ODISSEO RITORNA COME MIGRANTE. Rosa Tinnirello

Sotto la coperta d’oro’ di Riccardo Infante racconta l’attualità del mito

Esce per l’editore ‘Ensemble’ di Roma Sotto la coperta d’oro, un lungo monologo in versi di limpida musicalità in cui Riccardo Infante, poeta e storico, ci invita a riflettere sul fenomeno delle migrazioni globali attraverso un fitto contrappunto tra il mito di Odisseo e l’esperienza di apolide e sradicato dell’autore stesso. Infante ci stimola a riflettere sui fondamenti dell’impegno umanitario, raccontando la civiltà occidentale come sintesi del mondo greco, mediorientale e nordafricano, con le sue luci, i suoi colori e i suoi profumi. La coperta d’oro del titolo, è al contempo, molto concretamente, la coperta termica in cui si avvolge il profugo, il migrante, il naufrago, ma rimanda anche al sogno di una vita migliore, al riparo dalle tragedie della guerra, della fame e dello sfruttamento. Allude, anche, ad una dimensione fiabesca, così come ogni fiaba dovrebbe essere un viaggio a lieto fine. L’eroe omerico, protagonista dell’Odissea, è figura diacronica che attraversa la storia della letteratura occidentale e rivive, oggi, nelle vesti del profugo, del naufrago, dello scampato dalle guerre d’Asia e d’Africa che attraverso un viaggio, periglioso e dolente, cerca di raggiungere un luogo di salvezza, un futuro migliore, una Itaca verde per sé e per i propri figli. Là dove oggi si afferma sempre più una cultura del respingimento e della chiusura, l’autore propone un’idea di rinascita. La stessa Europa, staccata dalle sue radici mediterranee, rischia di inaridire, isterilirsi in un glaciale inverno demografico che è anche impoverimento politico, ideologico e declino economico.

Ma l’opera di Infante chiede di essere letta anche ad un livello filosofico più profondo. i parla di un essere umano gettato sulla terra come un viandante, come un esploratore sempre aperto al nuovo, pur nell’eterna nostalgia di una origine superiore, di un’età dell’oro forse solo sognata, collocata in un passato mitico. Per questo l’uomo è ‘Wanderer’, per natura destinato ad una dimensione superiore e, se si ripiega in un privilegio esclusivo, rinnega se stesso, ripudia la propria essenza. L’autore, fuggito dall’Iran all’epoca della rivoluzione Khomeinista, racconta in prima persona lo sradicamento culturale e spirituale dell’Europa e l’ambizione a una civiltà capace di integrare e arricchirsi attraverso il confronto con l’Altro. E al contempo lo sgomento di chi approda in un mondo ostile, che lo vede solo come un reietto e una minaccia. Il migrante è un moderno Odisseo che, sopravvissuto alla persecuzione e alle avversità degli dei, degli uomini e dei mostri, dei poteri politici, degli interessi economici, dei mercanti di uomini, approda in una terra cui comunque non apparterrà mai e che forse sarà quindi solo una tappa del suo pellegrinaggio metafisico o la tomba di ogni sua speranza. L’Hub di Lampedusa e la spiaggia di Cutro, diventano, così, metafora in negativo di una Itaca che sempre si nega.

Infante ci invita quindi alla ricerca di noi stessi e del nostro più autentico destino, ultima opportunità di rifioritura della civiltà democratica dell’occidente.

**

“Quell’Omero che ha parlato di me,

che delinquente, che bugiardo – un uomo

da nulla, si sa, cieco, forse, o zoppo –

come dire turpe, vile, sciancato –

un vero buono a nulla,

una canaglia, un cialtrone. Diceva

di un principe in esilio, di un re

venuto dall’Asia: un uomo valente,

coraggioso, astuto, un uomo esperto

delle cose della vita

e della morte; un combattente, agile

a cavallo, pronto di mano,

abile nell’inganno.

Vero tutto questo, per carità, e anche altro

di cui non si è mai saputo – ho visto e vissuto

a lungo, sotto molti padroni, mi sono camuffato

dietro tanti nomi,

e tanto ho subìto e mi è capitato

negli anni. Non ho scelto

la sabbia e la pietra, l’altipiano sterile

dove sono nato – avessi potuto

mi sarei dato una culla migliore.

Nessun deserto è casa; ma ero convinto

di avere alti natali, origini regali

oltre l’Elburz, oltre le cuspidi

del Damavand, oltre il grande mare

morto, e il giardino che ora è una palude,

una piaga della storia,

un vortice, un buco nero del progresso,

un deserto dello spirito,

un dio che non dà tregua”.

‘Perché sono approdato

qui, a questo deserto strano,

così lontano dal mio,

di lava nera e di ginestra,

d’agave odoroso e di limone?

Nessuno sfugge al suo destino,

lo so bene. Mio cugino è morto,

quindici giorni fa, nel braccio di mare

che separa l’essere dalla civiltà, tra la Ionia

e l’isola di Lesbo;

e mio padre giace, dimenticato,

in un cassone frigorifero bosniaco,

ermeticamente sigillato.

Che questa carne possa riposare

sotto il cielo verdeazzurro

del vostro amaro mare;

le orbite vuotarsi, le ossa perdersi

tra ventagli di corallo,

rinascere dimora per i polpi –

o chissà che.

Cosa importa? Tutto è bene.

Questo che porto con me, però, questo

fardello in cui di mio c’è solo sangue,

seme, rabbia e nostalgia,

è semplicemente vita,

vita della mia vita;

e a te caritatevole l’affido.’

**

Rosa Tinnirello si è laureata a Catania in lettere moderne. Ha conseguito, a Roma, un master in management culturale e ambientale ed ha effettuato uno stage ai Musei Capitolini. Ha collaborato con ‘Vedere a Roma’ (inserto del giornale dell’arte) e con il portale Teknemedia.net, scrivendo articoli su arte e cultura. Ha collaborato con Greenpeace, Legambiente e WWF per promuovere l’addio al nucleare. Ha sviluppato il progetto ‘Social street Palermo’, esperienza di condivisione e valorizzazione di spazi e di idee, citata come esperienza virtuosa nel volume ‘Lo stato aperto al pubblico’ (il Sole 24 Ore, 2014). E’ stata social media manager per l’iniziativa del Comune di Palermo #palermowelcome. Nel 2017 ha diretto il progetto sul riciclo artistico ‘Trasformazioni’, finanziato dalla Regione Sicilia. Il suo più grande amore è la ricerca della bellezza in tutte le sue manifestazioni. Ha vissuto per diversi anni a Roma e poi a Palermo. Attualmente vive a Milano.

Riccardo Infante è nato a Brindisi nel 1964 da famiglia mista italo-
canadese, ha trascorso infanzia e adolescenza in Iran. Laureato in
filosofia nel 1988. Ha insegnato Storia e Filosofia in licei privati e statali
di Milano e provincia. È autore di numerose pubblicazioni di carattere
divulgativo presso varie importanti case editrici (tra cui: Signorelli,
Einaudi, Mondadori, Minerva Italica). Vive a Milano. Nel 2021 ha
pubblicato la sua prima silloge poetica, L’estate dei cani (Gattomerlino).

**

Riccardo Infante

Rosa Tinnirello

Lascia un commento