A CASA DEL POETA

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Anfora clandestina

Sonetti di Alfonso Guida

Tavole di Giuseppe Caccavale

Libreria Dante&Descartes

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“I detriti potranno fare / povere cose miracolose”. Con questi versi Giuseppe Caccavale, co-autore, con Alfonso Guida, di Anfora clandestina, edito da Libreria Dante&Descartes. chiude, citando Lorenzo Calogero, la sua postfazione al libro. Che non è un libro ma un atto d’amore dell’artista per il poeta: i Sessantasei Sonetti di Guida, suddivisi in quattro parti, sono accompagnati da dodici acquarelli dii Caccavale, che ritraggono, in armonia con la poesia di Alfonso, dettagli della dimora del poeta a San Mauro Forte, il paese isolato della provincia lucana, il “selvaggio borgo natio”, dove Alfonso è nato e vive.

Per iniziare a parlare di questi Sonetti fluviali, rigorosi, surreali, totalmente reali, inizierò con Ho destinato a occhi chiusi i miei versi: “Ho destinato a occhi chiusi i miei versi, Non ho visto le mani a cui donavo / né gli occhi su cui, nudo, mi sporgevo. / Ogni verso un’onda, una zolla, un passo / lungo o breve, i miei versi scolpiti in vie, / schiusi a frutti, i miei versi un po’ per tutti, / lutto che non è mai d’un solo morto. / Sono resine, passanti che piangono. / Tu ascolti aneddoti della paura, / gli episodi con la pura presenza / della fine in ogni battuta. I versi / sono il tempo dei limiti e degli argini, / la notte domata e chiusa nei volti / degli assenti in cui, muto, ti continui”. Il lettore, per accedere al mondo del poeta, deve fare un atto di immersione nelle sue architetture. Non chiedere o aspettarsi né un senso né un suono definiti: soltanto ascoltare la litania che pervade i versi nell’attimo in cui sono stati creati ed essere presente, in una trance condivisa. Basta un attimo di distrazione e tutto si polverizza. Il senso vero è sentire la voce del poeta vibrare nella propria pelle quasi che noi lettori scrivessimo con lui la poesia che leggiamo. “Senti il peso dei passi, / la storia nella voce dei ragazzi, / l’ombra che trattiene l’alba nei pazzi; / la mano che porta nel pugno i sassi. // Come il vento, a notte, dopo la pioggia, / come l’aria che scopre, lenta, gli occhi, / spoglia la pelle e al primo sguardo appoggia / la parole che aspetti il mondo tocchi, // La vita è l’ansia di fine dei giorni / che spezza i sogni e il fiato dei richiami, / la voce amata promette i ritorni. // Le ombre, come i cieli, abbassano i rami, / Sono un grido che dissolve i contorni / terrestri, tu che lontano in chi ami vai”.

Giuseppe Caccavale, che accompagna questi sonetti con pudici acquerelli che evocano muri, scritte, paesaggi, oggetti, della sua casa, parla di uno “spazio romanico” nella poesia di Alfonso, di pietre squadrate, di costruzioni geometriche. Nulla di più esatto. Ma il romanico di Alfonso è tellurico, barbaro, inquieto. Non consola. Scrive Guida nel suo diario interiore: “Perché  Hölderlin  si rinchiuse nella famosa torre? Per non subire le umiliazioni giullaresche e grottesche della follia. Fu previdente. Si rinchiuse perché nessuno potesse ridere di lui”. Alfonso Guida non scrive poesie. È poeta-filosofo in ogni momento della sua vita terrena, vita senza fondo, come ci conferma in quest’altra pagina di diario. “ll senza-fondo è un concetto visionario, un ontologia trascinata nella tendenza degli occhi a formalizzare materialmente ogni cosa. Il senza-fondo è il fondo nero dell’abisso. Il nero è la cancellazione del fondo. Si può vivere, dopo la guarigione dalla malattia psicotica, sul senza-fondo. È una vita di sospensione o galleggiamento. Equilibrio sui fondali. Cosa ci sarà? Quello che ci hanno detto: meduse e coralli, alghe e sirene”. La dilagante passione di Alfonso nel dire di sé in ogni istante fa della sua scrittura fantasmatica e tattile un sismografo che non smette di registrare ogni sussulto della voce, ogni dettatura interiore: “Corre il passo di chi varca la luce / più oltre il tempo e traduce / le parole smarrite, le ombre fuse / tra le carte al nero delle ombre eluse”. La sensazione, quando si legge un libro di Alfonso, è che la sua voce continuerà, oltre i confini terreni, a risuonare con ”quelle pagine inchiostrate di mondo” (Giuseppe Caccavale). Ecco, in sintesi, questo suono: “Io stridore. . Ogni giorno / passa crollando, nudo”.

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Bambola di stoffa al muro nella camera da letto
Frase trascritta da Alfonso nel salottino con cassette di fogli e buste con libri
Veduta esterna dal salottino
Davanzale del terrazzo

Frase trascritta da Alfonso sul muro della camera da letto

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