QUATTRO FRAMMENTI. Alina Rizzi

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A volte certi libri (in questo caso Una vita all’istante di Alina Rizzi, Calibano edditore 2024) nascono come romanzi psicologici ma svelano, nella loro struttura, diverse suggestioni evocate in certi frammenti narrativi. Ne evidenzio quattro, all’inizio, al centro e alla fine del libro. La scrittura, come ogni arte vera, è sfaccettata, polifonica, e guida verso porti lontani.

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L’uomo è vecchio ma finge di non saperlo. Nei suoi ricordi, lei è soltanto giovane, bella e vitale. Nulla di più di quello che l’uomo prova nei suoi confronti. Lei potrebbe essere una sua costruzione mentale, una follia. Forse l’inventa. Forse racconta a se stesso un desiderio mai realizzato. Ma non è possibile scoprirlo: non ci sono indizi. L’uomo sta raccontando e non gli importa di essere ascoltato. Inizia dalla fine, perché ha bisogno di sciogliere i nodi.

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La TAC è splendida. Adora le radiografie: mettono in risalto così nitidamente le parti del corpo invisibili in qualunque altro modo. Le piacerebbe incorniciarle. Quella del cervello, poi, è speciale. Alice stenta a credere che nella sua testa esista davvero quel disegno perfetto attraversato da fili, chiaroscuri e ondulazioni che di solito può ammirare solo nelle immagini in internet. Un cervello che può osservare da ogni angolazione poiché i medici sono stati molto scrupolosi.

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Buchi neri, vuoti di memoria, foci iperlucenti. Nomi diversi per definire quelle crepe nel cervello in cui certe immagini dolorosamente vivide vengono inghiottite. Come se il suo cervello, negli anni, si fosse attrezzato per proteggerla da luoghi e situazioni che ancora la fanno soffrire. Da persone che le hanno fatto del male.

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Ognuno di noi ha bisogno di di un luogo sicuro in cui poter crescere i propri sogni e proteggere i desideri: sotto il letto, in una capanna in giardino o in un quadro, non fa molta differenza.

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Alina Rizzi è nata ad Erba (Como). Giornalista, scrittrice e visual artist, si dedica da sempre a valorizzare il mondo femminile. Ha curato e partecipato a diverse antologie. Ha pubblicato il romanzo Amare Leon, da cui il regista Tinto Brass ha tratto il suo ultimo film Monamour, e numerosi altri; la pièce Natasha e il lupo, diversi volumi di racconti, tra cui Dell’amore non si sa niente (Calibano), sillogi poetiche e plaquettes a tiratura limitata accompagnate da opere artistiche. Il suo blog è http://www.costruzionivariabili.blogspot.it

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