lampi). Marco


23/1/2024

Carissimo Marco, caro infermo, tu che conosci le grandi virtù della malattia, per intanto ti auguro di stare bene, di ridurre l'ambizione di andare oltre - insomma, fermati alla buona salute!  A proposito del testo che, compiuto, in formato signorile, si riapre e continua - in altri, i lettori - per cui si oscura, s'illumina, diventa cenere...una leggera componente dell'aria, una pulviscolo - questo pensavo, nei tempi della difficile purezza, in merito ai compiti della critica: un prolungamento del testo, offrendogli resistenze, per cui si vedesse lo sforzo tattile di passare nelle menti, incontrando coscienze... Il linguaggio si attua tra chi lo parla? - auguri!  - penso invece che  il linguaggio si apra alle spalle di chi lo parla, tanto da essere temibile, da indurre al silenzio, a fare mille scuse! Chieder perdono al linguaggio: ecco un buon comportamento preliminare per la poesia! I guardiani del linguaggio, delle opere? -  ormai come i social! -  mentre corrono verso il Grande Uno, straccioni della metafisica! puah!  Per fortuna esiste ancora la solenne morte individuale, la Tacita Signora che ci sottrarrà il linguaggio - colei che intensifica, che spoglia... per cui, io penso, ciò che si scrive è per Lei, intesa come la madre futura... Se sono fuori di testa? Penso di no. Non c'è alcun luogo comune, se non quello strettissimo del corpo, a tu per tu... Questo rapporto formidabile e fatale viene impedito dalla generalità, dalla ripetizione dei similari...Fanculo allora! Il nostro libro? per me ha avuto il premio più grande. È nato involontariamente, ha generato ciò che oscuramente cercava, un'amicizia, un dialogo di fiducia rara...Sarebbe bello farlo vivere come un metodo, un piccolo esempio di come si genera un pensiero, un'alleanza, una diversità amica... Non accadrà . se non nei confini che noi (due) riusciremo a tenere fermi, visibili, concreti, segnati da sbarre... Sono convinto, mai come ora, che i confini siano la porte dell'umiltà e della prudenza, i varchi della verità interrogante...Quindi bene che i generalisti non ci caghino - ci rimangono ancora tutti gli individui! Questo - lo senti? - è entusiasmo, nella più grande solitudine. Ti offro la mia mano d'opera, purtroppo molto danneggiata, per fare qualcosa di confinato e felice. Ho fasciato intendere ai miei amici, taciturni, che è in atto una mia conversione, che il linguaggio mi ha fatto segno... Ho bisogno di interrompere, di cominciare, di finire! Tutto ciò per dirti che ti voglio bene. Angelo


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