I giornali sono come un grande e folto stormo di uccelli che una o due volte al giorno gira intorno al mondo. Questi uccelli cinguettano in tutte le lingue civilizzate e volano nei luoghi più lontani e nascosti: nelle pianure, nelle strette e alte valli, sulle montagne, fin dove ci sono ancora degli uomini, e poi nei villaggi e nelle città, quasi in ogni casa. Il loro piumaggio è bianco con innumerevoli puntini neri, ma questi puntini vivono, si muovono e, non appena li si osserva più da vicino e con maggiore attenzione, si trasformano in azioni e in eventi.

Robert Walser
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Già, è proprio vero: i giornali bisogna leggerli con attenzione, perché in caso contrario si trascurano le cose più interessanti senza esserne venuti a conoscenza. Quanta autentica cultura può essere contenuta in un unico giornale! E con che voce parla! Quanti punti di vista può aprire! Può capitare che un bel giorno uno si ritrovi casualmente tra le mani un giornale che qualcun altro ha perduto. Lo apre, lo legge, e si stupisce della quantità di cose che bisogna sapere e che però sono rimaste per terra, in un angolo, già mangiucchiate dai giorni e dalle settimane. Quante volte, nella convinzione di non potervi trovare nulla per lo spirito o per i sentimenti, si gettano via questi fogli fruscianti dopo averli letti a metà oppure senza averli letti per niente! Eppure in questi fogli sono nascoste le cose più belle e più profonde!
Ma al giorno d’oggi la cosa meravigliosa è questa: ogni nuovo giorno e ogni nuova sera lanciano al nostro indirizzo nuove notizie, nuove opinioni, nuova cultura. Ciò che oggi ci è sfuggito, speriamo di poterlo ritrovare domani, in una nuova e in parte simile forma. E in effetti i pensieri, le cose e gli eventi sono gli stessi attraverso i secoli e, di più, attraverso le settimane. Ma questa consapevolezza deve forse condurci alla disattenzione o alla superficialità? Con quale interesse e con quale attenzione si legge nei villaggi! Lì il giornale è, insieme alla Bibbia, la fonte quasi esclusiva di cultura e di intrattenimento. Il giornale viene letteralmente sillabato, in particolare dagli anziani, perché è soprattutto la vecchiaia, e non la frettolosa e precipitosa gioventù, che si immerge nella lettura.
Ecco ad esempio un’anziana signora, con gli occhiali davanti agli occhi che quasi non vedono più, vicino ad una finestra ornata da una tendina. Eccola che legge. Può trascorrere intere ore e intere mezze giornate così immersa nella lettura. Tutte le esperienze e tutti i ricordi della sua lunga vita la aiutano a decifrare le parole e le frasi, e si fissano pensierosi nei suoi occhi attenti.
Sì, gli anziani sono proprio capaci di leggere! Fuori, per strada, la vita continua a brulicare e procede senza posa, forse il sole brilla un po’ sul vetro e sulla tenda, dietro la quale siede la vecchia signora tenendo il giornale nella mano tremolante. Pensare a una cosa del genere è consolante, perché per la giovane vita, che talvolta dispera di se stessa, deve essere consolante sapere che da qualche parte, nel silenzio e nella quiete di un’esistenza appartata, ci sono due cari vecchi occhi, un vecchio cuore e una fronte segnata dal tempo, che prendono ancora parte a ciò che accade di giorno in giorno. La gioventù, sapendo che il resoconto delle sue azioni viene seguito con curiosità e con attenzione dalla vecchiaia, deve sentirsi stimolata ad agire.
In passato ho conosciuto una signora, una cucitrice. Ho vissuto presso di lei in una cosiddetta camera ammobiliata. L’unica figlia di questa signora era stata sepolta viva, nel senso che si trovava in un manicomio. La signora aveva due soli amici: la sofferenza e il giornale. Senza il conforto di queste amicizie, sarebbe forse morta di miseria. La sofferenza le ordinava seccamente di lavorare, mentre il giornale dispensava un poco di oblio sulle sue ore di ozio. La signora nutriva un tale interesse per i fatti del giorno, che non riuscivo quasi a capacitarmene. Poco a poco, però, la capii, e adesso me ne vergogno un po’, perché allora ero tanto giovane e vigoroso nelle membra quanto ero apatico nei riguardi delle vicende della vita. Ricordo bene la grande invidia che ho provato per la mia padrona di casa a motivo della sua vivacità, la quale non era altro che il prodotto di un impegno e di uno sforzo di attenzione. Trovava che l’attenzione la consolasse, si sforzò e ne ricavò molto.
Per i disoccupati, i giornali sono un gioiello, una vera e propria fonte di ristoro. Per gli uomini che lavorano, i giornali rappresentano un lieve, luccicante e naturale piacere del quale godere al termine della giornata di lavoro. Per il malato costretto a letto rappresentano la segreta speranza di guarire, per l’infelice rappresentano una consolazione e una distrazione da tutto ciò che penetra nell’anima e la fa soffrire. Per la gioventù, sono uno sprone quotidiano e sempre nuovo all’adempimento dei doveri. L’uomo virtuoso vede confermata dal giornale la reputazione che si è forse conquistato con sforzi straordinari. Il giornale spinge il ricco ad essere caritatevole, e il povero, quando legge i giornali, può sperare che qua e là ci siano ancora cuori generosi. Per il commerciante di larghe vedute e di alte aspirazioni, la lettura del giornale è indispensabile, e lo stesso discorso vale per il politico gravato di preoccupazioni. L’artista, infine, trova tra le strette colonne la critica del suo più recente lavoro. Tutti trovano nel giornale un riflesso e un riverbero di tutto. L’unione di centinaia di interessi diversi dà vita ad un unico bisogno, al quale corrisponde un’unica generale risposta. Molti uomini, soprattutto nelle grandi città, dove i ritmi sono veloci e le pause brevi, leggono non già stando seduti quanto piuttosto stando in piedi e camminando. Con una sigaretta o un sigaro in bocca, accompagnato da una sorsata di caffè, si legge magnificamente. In viaggio, negli alberghi, negli scompartimenti ferroviari, nella sala d’aspetto del medico, negli appartamenti, al tavolo di famiglia, d’estate sulle panchine nei parchi pubblici, sulla barca dondolante sull’acqua di un lago illuminato forse dal sole del mattino, nelle sale di lettura (questo è ovvio), nell’ombroso margine boschivo di un grazioso luogo di villeggiatura, in tram…: si legge dappertutto, ovunque ci siano degli esseri umani.
La regolarità con la quale la stampa lavora è il risultato di un così perfetto incastro che si può ben dire che rappresenta un vivente esempio di solerzia. E poi non vogliamo parlare dell’importanza che il giornale assume nei periodi nei quali dominano i disordini e l’agitazione, come ad esempio durante una rivoluzione? E negli anni di guerra? In simili casi, anche gli uomini più pacati e meno curiosi leggono avidamente il giornale. Ci sono avvenimenti ai quali un po’ tutti si interessano nella stessa maniera, e nei periodi in cui simili avvenimenti trovano eco sui giornali, si ha la possibilità di vedere come siamo curiosi e assetati di eccitazione, e come sia necessario placare questa sete per dare al mondo un po’ di quiete. Si dice che il giornale sia una “potenza”. Certo che lo è, ed è una potenza anche molto combattiva e bene armata.
(Traduzione di Mattia Mantovani – da Neue Freie Presse, 6 ottobre 1907, ristampato in Feuer, di Robert Walser, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 2003. Apparso come e-book in Con Robert Walser, a cura di Enrico De Vivo, collana ZiBook Ricordanze, 2013, numero 4.
