
Lettera di Alberto ai genitori e a Bruno, Roma, 4 febbraio 1921
….Dopo le 11 e 30 vado nei musei e faccio sovente degli schizzi e la sera sovente a teatro. Di questi ce n’è moltissimi e una grande scelta. Ora si comincia a guardare le cose più da vicino e con più attenzione, i primi tempi si vuol vedere tutto e si corre in tutte le direzioni senza osservare niente proprio a fondo. Poi facendo degli schizzi si vede meglio. Sino adesso e credo che non cambierà, la più bella statua che trovai non è né greca né romana e ancor meno del Rinascimento ma egiziana. Al Vaticano ce ne sono alcune di una bellezza incredibile, ma quasi nessuno le guarda e sono esposte in modo terribile, una vera vergogna per questi somari di direttori. Le sculture egiziane hanno una grandezza, un ritmo della linea e della forma, una perfetta tecnica come dopo nessuno trovò. Tutto è lavorato e ponderato fino all’ultima conseguenza e non c’è un’ombra un pochettino troppo forte o debole, una linea o forma che distona, non un buco da metterci un dito. E viventi sono quelle teste, sembra che guardino e parlino. Tutta l’arte che venne dopo è più o meno descrittiva… È bello dire che gli Schiavi di Michelangelo sono grandiosi perché non finiti e farci su la filosofia, è buono che vuol liberarsi dalla materia, ma in verità è una mancanza di una grande mancanza di potere e di idea da bel principio. Ma naturalmente per tutti l’arte egiziana ha una importanza più o meno storica e parlare di una statua egiziana con qualcheduno è come parlare degli abitanti della luna….
*Il testo è tratto da: Alberto Giacometti, Il tempo passa troppo presto. Lettere alla famiglia, Casagrande, Bellinzona 2024. Il libro raccoglie per la prima volta, nella versione originale italiana, un’ampia scelta di lettere dello scultore alla famiglia.

