NOTA DI LETTURA A L’ALTRO DENTRO DI NOI (Biblioteca Anterem, 2024)

La premessa fornita da Marco Ercolani sulla quarta di copertina del libro “L’altro dentro di noi” offre una visione intrigante della sua ultima opera. Si tratta di un’autointervista in cui le domande rivolte all’autore sono omesse, lasciando solo le sue risposte “lacunose e sospese”. Questa struttura, decisamente insolita, suggerisce un’esplorazione profonda e personale della mente dell’autore, in cui emergono temi legati all’utopia di una vita resistente agli attacchi contro la stessa vita, e all’opposizione al silenzio, alla morte e alla follia.
L’autore che è scrittore, ma lo ricordiamo, anche psichiatra, esplora l’idea di una vita che possa pensare “essenziale tutto quello che potrebbe essere rispetto a quello che è”, suggerendo una sorta di tensione tra la realtà e le possibilità immaginate. Questo gioco dell’arte abbandona le superfici confortevoli per immergersi nei pericoli delle profondità, nel territorio del non-detto, nel cuore di sé stesso.
La citazione “La psiche umana è un albero con tutte le radici visibili” suggerisce un’immagine potente della complessità interiore dell’uomo, con tutte le sue radici esposte e visibili. Per lo scrittore che aspira a essere un nomade della propria mente, la psiche rappresenta una sfida considerevole, in cui l’esplorazione non avviene attraverso l’estensione di territorio fisico, ma attraverso la profondità di un singolo punto. Questa sfida-esperienza fa pensare a un film documentario di Guy Beauché uscito in Francia nel 1922 dal titolo Deep time, una sorta di esperienza fuori dal tempo dove un geologo-ricercatore si costringe a vivere per due mesi (previa preparazione psicologica) in una grotta, mettendo in evidenza un orologio essenziale all’organismo: quello biologico, in un ambiente ostile e angosciante, senza nozione del giorno e della notte. Il tutto per rispondere alla domanda: come l’essere umano si adatta alle difficoltà? Come riesce (se riesce) a superare gli ostacoli?
Ma tornando a Marco Ercolani, visionario di cose vere, l’invito rivolto al lettore di inventare i titoli dei libri futuri dell’autore aggiunge un elemento interattivo e creativo all’esperienza di lettura. Egli si pone come una “pietra paziente”, lasciando al lettore il compito di immaginare e inventare, suggerendo una collaborazione attiva tra autore e lettore.
In breve, la premessa dell’autore ‒ che sintetizza mirabilmente le varie anime del poeta ‒ promette un viaggio stimolante e profondo all’interno della mente e dell’immaginario, invitando il lettore a esplorare le profondità della propria psiche e a partecipare attivamente alla costruzione del significato dell’opera.
Forse potremmo ipotizzare L’altro dentro di noi come un invito a sopravvivere?
