PER “RESISTENZA E SPARIZIONE”. Sergio Bertolino

I testi sono tratti da: Sergio Bertolino, Resistenza e sparizione, Avagliano editore, Roma 2023.

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Farla finita con la fiamma,

ecco tutto.

È troppo eludere

il segreto che conosce più di me

la mia misura (questo strano

vivere di nuvoli) o l’ora che baccana

la favola di insetti in un canneto?

Farla finita, non mentire.

Ho corso a perdifiato e tu ridevi,

pensavi fosse un gioco elementale

il nostro mai parlarci per davvero,

stremare sui gradini al minimo sussulto di reale.

*

Chiarità che non si dice

e a cui m’affaccio, abbacinato

nel ripetermi l’abisso

i limiti che sono,

succede di venire all’essenziale

stando fermi – qualcosa arride:

un verbo vuoto nel torace,

il sangue di nessuno.

*

Vero è libero, ci credo,

ma tremenda la riva che sospetto

fissi nel punto l’ombra breve,

preistoria di una bocca e del linguaggio

finché vivo

spalancata la distanza, né prima

né dopo,

io sento che dovrò sacrificarmi gli occhi

perché uno sguardo mi salvi

e dica nulla mi succede;

conosco il bimbo nella foto,

la fiducia che ho riposto –

le obbedisco

*

Male tu lo dici necessario

alla mia gola – come l’essere

arbitrario ci comanda.

Sappiamo che è perversa la fiducia

e veniamo sostenendo

un vuoto al petto. Deride il bambino

nel suo letto

quel mistero.

Non gli riesce di cadere.

*

Nella tua fame di radici,

non sai, non puoi sapere,

com’è perdersi umani

lì dove un raggio è smisurato,

la non-parola che tradisce.

Sono solo e vado a caccia.

Sono il suono. L’idea fissa.

*

Felice… solo dopo questi versi?

Nell’ora-mare delle lingue che sprofondi

non cresce forte la verbena

ma una barba d’eremita,

le dita affilate perché stuzzichi

la colpa sottochiave, il nero

furioso all’imbocco del tunnel,

vetro e sale tra le scarpe…

tutti indifferenti per orgoglio

a te che chiami. – Dio è vivo

Io dov’è? – Nella pace di sgranarsi

il senza nome rifiorisce

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Scrive Giancarlo Pontiggia nella sua postfazione al llibro: «Resistenza e sparizione, la nuova raccolta di Bertolino, sembra approfondire proprio il tema della sete, portando all’estremo un’idea di poesia che si muove tra ribellione e disciplina: “Farla finita, non mentire”, come leggiamo in una delle prime poesie, ma esercitando la propria resistenza dentro un paesaggio e una lingua coerenti e definiti». Questa “resistenza” dentro una lingua coerente e definita è l’energia viva del libro, che trabocca rancore, febbre, inquietudine, dolore, ma filtrati nel rigore di una forma che, nella sua esattezza, dirompe, spezza, provoca dolore. In una sua nota critica Alfonso Guida osserva: «Tra dolore segreto (perché impronunciabile) e sforza di superamento (sorpasso) del groviglio perfetto, il groviglio sferico, circolare, appoggiato sul margine del tuo punto di vista frontale, all’orlo della tua vita sdoppiata in vita riflessa e interlocuzione dialogica… Tendiamo a farci male. In questo farci male la nostra corsa custodisce la dinamica vitale dell’essere. Problematizzare il nostro stare è azione di concime. Questa, la vita. Non c’è trascendenza più sfrenata a oscurare la tua strada». Iil dolore interno alla lingua di Bertolino gli detta le parole giuste, gli fa scrivere un libro spinoso, conficcato dentro la sua ossessione: «Sono solo e vado a caccia. / Sono il suono. L’idea fissa». Scrive: «Curarmi, certo. / Introdurre l’errore in ciò che vedo // e con paura celebrarlo». IL vero poeta non teme le parole precise: la cura diventa l’errore, l’errare umano, e la sua poesia celebra con paura il difetto dell’esistere, attraverso associazioni, dissociazioni, viaggi, analogie, all’interno di una febbre interiore che cerca un suo equilibrio precario fra vertigine e misura. Il libro si suddivide in quattro sezioni: Linee di mira, Calata, Secunda clavis, Crisalide, e mi piace pensare l’intero volume come una composizione musicale, costruita con tempi diversi, dove gli accordi cercano le dissonanze e le dissonanze gli accordi, a creare un mondo visionario coerente. Bertolino, come scrive Pontiggia, è «un autore che tiene ai legami – di natura concettuale o associativa – che va stringendo verso dopo verso, delineando ogni volta dei bivii, delle scelte. Legami volatili, come quelli che hanno a che fare con l’aria o con il fuoco, e che pure agiscono su chi si avventuri lungo i sentieri del libro: legami che a volte sembrano fondati su misteriose alchimie». Nella sua lingua possiamo sorprendere frammenti di prosa, echi metrici, dissolvenze. E immagini che non inseguono un modello di pace ma una loro segreta, mai domata inquietudine. «Assieme / tendiamo al blu con le panchine, / allucinati / fino al punto di rottura del sì». (M.E.) Se Bertolino scrive: «Io sto nella biforcazione», Guida sottolinea con ironia: «La conquistata sedazione del paradosso».

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Sergio Bertolino nasce a Reggio Calabria nel 1984 e vive a Torino, dove insegna Lettere alle scuole superiori. Cofondatore e condirettore di «Avamposto», ha pubblicato le raccolte di versi Chiave di volta (Nulla Die, 2018), La sete (Marco Saya, 2020 – Premio Umbertide XXV Aprile 2022) e Resistenza e sparizione (Avagliano, 2023 – 3° Premio PontedilegnoPoesia 2024).

Sergio Bertolino

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