(Inediti)

Litografia Georges Braque
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LE NOTTI DIVERSE
madre degli scarabei […]
ridammi la mia forma
sono perduta,
perduta nelle vesti
di tutta questa luce
Sylvia Plath
il fiume indietreggia
si spezza la riva
nel fruscio degli insetti
cani tremanti
guardano nascere
il mio dio
ululano neri
con le zampe nel fango
simultanee e gravi
è la notte incompiuta
indecente tra le mani
in gesti insanguinati
assenti alla memoria
in pozze di morte
*
.
sopravvivo nella nebbia
che riposa nei destini
nei corpi placati
nelle fratture nascoste
discende sorda
la luce sulle strade
in una materia di fame
infame il rigore
che afferro
e dilanio vicino
sterile all’inferno
riconciliata all’ombra
supplico i segni delle mani
felice e breve
fisso il cervo
bracco la serpe
mi vesto di sabbia
nomino la guerra
battuta in un grido
seppellito nel regno
dove imprecano
tutte le croci
*
.
piangono i nemici
nelle sere di gennaio impuri
e in lutto
risorgono benefiche
le notti diverse
nel dire dei giorni
e dei semi seppelliti
nella terra gialla e stanca
le mie labbra
sono rosse
come allarmi
nelle camere taciute
mi raggiungono lune
sfatte e sommerse
in assenze fatali
sotto sagome
di uccelli in veglia
sui petti scoperti
dove tutto si placa
*
.
mormoro il grido di tutti
sorveglio la porta chiusa
capovolta su un letto bianco
coperto di sassi
acquieto l’estate
il giorno
gli anfratti
delle bestie turbate
dal grande sogno
che riprende
e dura il miracolo
nella parola dell’erba
avvolta e straniera
negli inganni dei mondi
*
.
perdo il deserto
i resti di una rovina
smisurata
chiamo qualcuno
alla sinistra altissima
che nasconde cieli chiari
all’improvviso si dimena la bestia
sul tavolo del sacrificio
germoglia ordinaria
la morte cieca
e gravida di schiene
rivolte e protette nell’addio
nell’acqua agitata esito
dimentico le mani
che si cercano
e recitano
le nenie del secolo
*
.
nel cavo delle tempie
nutro la sorte
di uccelli bianchi
in un’ampia soglia
dove barcollano
gli uni contro gli altri
uomini che tornano
urlanti e dispersi
con il capo inclinato
come cavalli neri
con occhi pazzi
nelle stanze dei corpi nudi
aperti e creduti
nel rovescio del terrore
*
.
non cambio pelle
perduta sulle rive tarde
investite dai bisbigli
e dalle insonnie
dai clamori e dalle estati
marginale tremo
sulla strada in polvere
con la lingua
pronta e ininterrotta
nel selvatico
che cresce esule
in questo antico
freddo dell’erba
nascondo la traccia
nello scuro raccolgo
il futuro lutto
brucio il sacrificio
e la tua gioia padre
mi inchino
alla fine di ogni cosa
smisurata nel gesto a nord
impigliata nella luce
che vibra spaventosa
*
.
avanza la condanna
diventa vertigine
nella dimora del bestiario
e del giorno stravolto
in uno spazio inferiore
colmo di lupi e segreti
e tutto sfugge
in un desiderio sordo
nella casa stordita
degli insonni
uomini tristi
in spazi vuoti
abbracciati
davanti ad un altare
a forma di uccello
che tenta di ridere
in una carne inespressa
sfinita è la terra
in un vento caldo
sconfitta è la gola
io chiudo
*
.
fuori dai mondi
traditi e disorientati
con denti puliti
canti chiusi nello sterno
perpetua e sacrificata
sepolta e risorta indenne
come un cane randagio
discendo nella città
inseguo bambini
con corone sulle teste
persi tra le sorti negate
con l’ordine di toccare
l’attimo del miracolo
nei giorni di Pasqua
come un esercizio di dio
mi divincolo nel sortilegio
in una tosse
mentre loro tardano
a consolare nelle stanze
bambine deprivate del latte
ammalate nelle pause delle notti
disturbate da una luce che cade
sulle ceneri dei secoli
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Carlotta Cicci (videomaker, fotografa) nasce a Roma nel 1984. Dal 2016 vive e lavora a Bologna. I suoi libri di poesia: Sul banco dei pesci (L’arcolaio, 2022, con prefazione di Alberto Bertoni), Grado zero (MC edizioni, con nota di Pasquale di Palmo, 2023). Attualmente cura e realizza, con Stefano Massari, il format video poesia “zona disforme” (www.disforme.net).

Carlotta Cicci
