I versi sono tratti da: Maria Grazia Cabras, L’anima sonora delle parole, Neos Edizioni La Mandetta Poesia, Torino 2023.

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Afferma Maria Grazia Cabras, di questo libro: «I versi si muovono attraverso la ricerca sonora di lingue diverse; labirinti dell’anima, tra le suggestioni della natura che custodisce il mito, l’origine di un tempo ”sacro” e gli aspetti eterni eppure sempre nuovi e attuali della pluralità archetipica». L’anima sonora delle parole è un volume esile ma complesso, suddiviso in tre sezioni: Le stagioni, Il tempo interiore; La donna, Il mito; Eros, Amore. L’intrigante complessità è il mescolarsi, nello stesso libro, di lingue diverse: dialetto nuorese, neogreco, italiano, ma sempre all’interno di un’aura classica e sapienziale, dove vibrano le malìe e le pluralità del mito, da Kore a Medea, da Antigone a Diotima di Mantinea. Conclude il libro-poema una traduzione in italiano e in nuorese di Lode al mare di Kòstas Karyotàkis, poeta greco che si tolse la vita appena trentenne nel 1928. Come si può intuire da questa breve premessa, Maria Grazia Cabras non costruisce un libro autonomo di versi ma una mappa polifonica di miti e di linguaggi. Osserva l’autrice, con analitica intensità: «Sotto questo riguardo, la presenza di brani in sardo nuorese, lingua arcaica, aspra, volutamente non tradotta in italiano, intende essere parte costituiva di un evento non condizionato unicamente dal principio razionale del “dover comprendere”. Si tratta piuttosto di entrare nel respiro, sostare, percepire vocalità, cadenze, vibrazioni e assenze, varcando i limiti del significato letterale delle parole per sentire/esperire la visceralità che scompiglia, il battito sorgivo di una lingua altra». Libro sorprendente, L’anima sonora delle parole si offre al lettore sia nei frammenti poetici, di enigmatica limpidezza, sia nella pienezza del mito che sostanzia ogni pagina come modello di una nuova pluralità, “ispirata dal fulgido cielo dell’Attica ma anche dal chiarore aurorale dell’Ellade (prossimo ai molti volti arcaici della Barbagia”.
Da Frammenti
cometa il piede nudo disperso nel fruscìo
del giorno. vacilla il frutto, l’amante silente
l’amato illeso
nella controra onde alla gola e pelle buia,
il luogo dell’incontro riposa nel fuoco
i sogni di lui e di lei legati in fasci
in volo fuggiti
*
il lutto divora le dita. cosa potremmo diventare?
estrarre vocali scarne di musica e scalze noi
seguire il rumore dei muscoli, le ossa dissolte
in un corpo d’acqua e radici.
l’inganno dove lo iato disappare
*
oscuro canto l’istante. l’aurora già crepuscolo
nell’alto volo conduce al morire e lieve la memoria
risuona come fiamma di lume, svanisce nell’aria,
insegue apparizioni alberi volti di donna grigi destini
*
in esilio nelle trame di Amore.
noi, i Balbettanti
*
parlagli delle cose eterne.
le grida nel cortile squarciano i nervi
e andatura di muri sfogliati, a singhiozzi la luce.
tu sei muto, lui tace la sua stessa voce
si inarcano aria e abisso.
l’albero antico ha l’impronta di un errore
*
nascere a sé stessi come erba a primavera e
un canto nuovo corre sulla pelle.
Fauci di animali avanzano in lingua millenaria,
poi un taglio nel cielo un nido vuoto
*
l’ustione sulla pietra, figurazione e sconfitta
che dispera disperde il rovescio del tuo nome
*
il vasaio ama il vuoto evoca l’assenza dal (pro)fondo,
una voce accarezza la forma, rarità oscura
*
non riconosco questo luogo eppure ero io qui.
la voce scura, la notte del corpo chiusa
nella valigia di allora che ora è tenebra,
e le cose dall’acqua risalgono annegate.
stanche cose stracci neri
*
Lasciami essere quell’oltre che dilaga
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Maria Grazia Cabras nasce nel 1954 a Nuoro. Pubblica Viaggio sentimentale tra Grecia e Italia; Erranza consumata; Canto a soprano; Bambine meridiane; Bestiario dell’istante: Poesias in duas limbas; dies in tundu. giro giorni. Ha tradotto dal neogreco all’italiano e in sardo nuorese poesie e testi in prosa di autori greci.
