ARIEL. Sylvia Plath

(traduzione di Amelia Rosselli)

Stasi nell’oscurità.
Poi gli azzurri insostanziali
Versano cime e distanze.

La leonessa di Dio,
Come uniti cresciamo,
Perno di tacchi e ginocchia! – Il solco

Si spacca e passa, sorella al
Bruno arco
Del collo che non posso fermare,

More dal negro occhio
Spargono cupi
Ganci –

Boccate nere di dolce sangue,
Ombre.
Qualcos’altro

Mi tira in aria –
Cosce, capelli;
Scaglie dai miei tacchi.

Bianca
Godiva, io mi sbuccio –
Mani morte, urgenze morte.

E ora io
Schiumo come grano, uno scintillio di mari.
Lo strillo del bambino

Si fonde nel muro.
E io
Sono la freccia,

La rugiada che giace
Suicidale, una con la spinta
Nel rosso.

*Il testo è pubblicato in: Sylvia Plath, Le muse inquietanti, Mondadori, Milano, 1985.

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