L’OMBRA DEL FUMO. Lettera di Daniil Charms

2 gennaio 1920

Cara Danila Klvina,

Non sento nessun rumore, come se l’intera orchestra fosse coperta da strati di neve. Ma vedo e sento ogni musicista suonare il suo strumento con bella ostinazione. Ricordo un poeta che invidiava il fumo perché sentiva di essere solo “l’ombra del fumo”. Si chiamava Muni. Contemporaneo di Chodasevic, nessuno ricorda un suo verso. Vorrei non invecchiare trasformandomi in chi odiavo da giovane: mi ucciderei per la disperazione. Il suicida almeno ha un diritto: evitare che il mondo, per lui, continui a esserci in forme inaccettabili. Ma chi pensa, guardando il buio delle pareti, di togliersi la vita, ha un timore: rendere la sua stanza d’albergo l’ennesimo luogo in cui chiacchierare di una morte che si ostina a rimandare, perché non vuole essere orfano del pensiero di morire.

Ma ora addio, Danila. Vado verso la prima pagina, quando la voce inizia a narrare. All’inizio.

L’uomo si abitua a tutto, o piuttosto dimentica ciò di cui a volte sentiva la mancanza. Solo la speranza stupefacente di poter volare, in un giorno lontano, mi mantiene in vita (anche se so che, una volta in volo, un braccio se ne andrà a destra, un altro volerà a sinistra, e la testa mi si spiccherà via dal collo come un cespuglio di cardo). Non mi manca nulla. Conosco le tre grandi e insignificanti possibilità del genio: chiaroveggenza, autorevolezza e molteplicità. Chlebnikov possedeva la prima, Čechov la terza. Sulla seconda non mi pronuncio, come ogni scrittore nato in terra russa: volare con lo stridìo potente delle aquile non ci è consentito per la nostra natura di esseri ridicolmente terreni. Mi accontenterei di essere uno sconosciuto uccello migratore, un volatile nero con l’amnesia della terra.

Ossequi e tenerezza a te.

Daniil

Daniil Ivanovič Charms (pseudonimo di Juvačëv) nasce nel 1905. Nel 1925 fonda il gruppo di ispirazione surrealista Oberiu. Nel 1941 è arrestato e muore l’anno seguente in una clinica psichiatrica. Casi, tradotto per Adelphi nel 1990, lo rivela fra i grandi autori russi del Novecento. Charms è maestro nel vanificare qualsiasi realtà gli accada di nominare. Racconti di pochi istanti, trame incongrue e persecutorie: questo è il terreno della sua prosa. La sua singolarità è tale da non tollerare inquadramenti. Charms rimane soprattutto uno stupefacente narratore di «casi», tanto gratuiti quanto ineluttabili. Lui stesso accennò una volta alla peculiarità del suo modo di essere con parole quanto mai semplici, dirette e precise: «A me interessano solo le “sciocchezze”, solo ciò che non ha alcun significato pratico. La vita mi interessa solo nel suo manifestarsi assurdo. Eroismo, pathos, ardimento, moralità, commozione e azzardo sono parole e sentimenti che mi sono odiosi. Ma comprendo perfettamente e ammiro: entusiasmo ed esaltazione, ispirazione e disperazione, passione e riservatezza, dissolutezza e castità, tristezza e dolore, gioia e riso». Di Charms sono presenti in Italia diversi libri, tradotti da da Paolo Nori, fra cui Disastri e L’uomo che sapeva fare miracoli.

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