PER “TRA LA FERITA E IL CANTO”. Andrea Pedicini

Ferita e canto spesso si oppongono. Dove esiste la ferita tace il canto, resta il grido. Andrea Pedicini, in questo primo libro, realizza l’osmosi tra essere feriti e comunque “cantare” grazie a una poesia intensa, dove il poeta chiede a se stesso: “All’imperfetto volgi la parabola” e qui trova il suo scisma, la sua “gemma di vita nova”. Non a caso Ilaria Palomba dice del poeta che ama nascondersi, ma che alla fine è rivelarsi nell’”indifesa difesa”. (M.E.)

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La casa del rimorso è ancora un cielo

aperto. Il mattino sgraffia ventoso,

l’alba tremula grigio perla.

Accaniti lasciammo a sgomberare

le desolate vie bituminose,

il fosco inzaccherare dei ricordi.

Ora ascolta: vorrei donarti questa

stella morta stagliante nell’autunno,

l’esequie di silenzio, carezza

che visita di sera,

odor solingo di licheni e flussi.

*

Apro la finestra. Una foglia muore

sorda al sordido dolore del giorno.

Non si conosce l’esordio, parola

ombra che fu il tinnio

dei passi. Reclami con la bestia

l’avamposto che schiudi pastorale.

Nel rovescio si estingue la caduta:

al chiuso dello spazio impersonale,

languido, geme il cielo dissestato.

All’imperfetto volgi la parabola.

*

Vado agiato al nuovo anno,

l’ascetico silenzio

ammanta ogni sentire,

parola che solinga

tuoni il vento delle attese.

Il piazzale inchiavardato,

l’arenile deserto come sola

povertà del mio cuore.

Mi sono veduto nelle mammelle

spenzole dei vecchi, nei fosfeni altri

di memoria. Non ho

forza per parlarti ma il mio silente

male solo si abbevera da sempre.

Prenderai una corriera,

riposerai al passo carsico a notte.

Lo diceva Gorgia:«Portare via

l’anima è il massimo dei delitti».

*

Al pianto dell’amata voce giunga

il vivido candore. Il campo arato

è un ripostiglio di ombre

che s’allaga nelle ore come fosse

terra il ricovero questuante di silenzio.

Lo spirito dirada al diradare

di quest’epoca immobile di sguardi.

Desiderio di estromettere il corpo,

i pensieri, lo scisma ancora cieco

dileggiante l’apostata impostura.

Accerchi l’invisibile, canuto

e balbo, sporgi. Attendi.

Anch’oggi abbiam varcato il mistero esule

del giorno come mandorlo segreto

nel rigoglio, inatteso,

quieto che in anticipo fa scolta

l’indifesa difesa l’orazione.

*

Nel mondo trascorriamo

chinanti come l’erba.

Ondeggia inverno il pallido

volto che spuma come

sente, vive. Virgulto

indebolito sali

addentro e del fortino

sguscia il prode affanno,

il mendicante vuoto,

pietà del gramo sguardo,

superno nell’amore di chi ama.

*

Il legno reciso,

ritolto alla vite

dormiente, si fa

attesa, gemma di

vita nova. Promessa.

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Postfazione di Ilaria Palomba

Andrea Pedicini è musica, parola viva, sentita, pensata, metricamente perfetta e mai arida. Tra i suoi maestri risuonano Paul Celan, Beppe Salvia, Cristina Campo, Roberto Carifi, Alfonso Guida. Metafisico e novecentesco, nei suoi versi si sente il pianoforte, difatti – occorre conoscere qualcosa della vita dell’autore per comprenderlo pienamente -, Andrea suona il pianoforte, la chitarra classica, ed è diplomato al conservatorio in clarinetto. Il cinema entra in sordina nella sua poetica, tra le righe riconosco l’afflato filosofico, psicanalitico di bergmaniana memoria, l’etereo tocco tarkovskijano, fotogrammi di Destino cieco di Kieślowski. In Andrea Pedicini il poeta è l’incontro tra le arti, la piena umanità dell’accoglienza dell’alterità, l’heideggeriana cura. Anche ciò è degno di nota: queste poesie Andrea me le ha mandate privatamente, non aspirando alla pubblicazione, ma sono stata io a insistere, dacché sarebbe stato un sacrilegio non pubblicarle. Andrea ama nascondersi, perciò alla sua arte si può accedere solo in modo obliquo (poesia, musica, fotografia), come tentando di spiare un’azione performativa oltre la quarta parete, ma la sua poesia resta sempre presente nel contatto intimo, in un’interiorità che è ferita e canto.

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Andrea Pedicini, nato a Benevento nel 1985, è diplomato al conservatorio e laureato al DAMS con una tesi sul legame tra musica e neuroscienze. Suoi testi sono apparsi su «Inverso», nella rubrica “Bordi”, curata da Ilaria Palomba.Tra la ferita e il canto (Ensemble, 2024) è la sua prima raccolta poetica.

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