NEL SILENZIO CHE PIEGA L’ERBA. Mauro Ferrari

**

Non mi inoltro in una nota di lettura dell’ultimo libro di versi di di Mauro Ferrari, Seracchi e Morene (Passigli, 2024), ma resto avvinto da una poesia dove lutto e natura si confrontano. I due versi “quando comparve la pietra / nel silenzio che piega l’erba” disegnano una quiete che è la quiete del day after, il lungo “dopo“ che riguarda ognuno di noi. I versi di Mauro, come ci ricorda Giancarlo Pontiggia nella sua prefazione, “sono sempre stati percorsi, fin dalle origini, da un rigore di indagine che riguarda non solo l’uomo e la sua coscienza, ma anche l’uomo e l’habitat naturale e sociale, in cui vive”. Questo rigore domina l’intero libro come un bisogno inesausto di civiltà, di lotta contro il sopruso, ma anche di prudenza, “perché nemici imprevedibili / si celano nell’erba e nelle strette di mano”. Mauro qui ci presenta non solo lo sguardo del critico attento, del poeta consapevole, ma quello del testimone di uno tsunami che ha schiacciato la nostra civiltà ma non per questo rinuncia alla traccia del dicibile, anzi espone con fierezza le sue parole. “Farfalle” e marmotte”, che “dibattono di cause e conseguenze”, sono il simbolo stranito di un “essere-al-mondo” che ha rimosso la necessità del lutto e si è perso in un’assurda chiacchiera sul vuoto.

**

C’è stato qualcosa tempo fa

e la sua impronta ancora urla

sospesa nell’aria.

Nessuno però ricorda venti

a flagellare gli alberi né fiamme,

ma solo una strana quiete all’indomani,

quando comparve la pietra

nel silenzio che piega l’erba:

da allora è attesa insopportabile,

un lutto che non ci abbandona.

In questo lungo dopo

farfalle e marmotte infervorate

ancora dibattono di cause e conseguenze.

Lascia un commento